iStock
Cronaca

Ci siamo dimenticati dei bambini

Le norme restrittive per il Covid-19 colpiscono soprattutto i più piccoli. Ed è un grosso errore

Forse ci siamo dimenticati qualcosa?

E' la sensazione che puntualmente ci accompagna quando partiamo per le vacanze (o sarebbe meglio dire 'partivamo', nel mondo che fu prima del coronavirus): riformuliamo a mente la lista di ciò che dovevamo portare con noi sperando di ricordarci tutto e solo dopo ci accorgiamo del fatale lapsus.

In questa fase emergenziale, dopo plurimi decreti d'urgenza del governo, ci stiamo accorgendo che forse abbiamo trascurato una categoria: i bambini.

La stragrande maggioranza di essi non mette un piede fuori dall'uscio di casa da un mese abbondante: e mica tutti abitano in una villa con giardino.

E' paradossale che, in un'Italia dove si ha il permesso di portare a spasso il cane (più volte al dì) e farsi la corsetta (trasformando tutti in runner accaniti), dove il capofamiglia – piuttosto che evadere – compie un peregrinaggio quotidiano in farmacia, supermercato e tabaccaio (anche se non fuma), gli unici a cui è stata tolta ogni giustificazione sono i bambini.

Tra i motivi indifferibili infatti non c'è il gioco all'aria aperta e questi sono gli unici che non possono in alcun modo aprire la porta di casa.

Milioni di minori osservano dalla finestra i giardini, i parchi, i cortili, la strada, il sole primaverile che spunta inconsapevole e fanno domande cui noi adulti non sappiamo rispondere.

Se n'è finalmente accorta il Ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, che ha 'aperto' alla possibilità di studiare misure a favore dei bambini parlando di diritto alla salute psico-motoria per queste generazioni e di soluzioni che contemperino il diritto ad uscire finalmente da casa con la salute pubblica.

Quali ancora non si sanno ma è chiaro che la situazione comincia a diventare insopportabile e si debba pensare anche a loro.

C'è un marcato indice di sofferenza soprattutto in sottocategorie specifiche come quelle dei minori autistici le cui madri hanno reso virale un messaggio sulle bacheche Facebook: "Se vedete una mamma e un bambino con qualche indumento blu o nastro blu che cammina all'esterno. Non urlare, non insultarli! O se vedi una macchina con un nastro blu, lo stesso. Sono mamme di bambini con autismo che sono usciti per cercare di calmare la loro ansia, per loro questo momento è molto difficile.".

Benchè infatti qui le ragioni indifferibili siano giustificate da particolari motivi medico-sanitari, sono molti gli insulti quotidiani rivolti a questi genitori trovati con i figli all'esterno, come testimoniato alla stampa da Patrizia Cristiani, mamma di un bambino autistico di Torino, che ha proprio visto la degenerazione cagionata nel figlio da questa forzata quarantena, talvolta alleggerita da passeggiate provvidenziali costellate, però, da ingiurie proferite dai balconi o dalle auto di passaggio.

Il Ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina non fornisce messaggi rassicuranti sulla riapertura delle scuole e c'è chi fa terrorismo persino sulla possibilità che le lezioni ricomincino a settembre: non diamo credito a queste voci però è chiaro che una prospettiva temporale così lunga imponga di calibrare progetti per le giovani generazioni, progetti che non includano solo lo studio, ma pure quella parte ineliminabile strettamente connessa alla loro salute psico-fisica, ossia il gioco, anche all'aria aperta.

Qualcuno, nei condomini, si è già organizzato in autogestione stabilendo i turni per poter permettere ai bambini – rigorosamente da soli - di scendere un'oretta in giardino a dare due calci al pallone o fare una corsetta, impossibile in casa.

Vedremo come si evolverà la situazione e cosa partorirà il nostro Governo anche su questa tematica, di certo non centrale o determinante in un contesto emergenziale ben più grave, ma nemmeno archiviabile fra le 'varie ed eventuali'.

Info: https://www.danielamissaglia.com/

Ti potrebbe piacere anche

I più letti