Costa Concordia: tutti i numeri due anni dopo
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Costa Concordia: tutti i numeri due anni dopo
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Costa Concordia: tutti i numeri due anni dopo

E' iniziato il conto alla rovescia: tra sei mesi il relitto dovrebbe lasciare l'isola del Giglio. Ma i costi della rimozione in due anni sono più che raddoppiati - Foto

13 gennaio 2012 - 13 gennaio 2014. Sono trascorsi due anni da quella terribile notte in cui la Costa Concordia urtò gli scogli de Le Scole davanti all’isola del Giglio, nel cuore dell’arcipelago Toscano. Nel naufragio, il più grave incidente della marineria italiana assieme a quello del Moby Price, persero la vita 32 passeggeri.

Dopo 24 mesi il relitto della Concordia, in parte corroso dal mare, è ancora davanti le coste del Giglio ma non più piegato su un fianco, come un grosso cetaceo spiaggiato, bensì in posizione verticale. A riportare "dritto" il relitto, la titanica operazione di ”parbuckling” avvenuta a settembre scorso.

Ma nonostante l’annuncio dell'imminente rimozione, che dovrebbe avvenire entro la prossima estate, le cifre che “ruotano” attorno alla Costa Concordia continuano costantemente a lievitare.

Il 23 ottobre 2012 il costo complessivo del progetto era di circa 400 milioni di dollari. Ma già allora la cifra era destinata ad aumentare ulteriormente. Pochi mesi dopo il naufragio, infatti, i milioni previsti erano 300.  Solo un anno dopo, l’11 settembre 2013, i costi stimati erano già arrivati a 500 milioni di euro. “Ma la cifra potrebbe ancora aumentare. Questa è solo una stima attuale”, puntualizzarono l’armatore e la Protezione Civile. Ed infatti quatto mesi dopo, la stima ha raggiunto i 600 milioni di euro. E non è ancora il costo complessivo definitivo. La cifra, infatti, potrebbe lievitare ancora nei prossimi sei mesi. In due anni i costi sono raddoppiati: da 300 a 600 milioni di euro.

Cifre a confronto:

Nel 2012 il personale impiegato era di 400 tecnici di cui 100 sommozzatori. Gli operai, gli ingegneri e i sommozzatori che stavano lavorando alla rimozione del relitto appartenevano a 10 nazionalità diverse.
Progetto: 6 studi di progettazione e ingegneria navale coinvolti nell’elaborazione del progetto rimozione
Ricercatori universitari: 12. Sono figure specializzate impiegate nella tutela  e salvaguardia ambientale.
I mezzi navali a supporto delle attività: 20. Per realizzare parte del progetto ed intervenire  nella parte emersa della nave il consorzio Titan Micoperi aveva istallato una gru alta 65 metri.
Piattaforme sottomarine: 6 quelle che erano all’epoca in produzione che una volta istallate sul fondale hanno occupato una superficie pari ad un campo di calcio. Per il falso fondale: 400 sacchi removibili. Cassoni di galleggiamento:30 con una altezza di circa 30 metri e larghezza di 10 metri, per un peso complessivo di 13 mila tonnellate. Le aziende dell’indotto erano circa 30 mentre erano solo 7 i cantieri italiani impegnati a realizzare circa 27 mila tonnellate di materiale metallico. Infine 12 pali di ritenuta con in totale 24 cavi.

A settembre 2013 i tecnici impiegati erano già 500, aumentati di 100 unità; i mezzi navali erano già diventati 30, dieci in più di pochi mesi prima e le nazionalità coinvolte, più che raddoppiate: 21
Personale subacqueo: 100 sub che aveva effettuato circa 12.000 immersioni dall’inizio del progetto

I numeri dell’operazione di “risollevamento” del relitto.
 
Per la costruzione di tutte le strutture previste per il parbuckling sono state utilizzate oltre 30 mila tonnellate di acciaio, equivalenti a 4 volte il peso della Tour Eiffel.  Sono state allestite sei piattaforme sorrette da 21 pali conficcati nella roccia ad una profondità media di 9 metri. Sono state 56 le catene installate, ciascuna lunga 58 metri e pesante 26 tonnellate. Il fondale artificiale è  stato realizzato da più di 1.180 sacchi di malta cementizia che, complessivamente, hanno  creato un volume di più di 12 mila metri cubi e pesano oltre 16 mila tonnellate.  22 mezzi navali impiegati  e 8 le chiatte coinvolte nell'operazione. I due mezzi  più grandi sono il Micoperi 30, lungo 122 metri ed il Lone di 160 metri.  

Sono state realizzate oltre 28 mila ore di riprese subacquee delle operazioni e più di 15 mila le immersioni.
Sono “lievitati” anche i numeri delle persone  e delle nazionalità coinvolte nel progetto: oltre 500 persone, di 26 nazionalità. Per raggiungere la posizione verticale, il relitto ha dovuto ruotare di circa 65 gradi e per far questo è stato necessario fornire una forza di circa 23.800 tonnellate.

Ma in queste settimane invece continuano le operazioni per l’istallazione dei cassoni per il galleggiamento. Saranno posizionati altri 4 cassoni per raggiungere il totale di 15 sul lato emerso. Altri 15 cassoni saranno installati sul lato dritto del relitto in posizione simmetrica rispetto all’altro lato. L’installazione dei 30 cassoni consentirà il rigalleggiamento del relitto. Sono aumentate anche le aziende e gli studi di ingegneria navale: coinvolti importanti studi di ingegneria navale e progettisti di fama internazionale quali, ad esempio Ceccarelli Yachting Design, lo Studio Tecon di Milano, la Overdick di Amburgo e gli olandesi di Disa International. Tutte le attività e produzioni sono state affidate ad aziende leader nel proprio settore, tra le quali, le italiane Fincantieri, Cimolai, Rosetti, Trevi, Fagioli, Nuova Olmec e le britanniche Frugo Seacore e FoundOcean. Le società incaricate delle perforazioni, trivellazioni e posizionamento degli elementi sottomarini (lato terra e offshore) sono tra le più qualificate a livello internazionale: esperti in ambito di attività e costruzioni subacquee per grandi aziende petrolifere e energetiche

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