Bergoglio, Ratzinger e Wojtyla, i tre papi antimafia
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Bergoglio, Ratzinger e Wojtyla, i tre papi antimafia

Le condanne e gli anatemi dei pontefici nel tempo: una sola voce contro la criminalità organizzata

"Mafiosi, convertitevi! Chi uccide non è cristiano!". "Mafiosi, convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio!". Sono i due storici pubblici anatemi contro cosche mafiose e malavita organizzata in Sicilia e altrove lanciati con parole quasi uguali da due papi a poco più di 25 anni di distanza l'uno dall'altro.

Il primo è di Giovanni Paolo II, il polacco Karol Wojtyla, pronunciato in Sicilia il 9 maggio 1993. Il secondo, esternato qualche giorno fa da papa Francesco, l'argentino Jorge Mario Bergoglio, a Palermo nel suo secondo viaggio in Sicilia, dopo quello dell'8 luglio 2013 a Lampedusa.

Ma nelle condanne antimafia, Wojtyla e Francesco nel corso dell'ultimo quarto di secolo non sono stati soli. Un analogo anatema antimafia l'ha pronunciato il più grande teologo contemporaneo, il tedesco Benedetto XVI, a Palermo nel 2010.

I tre papi stranieri contro la mafia

Wojtyla, Ratzinger e Bergoglio, vale a dire i 3 papi non italiani - solo un caso? - che si sono sentiti in dovere di correre in Sicilia per dire con una simbolica sola voce "mafiosi, basta! Convertitevi! Cambiate vita! Quello che fate non è cristiano, Dio non è con voi! Dio ha ordinato non uddidere!".

Una positiva casualità che, ovviamente, non cancella gli interventi contro guerre, dittature, mafie, malavita, oppressioni, sfruttamento dell'uomo contro l'uomo, fatti anche dai papi del secolo scorso, da Leone XIII a Benedetto XV il papa che disse no alla prima guerra mondiale definendola "inutile strage"; da Pio XI, il papa dell'enciclica contro il nazismo e il comunismo, che si rifiutò di ricevere Hitler nella sua unica visita alla Roma di Mussolini, a Pio XII, condannò le persecuzioni antiebraiche in un messaggio diffuso dalla Radio Vaticana, e salvò migliaia di ebrei nelle cattedrali e nelle chiese di Roma; da Giovanni XXIII, il papa della Paem in Terris, l'enciclica che contribuì a raffreddare le tensioni Usa-Urss; a Paolo VI, il papa che all'Onu gridò: "Mai più la guerra! Mai più la guerra! Svuotate gli arsenali e riempite i granai per sfamare poveri e affamati!.

Dire no ai boss in casa loro

Il merito storico di Wojtyla, Ratzinger e Bergoglio è, in sostanza, aver affrontato tutti e tre il cancro della mafia a viso aperto sul suo stesso territorio. Giovanni Paolo II lo fa senza averlo programmato in Sicilia nel '93 quando - parlando alla spianata della Valle dei Templi di Agrigento, appoggiato alla croce astile come una sorta di protezione e col dito della mano destra puntato in alto - pronuncia con rabbia e determinazione parole antimafia che hanno segnato la storia in termini di chiarezza e di indiscutibile scelta a favore della legalità, nel tormentato rapporto tra boss e Chiesa. Quella Chiesa troppe volte “usata” dalle cupole mafiose per ostentare “una religiosità falsa e antievangelica”, avverte tra l'altro Wojtyla parlando a braccio. Seguendo poi il suo istinto di antico pastore che lotta per salvare il suo gregge in pericolo ordina "mafiosi convertitevi, verrà un giorno il giudizio Divino! Dio ha detto non uccidere! Basta! Fermatevi! Questa Sicilia non merita tutto questo...pentitevi!...!". Parole inequivocabili che toccarono il cuore della gente siciliana, e non, anche dei diretti interessati, i mafiosi nascosti nelle loro tane o intrufolati tra i pellegrini.

Bombe e morti, le "risposte dei mafiosi

Ma la risposta, purtroppo, non tardò a venire con gli attentati mafiosi alla biblioteca-museo dei Georgofili di Firenze e alla basilica di San Giovanni in Laterano, e a un'altra chiesa rinascimentale sul Palatino. Quando la mafia si sente accerchiata ed è colpita "risponde con la morte" - ha sempre sostenuto in libri e in migliaia di articoli Attilio Bolzoni, firma storica del quotidiano La Repubblica e tra i massimi esperti del fenomeno malavitoso italiano - perchè così "tenta di recuperare il terreno perduto e il dominio sul territorio attraverso la paura e la pressione sulle istituzioni cibili e religiose, e sugli uomini".

Ma dopo le bombe di luglio, il 15 settembre 1993 a Brancaccio due sicari uccidono don Pino Puglisi, il primo martire di mafia beatificato dalla Chiesa. Anche Benedetto XVI nel suo viaggio a Palermo nel 2010, in occasione del 17esimo anniversario dell'omicidio di don Puglisi, si pronuncia contro mafia e criminalità, appellandosi in particolare ai giovani: "Non abbiate paura di contrastare il male!... Non cedete alle suggestioni della mafia... Strada di morte".

Gli inchini della Madonne ai mafiosi, "scandalo anticristiano"

Parole in totale sintonia con quelle pronunciate ancora a Palermo da Francesco che, nel celebrare il 25esimo anniversario del martirio di don Puglisi, rilancia il "mafiosi convertitevi!" di wojtyliana memoria. Ma condanna pure "l'inchino forzato delle statue della Madonna e dei Santi Patroni durante le processioni davanti ai capi mafiosi".

Destinatari del monito di Bergoglio anche quei parroci che, per quieto vivere, ignorando la testimonianza di don Puglisi, si rendono complici, sebbene indirettamente, degli inchini delle Madonne davanti alle case dei boss.

Deleterie scelte di "pace" sociale a scapito della vera fede che il papa ha bollato come "errate, anticristiane, umilianti per la religione e per i simboli della religiosità popolare".

Qualche parroco, in verità, negli ultimi tempi si è opposto interrompendo le processioni e chiamando i carabinieri. Ma se Francesco ha sollevato il problema evidentememte la strada è ancora lunga perchè tutto il clero, siciliano e non, ma anche la società civile, si pongano sulle orme di don Pino Puglisi, come pure di don Giuseppe Diana martire della camorra in Campania, arrivando se necessario a sacrificare la vita per opporsi ai poperi mafiosi.

L'argentino Bergoglio lo ha ammonito senza preoccuparsi di invadere campi socio-politici forse non propriamente ecclesiali. A parte i deleteri inchini delle Madonne. Ma è singolare che dai Palazzi delle Istituzioni e dai leader di tutti i partiti politici sono arrivati solo elogi ed apprezzamenti per papa Francesco "pubblico nemico" di mafiosi e delinquenti. Buon segno.

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Orazio La Rocca