Conservatorio Santa Cecilia
Roberto Giuliani, direttore del Conservatorio Santa Cecilia (Ansa).
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Cronaca

Avviato l'iter per commissariare il Conservatorio Santa Cecilia

Il 3 dicembre è arrivata alla dirigenza dell'istituzione romana una diffida da parte della ministra Maria Cristina Messa.

A sette mesi dalla prima denuncia di Panorama, intitolata «Quer pasticciaccio brutto del Conservatorio Santa Cecilia», la ministra dell'Università Maria Cristina Messa ha avviato l'iter per il commissariamento dell'istituzione romana. Ce lo ha confermato la portavoce della ministra, Francesca Maffini.

Dopo due ispezioni ministeriali, 10 interrogazioni parlamentari, numerosi esposti, varie sentenze, la sospensione di uno studente e sette articoli da noi pubblicati, venerdì 3 dicembre è arrivata una diffida alla dirigenza dell'istituzione romana da parte della ministra Maria Cristina Messa, il primo atto dovuto per l'eventuale procedimento di commissariamento.

Dunque non erano tutte «fantasie», come insinuava il direttore Roberto Giuliani in una lettera a Panorama. «Un suggerimento, se posso: non annoi la Ministra tornando sull'argomento delle surreali richieste di commissariamento» ci scrisse Giuliani il 27 ottobre, «tale grave provvedimento può aver luogo solo sulla base di precise disposizioni di legge, per gravi reati o dissesto finanziario, circostanze che qui certo non ricorrono, neanche attivando la più fervida delle fantasie».

In realtà, la gestione del Conservatorio, presieduto da Antonio Marcellino e diretto da Roberto Giuliani, presenta parecchi lati oscuri. Lo aveva ammesso già cinque mesi fa il sottosegretario per le Infrastrutture Alessandro Morelli, rispondendo alla prima interpellanza urgente dell'onorevole Stefano Fassina, in cui quest'ultimo diceva che il Conservatorio «non è territorio extra legem dove continuare a violare i più elementari diritti dei docenti, del personale amministrativo e degli studenti». Il 18 giugno Morelli aveva riferito che «il Ministero aveva potuto valutare la gravità dei rilievi prospettati dalla Commissione ispettiva».

Quattro giorni fa, il 2 dicembre, la sottosegretaria all'Istruzione Barbara Floridia ha confermato la presenza di aspetti poco chiari nella gestione del Conservatorio. Rispondendo alla seconda interpellanza urgente di Fassina, ha detto che «permangono ancora alcune importanti criticità, soprattutto dal punto di vista contabile».

Il giorno dopo l'interpellanza, nella quale il deputato LeU sollecitava la ministra a intervenire («altrimenti è corresponsabile»), è arrivata la diffida. «Prendiamo atto dell’invio della diffida da parte del ministero» commenta a Panorama Fassina. «Era inevitabile, alla luce di quanto risposto dal ministero medesimo alla nostra interrogazione di settimana scorsa. Auspichiamo che si possa finalmente arrivare alla soluzione dei problemi documentati».

La diffida è stata possibile grazie a una nuova normativa, il decreto legge 77 del 2021. L'articolo 64 bis comma 7 del decreto recita: «Gli organi delle istituzioni dell’alta formazione e specializzazione artistica e musicale (...) possono essere rimossi, con decreto del Ministro dell’università e della ricerca, previa diffida, nei seguenti casi: a) per gravi o persistenti violazioni di legge; b) quando non possa essere assicurato il normale funzionamento degli organi o dei servizi indispensabili dell’istituzione; c) in caso di dissesto finanziario, quando la situazione economica dell’istituzione non consenta il regolare svolgimento dei servizi indispensabili ovvero quando l’istituzione non possa fare fronte ai debiti liquidi ed esigibili nei confronti dei terzi».

Ora la palla passa al Conservatorio, che secondo quanto risulta a Panorama dovrebbe avere 30 giorni di tempo per rispondere alle contestazioni del ministero. E qualora non rispondesse in modo soddisfacente? Secondo la norma, si dovrebbe procedere alla nomina di un commissario, che eserciterebbe «le attribuzioni dell’organo o degli organi rimossi nonché gli ulteriori eventuali compiti finalizzati al ripristino dell’ordinata gestione dell’istituzione». L'intricata saga del Conservatorio, insomma, non è ancora conclusa.

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