Al Bano
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Al Bano
Cronaca

Il mondo dei giovani sospeso tra Lino Banfi e Al Bano

La Rubrica - Lessico Familiare

La polemica fra due pezzi da novanta dello spettacolo italico, da un lato Al Bano, dall’altro Lino Banfi, ha riportato - come avviene ciclicamente - l’attenzione dei media sull’eterno scontro generazione fra giovani e ‘anta’, ossia fra persone che hanno già attraversato larga parte del tragitto della vita e si sentono nel diritto di comparare la propria leva con quella di chi è all’inizio del lungo percorso esistenziale.

Il ‘Leone’ di Cellino San Marco ha sostanzialmente lamentato come i giovani d’oggi, tanto più se il loro ozio viene remunerato dal reddito di cittadinanza, non abbiano alcuna voglia di lavorare.

Eh no, ha risposto Nonno Libero, se gli offri un contratto regolare, corrono senza problemi e abbandonano le prebende governative.

D’accordo, non stiamo parlando di dissertazioni su sottili questioni di filosofia del diritto tra accademici in odore di Nobel, ma ugualmente lo scontro fra titani fra i due pugliesi più celebri mi fa riflettere.

Non spetta a me entrare nelle discussioni politiche sul tema, tanto più che - a breve - c’è chi raccoglierà firme per l’abrogazione della legge sul reddito di cittadinanza.

Semmai mi incuriosisce osservare come, dietro a queste eterne polemiche, vi sia un pezzo di verità in ciascuno degli schieramenti.

Anch’io, che sono ‘anta’ non posso non ricordare come lo scontro generazionale ci sia sempre stato.

Ai miei tempi i giovani erano nel mirino dei lori genitori e nonni per gli aneliti di libertà, i costumi disinibiti, il modo di parlare anticonformista, l’insofferenza verso le regole standardizzate di una società laica solo a parole, ma profondamente permeata da precetti vetero-cristiani.

Giammai però venivano accusati di non voler lavorare.

D’altra parte, che tu completassi gli studi, o meno, un lavoro c’era a prescindere, ti cadeva sui piedi, ti inseguiva ovunque andassi.

Non a caso l’Italia ha attraversato fasi in cui si è sfiorato il pieno impiego e in certe aree del Nord addirittura ve n’era troppo rispetto alla popolazione residente.

Quindi se oggi il problema è che ‘i giovani non hanno voglia di lavorare’ e si confonde l’ozio con l’assenza di opportunità - soprattutto in Italia - si commette un errore.

Al contempo, però, non si può negare che generazioni cresciute nella bambagia abbiano fatalmente perduto quel senso di abnegazione, sacrificio, voglia di emergere e rendersi indipendenti, quello che era la nostra linfa vitale.

Da qui il fenomeno - molto moderno - dei bamboccioni, quelli che nulla fanno e nulla vogliono fare se non continuare ad essere serviti, riveriti e mantenuti dai loro genitori.

Siamo al cospetto di numeri che hanno, via via, assunto dimensioni tali da destare un allarme sociale, finendo più d’una volta nei fascicoli giudiziari.

Già perché il problema nasce quando questi bamboccioni reclamano diritti sine die, nella convinzione di essere legittimati a gravare per sempre sulle spalle dei loro ‘vecchi’.

La giustizia è intervenuta a più riprese per cercare di contrastare questi approcci nihilisti e l’ultima pronuncia della Cassazione è recentissima: una figlia già adulta, cui sono stati proposti ben due lavori, ancorché a tempo determinato, non ha diritto a continuare a percepire il mantenimento se, colpevolmente, ha detto no.

Ed è solo l’ultima di una lunga serie di statuizioni che hanno sfatato anche il principio della ‘personale realizzazione’, quando cioè si usano le inclinazioni come alibi per rimanere parcheggiati a vita aspettando un sogno.

Diciamo però che le sentenze offrono rimedi a casi specifici, una pastiglietta che allevia i sintomi, non cura il problema. Il problema è politico, educativo, culturale e temo che non lo si sia compreso fino in fondo, sicché la disquisizione a distanza fra Al Bano e Banfi verrà sostituita, un giorno, da quella fra Fedez e Blanco, ma sempre lì resteremo, al palo.

Info: missagliadevellis.com

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