Quello che non vi hanno mai detto su Roncalli e Wojtyla
Ansa
Quello che non vi hanno mai detto su Roncalli e Wojtyla
News

Quello che non vi hanno mai detto su Roncalli e Wojtyla

Retroscena e segreti della canonizzazione di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII nelle parole degli "avvocati" che li hanno portati sugli altari - Foto  - Frasi celebri 1  - Frasi celebri 2

Due Papi sugli altari: Giovanni XXIII e Giovanni Paolo I saranno entrambi proclamati santi, domenica 27 aprile da Papa Francesco.

Due figure diverse ma complementari e due cause di canonizzazione (si chiamano così i processi che portano all’accertamento della santità) che, ciascuna a suo modo, hanno registrato delle peculiari eccezionalità rispetto alla norma. Wojtyla, infatti, arriva alla canonizzazione in tempo record, ad appena nove anni dalla morte (un tempo brevissimo se si considera la mole di elementi da valutare per la santificazione di un Papa) grazie al fatto che Benedetto XVI ha derogato alla norma che impone di attendere cinque anni prima di poter dare inizio al processo di beatificazione e canonizzazione.

Per Giovanni XXIII, invece, l’eccezione è stata fatta dallo stesso Bergoglio che ha dispensato dalla necessità di accertare un miracolo da ascrivere all’intercessione del beato Roncalli per poterlo proclamare santo. A Giovanni XXIII era stato infatti attribuito un primo miracolo, in virtù del quale è stato proclamato beato. Ma dopo la beatificazione ne occorre un secondo per diventare santo. Che per Roncalli non è stato accertato.

Abbiamo intervistato i due postulatori, cioè i due «avvocati» che hanno seguito la causa per ciascuno dei due pontefici.

Padre Giovangiuseppe Califano, cappuccino, postulatore di Giovanni XXIII, come è maturata la decisione di Papa Francesco di derogare alla norma che prevede l’accertamento di un miracolo affinché un beato venga proclamato santo?

«Ci sono state diverse coincidenze. Anzitutto la ricorrenza dei 50 anni dalla morte del beato Roncalli (1963), quindi i 50 anni dall’apertura del Concilio Vaticano II (1962) indetto dallo stesso pontefice, quindi la celebrazione dell’anno della fede. Alla luce di questi anniversari e appuntamenti ecclesiali ho scritto al Papa una supplica ritenendo che i tempi fossero maturi ormai per il riconoscimento della santità di Giovanni XXIII anche senza un miracolo attribuito alla sua intercessione dopo la beatificazione. Ciò che conta, infatti è la continua attribuzione di grazie che viene ascritta a Roncalli. Insieme con una vastissima fama di santità che vede Giovanni XXIII adorato e pregato in tutto il mondo».

 

Padre Slawomir Oder, polacco, è il postulatore di Giovanni Paolo II. Se Roncalli ha impiegato 50 anni per essere innalzato sugli altari, per Wojtyla ce ne sono voluti appena 9. Questa accelerazione è stata un rischio per il corretto accertamento della verità storica?

«Assolutamente no. Anzitutto la fama di santità di Wojtyla era un sentimento molto diffuso già nel popolo di Dio, che il giorno stesso del suo funerale ha chiesto che venisse proclamato “Santo subito”. Raccogliendo questa istanza dei fedeli ma anche l’esplicita richiesta al riguardo di alcuni cardinali, Benedetto XVI il 13 maggio 205 ha derogato alla norma canonica dei cinque anni di attesa per intraprendere la causa. Ma questa è stata l’unica eccezione. Per il resto è ormai noto cosa mi ha raccomandato fin da subito Ratzinger: “Fate preso ma fate bene”. D’altronde l’intervallo di cinque anni è richiesto per poter accertare, a distanza di tempo, la fama di santità del servo di Dio. Nel caso di Wojtyla questa è stata indiscutibile tanto che la sua tomba è ancora meta di decine di migliaia di pellegrini ogni mese. E moltissimi sono anche i pellegrini che rendono omaggio alla tomba di Giovanni Paolo II virtualmente grazie alle immagini che vengono diffuse dalla web cam».

 

Tuttavia, monsignor Oder, c’è anche chi si è opposto alla canonizzazione.

«È normale che questo possa accadere, non c’è da stupirsi. Perciò l’accertamento delle “virtù eroiche” di un santo avviene attraverso un vero e proprio processo dinanzi al tribunale.  A questo processo sono chiamati a intervenire come testimoni anche coloro che hanno qualcosa da dire contro la canonizzazione. Lo stesso è accaduto per Giovanni Paolo II. Qualcuno, soprattutto legato  alcune comunità progressiste,  si è espresso a sfavore della richiesta di beatificazione e canonizzazione di Wojtyla, perché avrebbero voluto una teologia e un approccio al magistero molto più liberale. Ma la causa per la canonizzazione di Wojtyla è stata osteggiata anche dalla parte opposta, cioè dai tradizionalisti lefebvriani, che non gli hanno mai perdonato di averli scomunicati e di aver condannato il loro allontanamento dalla Chiesa. Sono critiche da destra e da sinistra che dimostrano come la figura di Wojtyla fosse super partes».

 

Anche il cardinale Carlo Maria Martini sembra che non fosse d’accordo con la beatificazione di Giovanni Paolo II.

«Non sono affatto d’accordo con l’interpretazione che è stata date delle parole del cardinale Carlo Maria Martini. Il cardinale non si opponeva alla canonizzazione di Wojtyla. Piuttosto apriva una riflessione sull’opportunità di canonizzare i Papi. Su questo punto si possono avere opinioni diverse. Ma il cardinale non era certo contrario al riconoscimento della santità di Wojtyla».

 

Padre Califano, Giovanni XXIII è passato alla storia come il «Papa buono». In che senso si può intendere questa definizione della sua personalità?

«La definizione di Papa buono va intesa nel senso che proponeva Paolo VI, cioè non era un generico buonismo di facile applicazione, ma era sinonimo di amore, di genio pastorale, di comprensione, di perdono, di conforto. A questo va anche aggiunto un altro binomio che definisce la personalità di Roncalli: obbedienza e pace, che non a caso era il suo motto episcopale. Questa obbedienza gli consentì di abbandonarsi con fiducia alla Divina Provvidenza, per distaccarsi da se stesso e aderire completamente a Cristo. Qui sta la vera sorgente della bontà di Papa Giovanni, della pace che ha diffuso nel mondo. Qui si trova la radice della sua santità: nella obbedienza evangelica alla voce del suo Signore»

 

Si offre sempre un’immagine molto edulcorata, da “santino” di Giovanni XXIII. Ma Roncalli  riconosceva di avere dei difetti?

«Certamente ne aveva e ne era consapevole. Anzi era dotato anche di una certa autoironia che gli permetteva di scherzarci su. A cominciare dal fatto che era una “buona forchetta”. Ma forse uno dei lati deboli del suo carattere era quello di essere particolarmente apprensivo. Perciò si preoccupava del peso del suo ruolo. Un giorno ricevette un vescovo che si lamentava di non riuscire a dormire per la preoccupazione legata alla sua carica. E Roncalli rispose: “Anch’io quando sono stati eletto Papa non riuscivo a dormire. Poi una notte mi è apparso in sogno l’angelo custode che mi ha detto: ‘Angelo, non prenderti troppo sul serio!’. Da quel momento ho cominciato a riposare tranquillo».

Ti potrebbe piacere anche

I più letti