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(Ansa)
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Calcio

Questo calcio è peggio della Superlega, ma nessuno si lamenta

Cosa resta dopo la crociata di aprile contro le 12 grandi sorelle? Un pallone peggio di quello di prima e nelle mani di una sola squadra

Ve lo ricordate? Era l'aprile scorso, le 48 ore della Superlega che sconvolsero il calcio. Un progetto lanciato da 12 squadre nato e sprofondato nel vuoto in due giorni anche per le sollevazioni dei tifosi, oltre che delle società escluse e dell'Uefa. Erano i giorni in cui lo slogan più usato era: «il calcio è del popolo». Ed alla fine, al passo indietro, tutti soddisfatti, primo il presidente Uefa, Ceferin. Doveva essere il punto di partenza di un nuovo calcio, più sostenibile, per tutti. Dell'equilibrio economico ed anche sportivo.

Sono passati 4 mesi da allora e quello che doveva essere il nuovo calcio è, fatti alla mano, peggio della Superlega: più squilibrio, più denaro per pochi, anzi pochissimi.

Perché se la Superlega era un progetto a 12 squadre quello di oggi è a due, massimo tre: Paris Saint Germain, Chelsea (che ha preso Lukaku), Manchester City. Le due squadre inglesi in realtà erano anche nella lista delle iscritte alla Superlega, i francesi invece no e furono, in quella primavera, tra i paladini della difesa dello «status quo». Oggi capiamo bene perché.

Sia chiaro. Oggi capiamo anche il perché ad esempio l'Inter avesse dato il suo ok. Le casse nerazzurre sono più vuote che mai e quei 300 milioni circa servivano come l'aria. Non essendo arrivati quei soldi ecco il via alla campagna smantellamento e cessioni della squadra Campione d'Italia; prima Hakimi (70 mln), poi Lukaku (115mln) e forse anche Lautaro (quotazione 90 mln) per un totale di incasso di quasi 300mln (guarda caso...). Ma torniamo a Parigi.

Oggi, che il Fair Play Finanziario (altro fallimento della Uefa) al momento è «sospeso», i qatarioti che detengono la proprietà della società hanno potuto aprire in maniera totale il rubinetto illimitato dei soldi e così ecco arrivare in una sola estate di calciomercato: Donnarumma, Hakimi, Wijnaldum, Sergio Ramos e, siamo alla stretta finale, anche Lionel Messi.

Dal punto di vista tecnico la formazione parigina a cui vanno aggiunti i già presenti Mbappe, Neymar e Di Maria, dovrebbe vincere le prossime 4 edizioni della Champions League giocando con gli zoccoli di legno e la Ligue 1 francese in infradito. Ma la questione finanziaria è ancora più sorprendente.

Solo per gli ingaggi dei nuovi arrivati il Psg sborserà: 12 mln per Donnarumma, 8 per Hakimi, 9 per Wijnaldum, 15 per Ramos e 35 per Messi. Totale: 79 mln di euro, netti.

Tutto questo nell'anno del Covid, dei mancati introiti per tutti data la crisi e l'assenza degli spettatori. Insomma, nell'anno della difficoltà economica mondiale.

Eppure dall'ente del calcio europeo non uno stop, una parola, una nota di fastidio. Va tutto bene così. Anzi, viene il sospetto che dietro a questi silenzi ci sia la volontà di punire chi aveva provato ad andarsene, favorendo l'unica grande società che era rimasta fedele.

Perché alla fine l'importante non era salvare il calcio, come raccontavano ad aprile, ma il proprio giochino che senza le 12 grandi sorelle sarebbe affondato. Ora il calcio sta affondando lo stesso, sempre più lontano dai tifosi e dalla logica di un mondo alle prese ancora con la pandemia. Ma nessuno grida allo scandalo o al furto.

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