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Cronaca

Papa Francesco, cosa ha davvero detto sull'accanimento terapeutico

Nessuna cura sproporzionata. Il paziente deve scegliere, in dialogo con i medici. È l'autodeterminazione prevista dal ddl sul biotestamento fermo in Senato

“No all'accanimento terapeutico”. “No alle cure sproporzionate”. “Sì all'autodeterminazione del paziente”.

Con due “no” ed un “sì” papa Francesco interviene senza mezzi termini sul delicato dibattito in corso (da anni) sul fine vita. E crea scompiglio, specialmente tra le componenti più tradizionaliste della Chiesa cattolica, ma soprattutto tra i partiti alle prese sul disegno di legge sul Biotestamento da mesi bloccato al Senato.

Nel suo genere, un intervento choc, perché mai in passato un Pontefice si era espresso in termini così chiari su un tema tanto delicato in materia di cure e di trattamenti sanitari per malati terminali.

Pur ribadendo che l'eutanasia non è “mai lecita” e che per la Chiesa cattolica sarà sempre da condannare.

Papa Bergoglio lo ha scritto, ieri, nel messaggio inviato a un convegno promosso dalla Pontificia Accademia per la vita svolto in Vaticano, ma le sue parole sono subito rimbalzate nel pieno del dibattito politico in corso in Parlamento, anche se, come ha spiegato tempestivamente il vescovo Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato della Santa Sede (sorta di “ministro” degli Interni del Vaticano), “il Papa non segue l'agenda della politica italiana ed internazionale”.

CONFRONTO IN VATICANO SUL FINE VITA

Precisazione – fatta col chiaro intento di evitare che papa Francesco possa essere “sfruttato” dai partiti politici in materia di Biotestamento – non perfettamente in sintonia con un altro alto esponente della Curia vaticana, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, che ha detto di credere che “le parole del Papa possano incidere sul dibattito politico in corso in Italia sul tema del fine vita”.

Anche Oltretevere, dunque, c'è aria di confronto su queste tematiche, anche se tutti concordano (a partire dai vertici della Curia) che Francesco in fondo “si è limitato a ribadire quanto già è previsto nel Catechismo della Chiesa cattolica” là dove si insegna la non liceità dell'accanimento terapeutico e la condanna dell'eutanasia, considerata sempre e comunque una interruzione volontaria della vita umana, quindi un peccato mortale.

Insegnamenti morali, in fondo, non nuovi, perché risalenti ad una sessantina di anni fa quando Pio XII disse più o meno le stesse cose in un analogo messaggio ad un simposio sanitario.

LIBERTÀ DI CURA DEI PAZIENTI

Inutile negare, però, che ieri papa Francesco ha detto qualche cosa di nuovo, perché è entrato nel merito del dibattito sul fine vita con chiarezza e senza tentennamenti, facendosi capire da tutti, compiendo un inaspettato passo in avanti specialmente sulla libertà di cura del paziente, tema tanto caro ai radicali.

L'ACCANIMENTO TERAPEUTICO

Ecco, quindi, che rispetto all'accanimento terapeutico, il pontefice ha affermato che è "moralmente lecito rinunciare all'applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico che verrà in seguito definito 'proporzionalità delle cure'".

L'AUTODETERMINAZIONE

Ma è il riferimento all'autodeterminazione a rappresentare, in qualche modo, la 'svolta' del messaggio di Bergoglio, secondo il quale "le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità".

È "anzitutto lui che ha titolo, ovviamente in dialogo con i medici – la netta sottolineatura di Francesco - di valutare i trattamenti che gli vengono proposti e giudicare sulla loro effettiva proporzionalità nella situazione concreta". Un concetto, quello dell'autodeterminazione, che rappresenta esattamente il 'cuore' del ddl sul fine vita che si trova bloccato al Senato anche in seguito alle dimissioni della presidente della commissione Sanità Emilia De Biasi.

I SENATORI A VITA: AVANTI CON IL BIOTESTAMENTO

Grazie alla “spinta” di Bergoglio la legge vedrà la luce in Aula?
Se lo augurano in tanti nei Palazzi della politica, a partire dai senatori a vita Elena Cattaneo, Mario Monti, Carlo Rubbia e Renzo Piano, che in una dichiarazione congiunta auspicano che "le parole di Papa Francesco sull'accanimento terapeutico e il fine vita, che nella loro ricchezza e articolazione vedono nel paziente, capace e competente, la persona che giudica l'effettiva proporzionalità delle cure, possano rappresentare un'ulteriore occasione per il Parlamento, di inserire nell'agenda politica del Paese la necessità di dare certezza normativa in questa legislatura su materie tanto importanti e delicate”.

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