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È allarme malattie mentali nelle carceri italiane

Un nuovo percorso di monitoraggio all'ingresso permetterà di valutare l'esistenza di patologie psichiatriche

Tre detenuti su 4 soffrono di una malattia mentale. All’interno delle carceri italiane, secondo la ricerca svolta dalla Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria in collaborazione con la Società Italiana di Psichiatria nell’ambito del “Progetto Insieme”, la maggior parte della popolazione carceraria è affetta da depressione, in forma più o meno grave, da disturbi psicotici e della personalità.

Dietro le sbarre, la prevalenza di queste patologie sarebbe nettamente più alta rispetto alla popolazione generale.

Secondo le stime, infatti, il 4% dei detenuti è affetto da disturbi psicotici contro l’1% della popolazione generale. La depressione, invece, colpisce il 10% dei reclusi contro una percentuale che oscilla tra il 2 e 4% tra i soggetti liberi mentre i disturbi della personalità raggiungono il 65% con una percentuale dalle 6 alle 13 volte superiore rispetto a quella che si riscontra normalmente (5-10%).

Come funziona il "Progetto Insieme"

“In base al nuovo protocollo previsto dal Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA), tutti i detenuti che entreranno in una struttura carceraria verranno sottoposti ad una accurata visita psicologica che determinerà la presenza o meno di disturbi mentali – spiega a Panorama.it, il dottor Giuseppe Quintavalle, Direttore Generale ASL Roma 4 e promotore di “Progetto Insieme”- Si tratta di un passaggio indispensabile per avere un quadro completo delle patologie presenti all’interno di ogni singolo istituto penitenziario e per seguire, in modo più preciso, il carcerato con patologia”.

Ad essere sottoposti al check di ingresso non sono solo i detenuti che varcano la soglia di un carcere per la prima volta, ma anche coloro che vengono trasferiti da un penitenziario ad un altro.

“Il progetto PDTA mira ad uniformare anche le tempistiche e le modalità di trattamento delle malattie psichiatriche nelle carceri del nostro Paese, secondo un modello omogeneo di intervento, nel rispetto delle diversità delle varie realtà carcerarie - continua Quintavalle – In sostanza, permette al personale sanitario e non, di intervenire anche in modo tempestivo in caso di bisogno”.

Corsi di formazione ai detenuti

Il progetto però, prevede anche la formazione degli agenti della polizia penitenziaria e di una piccola parte dei detenuti. Quest’ultimi, infatti, svolgeranno un ruolo di sostegno nei confronti di altri con problematiche mentali. Dopo essere stati selezionati, in base al grado di cultura, sensibilità ed istruzione, questi detenuti saranno istruiti per supportare i compagni di cella che presentano fragilità psicologiche.   

“Progetto Insieme è un percorso innovativo, perfettamente in linea con le iniziative che vengono attuate a livello governativo come ad esempio - conclude Quintavalle - il recente Piano nazionale per la prevenzione delle condotte suicidarie nel sistema penitenziario per adulti".

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