Mandare foto hard a minorenni è violenza sessuale. La giusta sentenza della Cassazione
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Mandare foto hard a minorenni è violenza sessuale. La giusta sentenza della Cassazione
Cronaca

Mandare foto hard a minorenni è violenza sessuale. La giusta sentenza della Cassazione

La decisione stabilisce finalmente un principio di legalità per i comportamenti sui social e via smartphone, troppo spesso veri e propri porti franchi

Era ora.

La Cassazione ha calato un importante asso, meritevole a mio avviso di maggior enfasi a livello mediatico, sull'importanza di adeguare i nostri comportamenti nell'ambito dei social e di quegli strumenti di messaggistica che si sono impadroniti delle nostre vite e di quelle, soprattutto, dei nostri ragazzi.

Dalla prigionia della guerra, ormai solo un ricordo sbiadito sui libri di storia, alla prigionia virtuale, dove le nostre vite sono ormai vincolate e condizionate dagli strumenti elettronici, i cellulari, internet, che ci seguono e ci perseguitano, ben potendo diventare incubi veri e propri.

Lo sanno bene i parenti di coloro che si sono suicidati a causa di stalking o bullismo virtuale, ricatti sessuali, adescamenti, truffe, e lo sanno bene i nuclei di Polizia Postale che ogni giorno sventano reati in rete, anche se il loro lodevole sforzo è paragonabile a chi ambisca a svuotare il mare con un secchiello.

Nei giorni scorsi la Suprema Corte ha però sancito un piccolo ma significativo passo in avanti: inviare ad un minorenne (nel caso di specie una ragazzina) immagini hard o ad esplicito contenuto sessuale, foss'anche costituite da piccanti selfie con inviti a fare altrettanto, costituisce il reato di violenza sessuale, ben più grave di quello di adescamento di minore.

E con la violenza sessuale si aprono le porte del carcere e della custodia cautelare, sorte toccata ad un uomo che aveva provato a difendersi allegando il fatto di non aver mai incontrato la vittima.

Era ora, ripeto, era ora di finirla di vivacchiare nell'equivoco che ciò che è virtuale non è, in fondo, reale, così da nascondere la mano dopo il danno, deresponsabilizzarsi dietro l'avatar e il mondo parallelo dell'etere.

Ognuno deve essere responsabile di ciò che fa, che invia, che scrive, non solo con i gesti o la tradizionale carta e penna, ma anche quando opera in rete o con il cellulare, inscindibile propaggine dei giorni nostri.

Mala tempora currunt, dicevano i latini e allora riflettiamo tutti e reagiamo perchè altrimenti se ne preparano di peggiori.

Impariamo che nessuno può celarsi dietro il web e che noi rimaniamo noi, soggetti al diritto, civile e penale, anche quando utilizziamo questi strumenti digitali, senza alcuna giustificazione o zona franca.

Troppo spesso ci abbandoniamo a licenze che non assumeremmo nella vita reale perché illusi che, tanto, quel 'mondo' ha regole proprie distinte da quelle della società civile in cui viviamo: no, in assoluto, nemmeno per sogno.

Abbiamo sdoganato anche gli adulteri virtuali, che ci fanno sentire meno colpevoli, ma anche in questo campo - per fortuna - i Tribunali ci hanno riportato alla realtà eliminando ogni distinzione, con conseguenze in punto di addebito della separazione.

Abbiamo imparato a conoscere la diffamazione digitale, fatta tramite chat o social media, anche in questo caso punita senza sconti.

Ed adesso si sappia, lo si gridi ai quattro venti, che inviare foto hard a minori, anche se mai visti 'dal vivo', è violenza sessuale, quale un palpeggiamento fisico o uno stupro.

Questa notizia andrebbe messa in prima pagina, affissa come una pubblicazione di nozze in tutte le bacheche, le scuole, i luoghi in cui la gente sia messa in condizione di leggere, riflettere, adeguare i propri comportamenti, fermare la china in cui questa società sta sprofondando.

info: danielamissaglia.com

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