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(Ansa)
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Cronaca

La famiglia non potrebbe reggere un nuovo lockdown

Il caos legale che si è creato nelle dispute tra genitori in crisi o separati andrebbe ad accentuarsi, facendo danni pesantisimi

I più dicono che con un secondo lockdown l'economia andrebbe a carte quarantotto. Giusto, se si pensa alla stabilità economica, al proprio lavoro, al destino delle professioni manuali ed intellettuali, alla prospettiva reddituale ed alla tavola da allestire. Ma anche la famiglia , con un altro lockdown, rischia di andare a gambe all'aria.

Già si scaldano i motori per quei genitori manipolativi e alienativi che sulle ceneri del primo esperimento di primavera, hanno sperimentato con successo il "rapimento" ad oltranza dei figli, con lo scudo penale del divieto di spostamento e di circolazione territoriale.

Legami familiari spezzati sull'altare del diritto alla salute, sventolato a sproposito da chi si è voluto approfittare della situazione, nella consapevolezza di rimanere illesi, grazie alla paralisi prolungata dei Tribunali.

La legge del caos, durante il lockdown, ha regnato sovrana invadendo tutto e tutti, in un precipizio senza più regole dove persino i servizi sociali sono scomparsi dietro centralini che hanno suonato a vuoto.

Si, sono certa che, con un secondo lockdown, tutto questo si ripeterà, ledendo irrimediabilmente legami familiari faticosamente ricuciti in anni di battaglie giudiziali e supporti alla genitorialità.

Già, perché se durante quell'epocale serrata di primavera almeno nelle famiglie apparentemente "felici", tutti chiusi in casa, si percepiva il profumo della 'storia' e ci si sentiva protagonisti di qualcosa di epocale, oggi temo che non sarà la stessa cosa.

Prima si disegnavano arcobaleni, si vergavano frasi dense di speranza (andrà tutto bene), si cantava dai balconi, si aspettava la conferenza stampa delle 18.00 per aggiornarsi sui dati forniti dalla Protezione Civile, oggi tutto questo è da considerarsi come già vissuto e si sa che le minestre riscaldate non funzionano.

Quelle emozioni nuove per generazioni disabituate agli shock bellici vissuti dai nostri nonni, quel sentirsi parti di qualcosa di grandioso, pur nella tragedia, aveva stretto le famiglie e in gran parte eliminato rancori e dissidi, aneliti di libertà dal coniuge e miracolosamente stimolato la volontà di riprovarci.

Ecco perché, come ho già avuto modo di scrivere, quella fantomatica ondata di separazioni e divorzi post-lockdown non solo non vi è stata ma, anzi, ha fatto persino desistere coloro che, in tempi 'normali', non ci avrebbero pensato due volte.

E domani?

Ora c'è davvero timore e l'esponenziale aumento dei dati e gli annunci su nuovi DPCM ha spento ogni eroica reazione emotiva: la prospettiva di ritrovarsi nuovamente intrappolati in una casa, con l'inverno che incombe, balconi e terrazzi inutilizzabili, giardini off-limits, tutti assieme, tutti uniti non sortirà - a mio avviso - lo stesso contegno di primavera.

Con le scuole che vedono chiudere, una ad una, ogni classe in cui vi sia almeno un contagiato, anche i minori rientrano a casa costretti alla drammatica didattica a distanza che ha sostanzialmente fallito nella prima fase e rischia di esporre queste generazioni a lacune che si trascineranno a vita.

Di nuovo stretti su un divano, a cercare l'indipendenza tra camera e tinello, con il cielo plumbeo di una stagione che volge verso il freddo, ho il sentore che questa volta la forza deflagrante del lockdown si abbatterà sulle famiglie come la mitologica falce.

Potrebbero tornare in auge le violenze domestiche, insufficientemente contrastate da numeri verdi e promesse d'intervento rapido.

Di certo ci saranno ancora più severe difficoltà economiche ad acuire le tensioni domestiche.

La libertà dei coniugi fedifraghi, annusata di nuovo nei mesi caldi, imploderà generando frustrazioni e dissidi.

Non sono ottimista e quindi dico: si faccia di tutto, ma davvero di tutto, per evitare un secondo lockdown perché forse certo la salute è prioritaria ma qualcosa mi dice che la 'cura' da cavallo, questa volta, potrebbe ammazzare il paziente (la famiglia), senza speranza di postuma risurrezione.

info: danielamissaglia.com

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