A Crema un nuovo caso Serena Cruz: ma è giustizia?
ROMANO GENTILE ANSA
A Crema un nuovo caso Serena Cruz: ma è giustizia?
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A Crema un nuovo caso Serena Cruz: ma è giustizia?

La Cassazione toglie a una coppia un figlio adottato, solo perché nato da un utero in affitto. La vicenda ricorda lo scandalo della bimba filippina, nel 1989

Ma che giustizia è questa? La Corte di cassazione ha appena stabilito che, poiché in Italia la maternità surrogata è proibita, una coppia di Crema non potese adottare il figlio nato quattro anni fa dall'utero di una donna ucraina.

Il problema è che quel  bambino, che ora il giudici italiani hanno stabilito essere "figlio di nessuno" dovrà essere strappato definitivamente ai suoi genitori (quelli con i quali è cresciuto, presumibilmente in piena concordia sentimentale) e dovrà essere dato in adozione a un'altra famiglia. Ovviamente passando per chissà quanti mesi/anni in un centro di affido temporaneo.

Non è certo la prima volta che la giustizia italiana, nei suoi diversi gradi, dà prova di una insensata rigidità. I Tribunali dei minori rigurgitano di storie di bimbi "rapiti" legalmente ai loro affetti, troppo spesso senza alcun vero motivo se non quello di un rispetto burocratico della norma.

Alla fine degli anni Ottanta sollevò indignazione la vicenda di Serena Cruz, una bimba filippina adottata non del tutto regolarmente dai suoi genitori piemontesi (il padre, Francesco Giubergia, faceva il ferroviere a Racconigi).

A nulla servì reclamare che la bambina era contenta con i suoi genitori adottivi. Alla fine, Serena venne strappata ai Giubergia da una sentenza di tribunale, e afidata ad altre famiglie. All'epoca dei fatti, nel 1989, la bambina aveva quasi 4 anni. Come il bambino di Crema

Nel suo caso, a nulla servì una serie di prese di posizione. Eh sì, perché quella vicenda commosse  l'Italia, e in molti cercarono di evitare che un'innocente pagasse per gli errori (del tutto formali) compiuti dai Giubergia. Sul tema scrisse Natalia Ginzburg, e si espose anche Norberto Bobbio. Ma non ci fu nulla da fare. Il risultato? Quando nel 2004 Serena Cruz compì 18 anni, tornò dai Giubergia. Dopo una decina d'anni di inutili sofferenze.

Anche per il bambino di Crema si dovrà aspettare che compia 18 anni perché possa recuperare i suoi affetti? E questo soltanto perché in Italia dev'essere considerato illegale l'"utero in affitto", che altrove è pratica legittima? Paradossalmente, perfino la procura generale della Cassazione, cioè l'ìaccusa, aveva preso posizione perché il bimbo potesse tornare con i suoi genitori adottivi.

Su questa storia, da qualunque parte la si guardi, grava una disastrosa sensazione di inadeguatezza. A guardarla con gli occhi del bambino, poi, prevale un profondo, irrisolto sapore amaro. Perché quella che lui sta subendo è un'ingiustizia irrimediabile, un peccato irredimibile. Che cade sulla coscienza di tutti noi.



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