“Ho sbagliato e mi dispiace. Sono innamorato della Nazionale, è come quando perdi la donna della tua vita per un errore. La sorte, e anche il presidente Malagò, mi permettono di riscattarmi. Sono qui per vincere trofei importanti, e per restare il più a lungo possibile”: Roberto Mancini non ha fatto giri larghi per affrontare il cuore del problema. La sua fuga in mezzo all’estate del 2023, il tradimento all’Italia, il mega contratto in Arabia Saudita e la maglia azzurra lasciata nei guai, poi solo in parte riparati da Spalletti.
Nella sua prima giornata da selezionatore dell’Italia, chiamato dal presidente della Figc, Giovanni Malagò, a chiusura di due settimane di pasticci, errori e omissioni, Mancini ha provato immediatamente a scalare la montagna più alta: quella della fiducia e dell’amore dell’opinione pubblica da ritrovare perché si possa ricucire il rapporto.
Che ci sia riuscito o meno lo dirà il tempo. La partenza, però, è stata quella di un uomo che ha deciso di assumersi pubblicamente le proprie responsabilità evitando di tornare anche sulle sfumature di quella fuga estiva. “Farò in modo che la Nazionale possa giocare bene per farmi perdonare di quanto accaduto tre anni fa. Con Gravina ho chiarito, la responsabilità dell’addio è stata mia, se ci fossimo parlati non sarebbe accaduto nulla”: il suo pensiero. Colpa mia (la fuga) non di altri e responsabilità mia, non di altri, dover riconquistare la gente.
Il resto non è stato troppo diverso dal primo Mancio a Coverciano. Allora aveva garantito che l’Italia era meno brutta di quanto sembrasse e che si poteva farla giocare bene e puntare a vincere. Missione compiuta nell’incredibile Europeo chiuso con il trionfo di Wembley. Oggi dice più o meno le stesse cose, alzando il mirino e l’asticella delle aspettative: “I giocatori ci sono, sono bravi, giovani, gli va data fiducia. Vedrete che ci lavoreremo. Ricordatevi di Zaniolo: quando venne da noi la prima volta non aveva mai giocato in Serie A. Il primo raduno era in difficoltà, nel secondo era un altro giocatore. L’Under 21, l’Under 20 e l’Under 19 devono giocare col nostro stesso sistema di gioco, così per i giocatori è più facile adattarsi”.
Gli obiettivi immediati e a medio termine, visto che spera di restare almeno cinque anni come la prima volta: “Nel 2018, quando siamo arrivati, il novanta per cento dei giornalisti riteneva l’Italia la settima o ottava squadra in Europa. Non sono mai stato d’accordo. Se in quattro anni abbiamo centrato 37 risultati utili di fila, e la Spagna ci ha rubato il record, vuol dire che abbiamo fatto qualcosa di buono. Quando l’Italia va al Mondiale o all’Europeo, diventa pericolosa. Il nostro obiettivo è formare una squadra subito e puntare a ottenere risultati dappertutto: Nations League, Europeo, Mondiale”.
Al suo fianco Malagò che dovrà fargli scudo nei primi, difficili, mesi di riconciliazione. Ha messo la faccia sulla scelta di Mancini e ha provato a estenderlo anche al gruppo: “Ieri Donnarumma mi ha scritto questo: ‘Pres, Mancini era quello che volevamo’. E Gabriele Gravina mi ha detto che sono stato bravo, mi ha parlato di una condivisione totale nella scelta di Roberto e Ranieri. Quando Claudio mi ha detto “ok, vengo”, il tutto con grande entusiasmo, ero stracontento. Poi stamattina mi ha chiamato e mi ha chiesto cosa implica essere presidente del Club Italia e direttore tecnico. Gli ho inviato i documenti e detto ‘beh, auguri’”.
