Le prossime guerre? Causate dal clima
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Le prossime guerre? Causate dal clima

Grammenos Mastrojeni, diplomatico italiano spiega i rischi geopolitici legati al clima e come possiamo superarli

Le primavere arabe hanno cause climatiche e per motivi legati al surriscaldamento della nostra atmosfera potrebbe anche scoppiare un devastante conflitto atomico nel cuore dell’Asia. Il messaggio che Grammenos Mastrojeni, diplomatico italiano esperto di questioni ambientali consegnerà oggi alla conferenza sugli equilibri politici e ambientali all’Università Ca’Foscari   è lapidario: non c’è tempo da perdere, la minaccia legata ai cambiamenti climatici è enorme.

Eppure nel suo ultimo libro L’Arca di Noè. Per salvarci tutti insieme , oltre a un allarme sul futuro del mondo, Mastrojeni indica una strada: governi, società imprese agiscano insieme per rifare pace con la natura. In fondo, ricorda l’abbiamo già fatto, seppure in scala minore con il buco dell’ozono. “Le rivolte in Nordafrica non sono state innescate dall’ideologia” afferma “ma da anni di iperinflazione, il prezzo del pane era cresciuto a causa della speculazione, ma la speculazione è stata messa in moto da cattivi raccolti provocati da scompensi climatici”. Se i ghiacciai dell’Himalaya si sciogliessero, entro pochissimo tempo verrebbe meno la riserva continua di acqua che alimenta l’agricoltura dell’Asia centrale, del Sud Est asiatico e dell’India “Milioni di persone non avrebbero più di che sfamarsi, con conseguenze sconvolgenti sulla stabilità sociale” osserva Mastrojeni “ E questo avverrebbe in un’area del mondo dove quattro stati: Russia, Cina, India e Pakistan possiedono armamenti nucleari”.

A far scoppiare la seconda guerra mondiale bastarono motivi decisamente meno grav: “La differenza è che noi sappiamo cosa potrebbe accadere” insiste Mastrojeni. “Sappiamo che ci stiamo avvicinando pericolosamente ad alcuni tipping point, punti di svolta o non ritorno: Il più certo è lo scioglimento del permafrost, la coltre perennemente ghiacciata delle aree polari, che provocherebbe l’immissione nell’atmosfera di  enormi quantità di metano, gas con  una capacità serra pari a sei volte quella della C02. Il surriscaldamento alimenterebbe altro surriscaldamento”. E se i ghiacci scompaiono viene meno anche la loro attività di rifrazione dei raggi solari, che finirebbero per riscaldare di più il nostro già caldo pianeta. La soglia dei 2 gradi di innalzamento della temperatura non è affatto lontana.

Che cosa si può fare per fermare la febbre che rischia di distruggere le nostre società prima ancora del pianeta? “Non abbiamo bisogno di mega progetti come gli specchi spaziali per schermare la terra dai raggi solari” afferma Mastrojeni “ Due scienziati di Princeton sostengono che sarebbe sufficiente se ogni settore produttivo limitasse di poco le emissioni inquinanti. Interventi fattibili con investimenti limitati che potrebbero creare lavoro e migliorare la qualità della vita in tempi brevi”

Anche la politica sa già cosa deve fare: l’impalcatura dei trattati e dei protocolli sulle emissioni è la strada giusta secondo il dimplomatico. “L’unico problema è che chi li ha ideati ha paura di dire cosa queste misure davvero comporteranno: un’importante redistribuzione della ricchezza. I paesi ricchi hanno i mezzi per adattarsi, i paesi poveri dove è difficile sopravvivere oggi, non hanno le capacità per varare piani a 15 -20 anni. Non è interesse del mondo industrializzato che gli stati in via di sviluppo collassino. Per impedirlo bisogna trasferire ricchezza, non denaro ma istruzione, sanità, sicurezza sociale. Insomma vincere la sfida che il clima ci pone davanti significa iniettare una dose molto forte di solidarismo nell’economia”. Proteggere l’ambiente e fare pace con la natura non è in contrasto con lo sviluppo, sostiene Mastrojeni, semplicemente favorisce un altro tipo di crescita qualitativa e non quantitativa. “Davvero il nostro benessere si definisce dal fatto che posso buttare via un oggetto ancora utile, solo perché è passato di moda?” si chiede.

Le scelte individuali sono fondamentali nel cambio di rotta sollecitato da Mastrojeni “ È curioso, ma basta dare un’occhiata alla piramide alimentare per capire che se cominciamo a mangiare in modo più sano, consumiamo anche in modo più sostenibile, e inneschiamo un meccanismo virtuoso che può porre fine agli squilibri nella distribuzione del cibo nel mondo. Questo vuol dire creare giustizia sociale e quindi pace”.

Twitter @FrancaRoiatti

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