Edoardo Frittoli

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Quando all'alba del 6 giugno 1944 scattò l'Operazione Overlord, lungo la costa settentrionale francese tra Normandia e Bretagna c'erano migliaia di Italiani. Erano sia militari sia civili. I primi si dividevano tra prigionieri di guerra catturati e deportati nei campi di internamento francesi dopo l'8 settembre 1943 e effettivi delle forze della Repubblica Sociale Italiana, tra cui i Marò e agli ex prigionieri arruolati successivamente nei ranghi delle SS Italiane. I civili erano invece principalmente artigiani e lavoratori del settore delle costruzioni dipendenti di aziende italiane appaltatrici come la ditta Rizzotto di Arcole, nel veronese. Altri italiani erano infine inquadrati nei reparti tedeschi della difesa antiaerea Flak (Flugzeug Abwehr Kanone) provenienti dai disciolti reparti di artiglieria del Regio Esercito e della antiaerea italiana Dicat.

Nel documentario realizzato dal regista Mauro Vittorio Quattrina "D-Day, lo sbarco in Normandia: noi Italiani c'eravamo" si raccolgono le preziosissime testimonianze di chi visse lo sbarco alleato dalle coste della Normandia e della Bretagna 75 anni fa.

La dislocazione dei soldati e dei civili italiani abbracciava un tratto della costa settentrionale francese comprendente le province della Normandia e della Bretagna orientale, compresi i centri abitati dell'interno. I militari prigionieri di guerra e i lavoratori italiani coatti inquadrati nell'Organizzazione militare Todt erano operativi nelle zone dello sbarco già mesi prima del D-Day in numero variabile tra le 20.000 e le 40.000 presenze tra militari e civili (i dati non sono ancora certi) .

Alpini sulle coste dello sbarco

La presenza di un nucleo di penne nere sulle coste francesi è certificato dai documenti storici e dalle testimonianze dirette dei reduci registrate nel documentario di Quattrina. Gli Alpini erano soldati del Battaglione "Trento"  che erano stati catturati all'armistizio mentre si trovavano dislocati tra le alture di Grenoble in Savoia e le coste meridionali della Francia. Mentre molti alpini furono direttamente deportati nei campi di prigionia, una selezione di penne nere del "Trento" furono raggruppate e trasferite via ferrovia verso la Francia settentrionale. Giunti nella zona del futuro sbarco, gli alpini furono impiegati dai tedeschi nella costruzione di parte delle fortificazioni del "Vallo Atlantico". Gli italiani, stremati dalle fatiche e dalle privazioni, stesero migliaia di chilometri di filo spinato e di pali appuntiti per interdire i lanci di paracadutisti nelle radure. L'intensificarsi dei bombardamenti sulle coste e sui centri abitati in vista del D-Day significò altre e durissime fatiche per gli alpini del "Trento", che furono costretti allo sgombero delle macerie e allo scavo di trincee mentre l'inferno di fuoco cadeva sulle loro teste. Con lo sbarco alleato del 6 giugno 1944 le penne nere, dopo aver visto molti paracadutisti alleati morire anche a causa delle difese costruite da loro stessi, fuggirono nelle campagne circostanti. I superstiti saranno impiegati dall'esercito della Francia Libera per altro pesantissimo lavoro coatto e tornarono a casa l'anno successivo alla fine delle ostilità, nel 1946.

I Marò e la difesa dell' Isola di Cézembre (agosto-settembre 1944)

Anche nel caso dei Marò, si trattava di uomini catturati dopo la resa ai Tedeschi seguita all'armistizio. Nello specifico il personale dell'ex Regia Marina fu reclutato a Bordeaux dove era attiva un'importante base di sommergibili (BetaSom - Bordeaux Sommergibili) comandata dal Capitano di Vascello Ezio Grossi. Fu il comandante di BetaSom a trattare direttamente con l'Ammiraglio Doenitz a Berlino, chiedendo ed ottenendo di preservare una forza di Marinai e Fucilieri di Marina evitando deportazioni o requisizioni dirette. Il contingente fu inquadrato nella Marina Nazionale Repubblicana e denominato "1a Divisione Atlantica Fucilieri di Marina". Poco dopo gli italiani vennero trasferiti tra Bretagna e Normandia per partecipare al rafforzamento delle difese costiere e delle isole del Canale. I Marò saranno integrati da oltre 5.000 ex internati italiani che scelsero di combattere per la RSI. Tra le isole fu fortificata quella di Cézembre, uno scoglio di 750 x 300 metri di fronte al punto strategico rappresentato dal porto di Saint-Malo. Parte dei Marò italiani vi furono trasferiti e posti sotto il comando di un fedelissimo di Hitler, l'Oberleutnant della Kriegsmarine Richard Seuss.

