Perché papa Francesco convoca in Vaticano i capi dei Vescovi

In febbraio 2019 un summit concepito per studiare forme, mezzi e tempi per sradicare la malapianta della pedofilia e dei peccati sessuali in ogni angolo della Chiesa cattolica

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Papa Francesco lascia l'Aula Paolo VI in Vaticano dopo l'udienza del 15 giugno – Credits: ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images

Orazio La Rocca

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Se non è una dichiarazione di guerra nel senso classico del termine, poco ci manca.
Ma è una  guerra tutta particolare senza armi e senza “inutili stragi”, quella che papa Francesco ha dichiarato da tempo alla lotta alla pedofilia nella Chiesa, ma che ancora tarda a produrre i frutti sperati.

Vale a dire, la completa messa al bando di quanti nel clero – preti, vescovi, cardinali – si sono macchiati di crimini tanto abominevoli come le violenze sessuali sui minori; l'affidamento alla giustizia, sia vaticana che civile, dei colpevoli; e, soprattutto, la vicinanza alle vittime con forme di risarcimenti non solo materiali, perché la Chiesa – ripete in continuazione papa Bergoglio - “deve chiedere pubblicamente scusa, chiedere perdono, purificarsi, non dimenticarsi di quanti soffrono ed hanno sofferto” per gli scandali sessuali.

Ed è proprio con queste linee operative che in questi ultimi giorni in Vaticano sono stati disegnati diversi scenari con cui Francesco intende intensificare l'opera di pulizia facendo cadere teste senza guardare in faccia a nessuno, a partire da quei cardinali che sono saliti loro malgrado agli onori delle cronache internazionali perché coinvolti, direttamente o indirettamente, in casi di violenze su minori.

Ma – vista la vastità del fenomeno – chiamando a rapporto, a sorpresa, Oltretevere i vertici delle Conferenze episcopali di tutto il mondo in un summit concepito proprio per studiare forme, mezzi e tempi per sradicare la malapianta della pedofilia e dei peccati sessuali in ogni angolo della Chiesa cattolica.

L'incontro si terrà dal 21 al 24 febbraio del prossimo anno, secondo quanto deciso dal papa al termine dell'attesa riunione dei cardinali del C9, l'organismo che lo affianca nel governo della Chiesa, ma che – da team cardinalizio esperto in riforme economiche e finanziarie – di fronte al dilagare degli scandali è stato costretto ad aprire gli occhi anche sulle malefatte del clero, guardando prima di tutto al suo interno.

Perché tra i nove porporati consiglieri economici ben tre sono stati chiamati dalla giustizia, vaticana ed ordinaria, a rispondere ad accuse di natura sessuale, motivo per cui per loro è iniziato il conto alla rovescia delle dimissioni.

Il summit antipedofilia di febbraio 2019

E così, mentre il cardinale australiano George Pell, super ministro delle finanze ancora formalmente in carica e membro del C9, dallo scorso anno è sotto processo nel suo paese chiamato a rispondere di presunti omessi controllo sui preti della sua ex diocesi, altri colleghi sono alle prese con analoghi provvedimenti giudiziari per le stesse accuse.

Come, ad esempio, il cardinale di Santiago del Cile, Francisco Javier Errazuriz, e il successore, il cardinale Ricardo Ezzati, oggetto di ripetute contestazioni da parte dei fedeli durante la celebrazione della Messa in cattedrale.

Porporati tra i più in vista della Chiesa sudamericana caduti in disgrazia e sull'orlo delle dimissioni, conseguenza diretta dell'esplosione dei casi di pedofilia nel clero cileno che ha portato tutti i vescovi del Cile a rassegnare le dimissioni nelle mani del papa dopo un incontro poco prima dell'estate.

Ma, se le Chiese sudamericane piangono, quelle dell'America del Nord non ridono, sia per gli scandali emersi agli inizi del 2000, che portarono alle dimissioni del cardinale di Boston Danis Law, “promosso” inspiegabilmente a parroco della basilica di S.Maria Maggiore, dove è morto lo scorso anno; sia per gli scandali venuti a galla recentemente in Pennsylvania con l'individuazione di oltre mille preti pedofili e migliaia di giovani vittime negli ultimi 40 anni.

Per queste vicende, papa Francesco le scorse settimane ha dimissionato d'autorità il porporato Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington, accusato di coperture di preti pedofili e di abusi sessuali lui stesso.

Ma presto potrebbe essere seguito da un altro collega, l'attuale arcivescovo di Washington, il cardinale Donald Wuerl, che, pur dichiarandosi innocente (“Al massimo ho commesso errori di giudizio”, l'unica sua ammissione) ha presentato le dimissioni al papa dopo essere stato ricevuto insieme ai vertici della Conferenza episcopale Usa, guidata dal presidente Daniel DiNardo e dal presidente della Commissione pontificia per la Tutela dei minori, il cardinale Sean Patrick O'Malley, autore di un clamoroso appello a luglio nel quale ha invocato “procedure più chiare e incisive per i casi di abusi di vescovi e cardinali” perchè la “tolleranza zero” voluta dal Papa non dà i frutti sperati.

Analisi condivise anche dalla Conferenza episcopale italiana guidata dal cardinale presidente Gualtiero Bassetti, vicinissimo al Papa, che ha annunciato il varo di nuove norme più restrittive per combattere violenze sessuali e pedofilia.

"La voragine spirituale che ha reso muto Dio"

C'è dunque grande mobilitazione dentro e fuori il Vaticano e intorno a papa Francesco per la messa a punto di nuove linee operative per smascherare definitivamente i colpevoli di reati sessuali, aiutare le vittime e individuare anche “più attente e mirate forme di reclutamento” - fa sapere il pontefice - dei giovani seminaristi.

Ed è stato proprio lo stesso papa Francesco a tratteggiare una sorta di road map della lotta alla pedofilia e alle violenze sessuali sui minori parlando a 150 nuovi vescovi provenienti da tutto il mondo ricevuti in udienza in Vaticano.

"Vi raccomando – ha caldeggiato il pontefice nel toccare il delicato tema della formazione – una particolare attenzione al clero e ai seminari. Non possiamo rispondere alle sfide che abbiamo nei loro confronti senza aggiornare i nostri processi di selezione, accompagnamento, valutazione".

"Ma – ha aggiunto il Papa – le nostre risposte saranno prive di futuro se non raggiungeranno la voragine spirituale che, in non pochi casi, ha permesso scandalose debolezze, se non metteranno a nudo il vuoto esistenziale che esse hanno alimentato, se non riveleranno perché mai Dio è stato così reso muto".

Negli scandali della Chiesa – ha detto ancora Bergoglio –, Dio è stato "così messo a tacere, così rimosso da un certo modo di vivere, come se non ci fosse". "E qui - ha detto ancora ai vescovi di nuova nomina partecipanti al Corso della Congregazione per i Vescovi -, ognuno di noi deve umilmente entrare nel profondo di sé e domandarsi che cosa può fare per rendere più santo il volto della Chiesa che governiamo in nome del Supremo Pastore".

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