Cronaca

L'Italia che viaggia senza assicurazione

Si stima siano 2,8 mln i veicoli non assicurati in circolazione che nel 2017 hanno causato 20 mila incidenti, soprattutto al Sud

Multe assicurazione auto

Giorgio Sturlese Tosi

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Giro di vite contro i furbetti che viaggiano in auto senza assicurazione. Contro l’odioso fenomeno, tutto italiano, di mettersi al volante senza sottoscrivere la polizza assicurativa di responsabilità civile (Rc auto) da anni sono al lavoro task force di esperti dei ministeri competenti, delle forze dell’ordine e delle compagnie assicurative. Ma l’esercito di coloro che si ritengono al di sopra della legge resta numeroso e, all’apparenza, invincibile. I dati ufficiali sono allarmanti. In Italia circolano sulle strade due milioni e 800 mila veicoli privi di copertura assicurativa. Su un totale di 41 milioni di veicoli, significa il sette per cento. Si tratta di moto, auto, pullman e camion che, in caso d’incidente, non avranno una polizza assicurativa per poter risarcire le vittime. Di questo «scoperto» si fa carico il Fondo di garanzia per le vittime della strada, gestito dal ministero dello Sviluppo economico e da quello dell’Economia e delle Finanze attraverso Consap, il Concessionario servizi assicurativi pubblici.
Giulio Ascioti, il responsabile di Consap, ha calcolato per Panorama che soltano nel 2017 il fondo ha erogato 151 milioni di euro per 20 mila incidenti provocati da soggetti che risultavano non assicurati. Ma chi lo alimenta il fondo? Le stesse compagnie assicurative che poi, a loro volta, caricano sulle polizze degli italiani anche la quota da destinare a Consap. In pratica, se la nostra assicurazione costa così tanto è anche perché, di fatto, stiamo pagando anche per coloro che non si assicurano. Ed è comunque un sistema imperfetto quello di Consap, perché i tempi per il risarcimento di chi ha subito danni fisici in un sinistro con un non assicurato sono lunghissimi. E poi il massimale rimborsabile arriva soltanto a 500 mila euro per i danni alle persone, alimentando così i contenziosi giudiziari.

La digitalizzazione della banca dati e il fatto che non sia più obbligatorio esporre il tagliando assicurativo sul parabrezza ha stroncato il mercato illegale della contraffazione: non si stampano più certificati fasulli, ma semplicemente perché non servono più. Il Decreto sicurezza approvato nei giorni scorsi ha previsto anche un inasprimento delle misure contro chi viaggia senza assicurazione. Resta la multa da 841 a 3.287 euro, ma viene aggiunta la decurtazione di cinque punti sulla patente, che arrivano a dieci in caso di neopatentati.
Se poi l’automobilista pizzicato è recidivo, rischia la sospensione della patente e il fermo del veicolo per 45 giorni. Ma basteranno le nuove sanzioni a ridurre il fenomeno? Forse, ma c’è un altro aspetto che preoccupa Giordano Iserni, presidente di Asaps, l’Associazione sostenitori e amici della Polizia stradale: «Le misure adottate posso essere efficaci ma, al tempo stesso, se non sono accompagnate da un’efficace opera di repressione, rischiano di far aumentare i pirati della strada che, dopo aver commesso un incidente, di fronte alla prospettiva di vedersi bloccata l’auto, potrebbero decidere di fuggire». Una preoccupazione tutt’altro che peregrina, se si pensa che già oggi, sempre il Fondo per le vittime della strada stanzia 150 milioni di euro per i 14 mila sinistri provocati da un guidatore non identificato.
Le stime ufficiali forniscono la mappa dell’illegalità: metà dei furbetti risiederebbero in Campania, che da sola assorbe quasi la metà dei rimborsi erogati dal Fondo, seguita, a distanza, dalla Sicilia, dal Lazio e della Puglia. Più virtuose le regioni del Centro e del Nord Italia, secondo le stime di Ania, l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici, che rivela come al Sud circolano il 10 per cento di veicoli senza copertura, al Centro il 6,3 per cento mentre al Nord si scende al 4,1 per cento. Ma il contagio è in atto e il virus risale la Penisola: carabinieri e polizia stanno infatti registrando un aumento di veicoli senza copertura assicurativa anche in regioni finora più virtuose, come Umbria e Veneto, con un aumento significativo dei verbali di contravvenzione. Ma perché così tanti automobilisti scelgono scelleratamente di non assicurarsi? Per Iserni il problema di fondo è legato all’elevato costo delle polizze: «Ormai il loro prezzo è sproporzionato rispetto al portafoglio degli italiani. E se la benzina è indispensabile, sono sempre più numerosi coloro che scelgono di non pagare il bollo o, appunto, l’assicurazione».
Spiegazione respinta dal responsabile del settore auto di Ania, Umberto Guidoni, che invece sostiene che la polizza assicurativa venga da molti percepita soltanto come una tassa e non come una tutela per lo stesso guidatore.

Resta il fatto che l’Italia, assieme alla Francia, ha il record delle polizze più costose. «Ma se è vero che qualche anno fa un automobilista italiano pagava fino a 200 euro in più rispetto ad altri Paesi» precisa Guidoni, «oggi la differenza si è ridotta a 70, con una diminuzione media del 30 per cento». Al Sud però le polizze rimangono molto care: un neopatentato di Aosta paga 517 euro di polizza all’anno, contro i 974 euro di un napoletano. Frodi, falsi sinistri e furti aumentano i rischi per le compagnie che assicurano i veicoli al Sud, facendo lievitare il prezzo e provocando quindi l’aumento di guidatori senza polizza.
Alla Sicilia va la maglia nera. La Polizia stradale, al 30 novembre 2018, ha staccato 7.642 contravvenzioni per guida senza assicurazione: di queste 4.978 erano auto e 1.997 moto e motorini. Seguono, a breve distanza, la Campania e il Lazio. Per contrastare e stroncare il fenomeno, secondo Ania, occorrerebbe che le forze dell’ordine e i comandi di Polizia locale fossero autorizzati a leggere e confrontare i dati dei veicoli che passano sotto i telepass, gli autovelox e le telecamere stradali, così come previsto da una legge del 2015 a cui però manca ancora il decreto attutivo.
Sarebbe questo il vero balzo in avanti nella lotta ai guidatori senza assicurazione. A oggi, infatti, una pattuglia che ferma un veicolo per un controllo non ha accesso immediato alla banca dati delle compagnie assicurative. Mentre resta ancora da regolamentare come perseguire il proprietario di un veicolo fotografato da una telecamera, ma che non è stato possibile fermare per la contestazione. Per questo, rivelano i funzionari di Ania, è allo studio uno strumento tecnologico, ancora top secret, che permetterà di smascherare quei furbetti che rendono ogni giorno pericoloso circolare per strada agli automobilisti onesti. n
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