lopez affleck
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Cronaca

I contratti pre-matrimoniali, un freno ai rapporti di coppia

La Rubrica - Lessico Familiare

Paese che vai, usanza che trovi, si suol dire. Ma che due coniugi possano predeterminare, con contratto scritto, persino la frequenza dei rapporti intimi, pare proprio la classica ‘americanata’.

Una bizzarria nemmeno così rara se si pensa che molte star a stelle e strisce l’hanno prevista, ultimi in ordine di tempo gli inossidabili Ben Affleck e Jennifer Lopez, nel cui contratto prematrimoniale è prescritto - a ‘mo di posologia di un bugiardino - un obbligo reciproco minimo di quattro amplessi alla settimana.

I rumors spiegano che questa particolare clausola nasca dal timore, più che altro della bella J-Lo, di tradimenti del futuro marito, anche se, ufficialmente, viene presentata come uno stimolo a mantenere viva la passione.

Un comico ci scriverebbe battute al vetriolo per un intero spettacolo ma non è nemmeno difficile, per chi comico di professione non è, sorridere al paradosso di una situazione che rappresenta più una condanna reciproca che un vantaggio.

Ma così vuolsi là dove si puote, direbbe il Sommo Poeta Dante Alighieri.

Il fatto è che, in America, la fantasia dei nubendi può sbizzarrirsi in ogni direzione, come è accaduto, per esempio, negli accordi prematrimoniali tra Tom Cruise e Katie Holmes, obbligata ad essere felice per contratto, o quello tra Mariah Carey e James Packer, il quale probabilmente fuggì poco prima delle nozze dopo aver letto che la futura moglie non avrebbe accettato gioielli di valore inferiore a 250 mila dollari.

Più diffuse sono le penali sul tradimento, persino comprensibili nella nostra logica di europei, eccezion fatta per quella nel contratto tra Michael Douglas e Catherine Zeta-Jones che contempla un’eccezione nel caso lei ingrassi oltre i 10 chili.

A leggere queste notizie, quasi quasi corre un brivido di sollievo tra i coniugi italici poco avvezzi a maratone sessuali - soprattutto le mogli - o a calcolare le calorie delle portate servite in tavola.

Con buona pace della bilancia, spesso riposta in qualche scaffale e dimenticata.

Il problema sta negli eccessi assunti dall’altra parte dell’oceano, non nello strumento in sé.

La crisi del matrimonio nasce da svariati fattori sociali e culturali ma non è escluso che, spesso, molte coppie conviventi rinuncino a contrarre le nozze proprio perché spaventate dall’incertezza sulle conseguenze di un’eventuale separazione e divorzio.

Ecco che un contratto che consenta di predeterminare tali conseguenze, anche economiche, per quanto spoetizzante, potrebbe rilanciare l’abito bianco.

Proprio con questo intento in Parlamento sono state presentate proposte volte a introdurre i patti prematrimoniali anche in Italia, come quella bipartizan dei senatori Morani e D’Alessandro, i quali ipotizzavano l’inserimento nel codice civile di un articolo 162 bis di questo tenore: “i futuri coniugi, prima di contrarre matrimonio, possono stipulare accordi prematrimoniali volti a disciplinare i rapporti dipendenti dall’eventuale separazione personale e dall’eventuale scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio”.

Proposta del 2018 andata perdutasi nel dimenticatoio e uscita dall’agenda delle priorità.

D’altra parte è una partita impari, destinata a fallire, un po’ come la ricerca del Gronchi rosa per gli appassionati di filatelia.

Finché le norme non cambieranno, tutto ciò che gravita attorno al matrimonio costituisce diritto indisponibile, non predeterminabile, come a più riprese sancito dalla nostra giurisprudenza.

Quest’ultima non si limita a dichiarare la nullità dei contratti prematrimoniali, cioè stipulati in vista delle future nozze, ma persino quelli raggiunti tra coniugi in previsione della futura crisi, come recentemente disposto da un’ordinanza del 13 aprile della Corte di Cassazione.

Insomma i coniugi italiani sono costretti ad andare sempre e comunque davanti a un Giudice.

Poi non ci si stupisca se a sposarsi saranno sempre meno.

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