Dalla Cassazione a "La Repubblica": chi ha paura di Berlusconi alle europee?
ANSA / FABIO CAMPANA
Dalla Cassazione a "La Repubblica": chi ha paura di Berlusconi alle europee?
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Dalla Cassazione a "La Repubblica": chi ha paura di Berlusconi alle europee?

Confermata l'interdizione di due anni dai pubblici uffici; il giornale-partito dell'Ingegnere dipinge il Cav come succube di un "cerchio magico", a dispetto dei sondaggi che lo danno attorno al 25%

Metodo Craxi. Il 18 marzo 2014 per Silvio Berlusconi ha registrato un uno-due che ricorda il trattamento usato, e sempre dagli stessi soggetti, nei confronti dell’ex premier e leader socialista. Si chiama processo politico, mediatico, giudiziario.

Prima esce un’articolo sul quotidiano «La Repubblica» che dipinge in  sostanza l’ex premier come un leader non  più in condizione di competere. Altro che candidatura alle europee, è il messaggio del giornale-partito (di carta) dell’Ingegnere. 

Trattato come se già fosse in esilio, ma stavolta in patria, il Cav sarebbe accerchiato da un presunto cerchio magico al femminile (Francesca Pascale e Maria Rosaria Rossi) che farebbe da sbarramento ai maggiorenti del partito. Ovvio che quando si parla di «cerchi» l’obiettivo è in genere quello di liquidare il protagonista come un uomo indebolito e più che mai influenzabile. «Rep» così tenta di mettere e in alcuni casi aumentare zizzania nel partito alle prese con le candidature per le europee. 

Poi, in serata la sentenza della Cassazione che conferma l’interdizione per due anni dai pubblici uffici di Berlusconi in seguito alla sentenza Mediaset. Tempistica perfetta, a pochi giorni dalla presentazione delle candidature, a cominciare da quella di Berlusconi, che se ci fosse la possibilità, aveva detto, sarebbe stato ben felice di fare da capolista nelle cinque circoscrizioni. Tempistica così perfetta, che lo stesso Fabrizio Cicchitto, oggi con il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, per coerenza con le posizioni su «L’uso politico della giustizia» (titolo di un suo celebre libro che è ancora nei kit di Forza Italia) deve esprimere la sua solidarietà a Berlusconi.

Mentre Dario Stefàno, il presidente della giunta per le Elezioni, colui che avviò la «ghigliottina» della decadenza del Cav da senatore e ha tratto perfino un libro dalla sua impresa (ma la giunta che presiede  essendo un organo di rango giurisdizionale non dovrebbe assicurare la totale riservatezza sui suoi atti?) ha esultato. Stefàno ha sottolineato che ora alla legge Severino sulla incandidabilità (norma applicata retroattivamente in spregio alle obiezioni di costituzionalisti di vaglia) si aggiunge la interdizione dai pubblici uffici.

Un quadretto davvero un po’ inquietante sullo stato di diritto nel nostro paese che fa dire a Renato Brunetta: «Ci sarà un giudice a Strasburgo». Ovvero, alla Corte europea dei diritti dell’uomo, alla quale Berlusconi ha fatto ricorso.

A tutto questo si aggiunge un intervento un po’ insolito del capo dello Stato il quale precisa: la grazia la concedo solo io. È la risposta alla domanda sulla richiesta di un atto di clemenza fatta da Daniela Santanchè e da «Il Giornale» attraverso numerosi cittadini. Il Cav però, a differenza di Craxi, in esilio ancora non è. Men che meno nei sondaggi che lo danno costantemente al di sopra del 23 per cento. La paura di Berlusconi alle europee sembra fare Novanta. Forse, dal momento che il 10 aprile, giorno nel quale verrà deciso se andrà agli arresti domiciliari o ai servizi sociali, è vicino, è per questo che i soliti noti del processo politico, mediatico e giudiziario e nuovi adepti, vorrebbero già vederlo in esilio in patria?  

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