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Charlie Hebdo: quello che è successo esattamente

Il civico sbagliato, le minacce nella hall della redazione, la corsa al primo piano dell'edificio, la fuga su un auto rubata: ecco come è andata

Il civico sbagliato, le minacce nella hall della redazione, la corsa al primo piano dell'edificio dove era in corso la runione della redazione, la fuga su un auto rubata, poi cambiata in fretta e furia, la caccia all'uomo. Comincia a delinearsi in modo più chiaro l'esatta dinamica dell'attentato nella sede satirica di Charlie Hebdo nell'undicesimo arrondissment di Parigi, mentre continua la ricerca degi tre uomini del commando responsabili della strage. Tra le persone che hanno perso la vita, freddati a colpi di kalashnikov, 8 giornalisti, due agenti assegnati alla protezione del direttore, un ospite che era stato invitato alla riunione di redazione e il portiere dello stabile.

Il civico sbagliato
Tra le 11 e le 11.30 almeno due uomini armati entrano nella sede di Charlie Hebdo, al numero 10 di rue Nicolas Appert, nell'XI arrondissement. Qualche momento prima, secondo quanto ha riferito un agente ai media francesi, gli assalitori avevano sbagliato obiettivo entrando al numero 6

Le minacce all'ingresso
Secondo quanto ha riferito una donna che lavora nell'edificio, i due terroristi sono entrati costringendola con le minacce ad aprire con il codice numerico

La carneficina
Secondo fonti mediche,  una volta entrati i terroristi hanno ucciso un uomo al piano terra, poi sono saliti al primo piano. L'attacco è avvenuto mentre era in corso la riunione di redazione del mattino, a cui erano presenti tutti i principali giornalisti e disegnatori del settimanale. Una fonte vicina all'inchiesta ha poi detto che gli aggressori sono entrati nella sede e hanno cercato nome per nome i vignettisti

La fuga
All'uscita dal palazzo il mini-commando s'imbatte nella polizia con cui hanno avuto due scontri a fuoco. Un uomo sceso dall'auto prima ferisce un agente a sangue freddo, poi lo fredda con un colpo alla testa quando l'agente è ferito. Infine, la fuga a bordo di una Citroen scura rubata

L'incidente e il cambio d'auto
I due uomini si dirigono verso nord-est e a rue de Meaux, nel XIX, e vanno a sbattere contro un marciapiede. Secondo testimoni, gli attentatori ancora armati e incappucciati sono stati costretti a lasciare la vettura incidentata e a impossessarsi di "una Clio chiara, parcheggiata lì dietro, al grido di Allah è con noi", per riprendere la fuga verso Porte de Pantin, sempre in direzione nordest. L'auto rubata è stata ritrovata poco dopo per strada, a Rue de Meaux. I tre pare abbiano continuato la fuga con un'altra auto verso la città di Reims. 

La caccia all'uomo
Il Raid, l'unità d'assalto della polizia francese, si mette in moto in forze. La banlieue nordorientale di Seine-Saint-Denis viene circondata e setacciata. Effettuate operazioni a Reims, a nord di Parigi, e a Charleville-Mezières al confine con il Belgio dove secondo alcuni media francesi si sarebbe arreso il più giovane degli attentatori, l'autista.

La testimonianza della sopravvissuta Coco
"Parlavano perfettamente francese", "hanno rivendicato di essere di al Qaida". Questa la testimonianza della vignettista Coco, presente all'attacco contro Charlie Hebdo al sito web de L'Humanitè. "Ero andata a cercare mia figlia al Kindergarten. Giungendo davanti alla porta del palazzo del giornale, due uomini incappucciati ed armati ci hanno brutalmente minacciato. volevano entrare, salire. Ho aperto la porta con il codice numerico. Hanno sparato su Wolinski, Cabu.... E' durato 5 minuti.... Mi ero rifugiata sotto la scrivania... Parlavano perfettamente francese....hanno detto di essere di al Qaeda".

"Dicevano: 'siamo di Al Qaeda"
"Al Qaida Yemen, sortez de la voiture" (uscite dall'auto). È quanto avrebbero detto i due terroristi all'uomo al quale hanno sottratto l'auto per fuggire dopo l'attentato a Charlie Hebdo. Gli attentatori parevano calmi, "parlavano un francese perfetto" e quando l'uomo, sotto la minaccia delle armi, ha chiesto loro di poter prendere il cane dalla vettura, avrebbero acconsentito.

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