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(Ansa)
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La maturità della scuola alla prova dell’esame finale

La scuola è finita e, smaltiti i festeggiamenti, sono già ripresi i lavori per i docenti impegnati negli scrutini e per i ragazzi che dovranno sostenere la maturità che segna il ritorno alla normalità, o quasi. Ecco come accogliere le sfide dei prossimi giorni

La scuola superiore italiana, dopo due anni a singhiozzo, termina un anno scolastico in cui non ha mai chiuso i portoni. Per molti il Covid ha condizionato ancora pesantemente il percorso: docenti malati e assenti, docenti sospesi, studenti collegati da casa perché in quarantena o positivi, studenti in crisi, studenti senza metodo, senza basi. E così si sono avvertiti buchi nella preparazione degli anni precedenti e sono esplose fragilità emotive. Altre invece sono taciute e il baratro rimane. La scuola ha raggiunto uno stato di sola apparente normalità, anche se sottopelle ha tutte queste nuove e profonde cicatrici di cui è bene ricordarsi, e che sarà altrettanto importante medicare. Senza far finta di nulla.

Il primo banco di prova sarà la maturità. Il mezzo milione di studenti che tra pochi giorni affronterà i due scritti e l’orale proviene dal “triennio covid”, il più accidentato del dopoguerra.

Gli insegnanti hanno guidato le classi in un vero e proprio percorso a ostacoli e ora, in sede di esame finale e di giudizio, servirà discernere con attenzione il quadro che si delineerà, facendo prevalere la professionalità sull’emotività, la lucidità sul caldo torrido e sulla stanchezza. Perché se per due anni la maturità è stata smorzata dal ministero, eliminando le prove scritte, ora dipenderà dalle capacità delle singole commissioni assicurare un ambiente accogliente e favorevole alla prova, mantenendo l’equilibrio tra la giusta dose di tensione, di richieste e di timore. Ci sarà chi è riuscito a studiare e a prepararsi al meglio nonostante tutto e farà un esame eccellente o al massimo delle proprie possibilità e chi invece, per mille motivi, sarà in difficoltà. La scuola non deve umiliare, non deve farlo mai, e certo non deve neanche chiudere un occhio, ma mai come quest’anno servirà compensare con grande pazienza e lungimiranza anche in sede di giudizio finale, tenendo conto proprio di quelle cicatrici – che non vanno confuse con gli alibi - di cui si è scritto, tenendo conto che sembrerà un esame come quello di sempre, ma è un castello costruito sulla sabbia, e la sabbia sono gli studenti e la loro preparazione. Questa maturità non sarà la fine di un percorso, o meglio, sarà l’ultimo capitolo dell’esperienza scolastica dei candidati, ma poiché la scuola fa parte della vita, questo esame più di altri dovrà essere una tappa di una ripartenza che dovrà avvenire con tempi medio lunghi da settembre, cercando un lavoro o, per molti, in un’aula universitaria.

Ora servono quindi giorni di grande lavoro per i ragazzi: metodo di studio e costanza nell’impegno quotidiano, provando a suddividere in tre la giornata e organizzandosi per riprendere tutte le materie, dedicandosi con rigore alla prima prova, poi alla seconda, poi agli orali. Servirà accuratezza nei ripassi da fare da soli, senza distrazioni e senza angoscia, o insieme, anche fino a tardi, garantendo un po’ di epica a quelle notti pre-esami che non si dimenticheranno mai.

Il dibattito sulla maturità di questi giorni è d’altronde poco interessante. Le solite polemiche sull’uso delle mascherine – prima obbligatorie, poi a discrezione, infine consigliate, come se davvero fosse un tema per questi ragazzi, per questi giorni – lascia spazio sui giornali al commento del ministro Patrizio Bianchi, il quale ha affermato che “le tracce ci sono, sono bellissime, ma non dico nulla”. E’ una dichiarazione sbalorditiva, perché se da una parte ci mancherebbe che le tracce non fossero pronte a pochi giorni dalle prove, dall’altra parte è altrettanto logico non attendersi un’imbeccatina dal ministro nel merito delle discipline. Insomma, guardarsi intorno non aiuta, e c’è poco da carpire. Non resta che studiare. Il tempo c’è, non è poco o tanto, è quello che manca al 22 giugno e agli impegni successivi. E’ tempo di sfruttarlo al meglio. Forza.

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Marcello Bramati