L'isola fu coinvolta negli scontri circa due mesi dopo il D-Day, nei primi giorni dell'agosto 1944, quando gli Alleati cinsero d'assedio Saint-Malo. La guarnigione italo-tedesca aprì il fuoco contro i mezzi anglo-americani, disturbando in modo rilevante le operazioni militari per la presa dell'importante porto. Nascosti negli anfratti e nelle grotte dell'isola rocciosa i difensori di Cezémbre riuscivano inizialmente ad approvvigionarsi nottetempo con l'impiego di motoscafi veloci. L'ostacolo difeso dai tedeschi e dai Fucilieri di Marina divenne un problema sempre più pressante per i Comandi alleati, fatto che spinse il Generale Patton ad un intervento diretto. La decisione del generale d'acciaio diede il via ad una concentrazione di fuoco talmente massiccia da superare ancora oggi i grandi bombardamenti sul Vietnam e sull'Iraq. Durante l'assalto a Cézembre gli Americani utilizzarono per la prima volta i micidiali ordigni al napalm, oltre a quasi 20.000 bombe sganciate da centinaia di bombardieri diurni e notturni. All'attacco dal cielo si aggiunse un'intera batteria di cannoni da terra puntati sulle rocce dell'isola martoriata e avvolto dalle palle di fuoco del napalm. Seuss rifiutò più volte la resa, mentre i due ufficiali italiani e i circa 100 Marò presenti sull'isola avrebbero preferito cessare le ostilità.

Il 2 settembre 1944 gli Americani decisero di porre fine alla resistenza di Cézembre con uno sbarco anfibio. Alla vista delle scogliere rese irriconoscibili dalle esplosioni, i Marines notarono la bandiera bianca issata dai Marò che non intendevano sacrificarsi per uno scoglio in terra straniera dopo giorni di resistenza inutile all'inferno di fuoco e morte. Il comandante tedesco costrinse tuttavia gli ufficiali statunitensi -per spregio nei confronti degli ex-alleati- ad una resa con due cerimonie separate. I 68 superstiti della difesa di Cézembre saranno fatti prigionieri e trasferiti nei campi di internamento in Texas. Faranno tutti ritorno a casa.

Le Waffen-SS Italiane in Normandia

Furono circa 500 gli italiani che presero parte ai combattimenti seguiti allo sbarco in Normandia sotto l'insegna delle due rune. Come nel caso degli altri corpi militari italiani, furono gli eventi seguiti all'8 settembre 1943 a determinare la loro presenza sulle coste dello sbarco. Rastrellati dai reparti italiani dislocati sul territorio francese, i soldati che optarono per la Repubblica Sociale furono riorganizzati e inquadrati nella 17a Panzer Division delle Waffen-SS "Gotz Von Berlichingen" nella città di Tours. La divisione corazzata fu protagonista delle più violente battaglie seguite al D-Day e partecipò alla difesa della cittadina di Carentan, dove fu gravemente ferito il comandante Werner Ostendorff (che morirà nel maggio 1945). Le SS italiane saranno rimpatriate negli ultimi mesi di guerra e impiagate nuovamente nella Legione SS italiana. Dopo la ritirata e l'ultima tentata difesa di Norimberga, la divisione si arrenderà agli Americani ad Achensee il 7 maggio 1945. Le perdite degli italiani nei combattimenti con le Waffen-SS in Normandia saranno ingentissime: dei 500 effettivi, torneranno in Italia solamente un centinaio di uomini.

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