commisso fiorentina stadio franchi recovery plan sindaco nardella
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Calcio

La storia tutta italiana del nuovo stadio di Firenze che si farà con i soldi del Recovery Plan

Commisso era pronto ad investire poi il comune lo ha stoppato, ed alla fine si farà «statale» a spese nostre

Raccontano gli archivi che, appena atterrato in Italia, l'uomo del "fast, fast, fast" aveva messo sul tavolo del sindaco di Firenze, Dario Nardella, la seguente proposta: "Datemi il Franchi, fatemi abbattere le curve per avvicinarle al campo e il resto lo ammoderniamo senza stravolgerlo". Proposta respinta con perdite e inizio del calvario di Rocco Commisso, patron e presidente della Fiorentina che dal "fast, fast, fast" (ovvero dal "fatemi fare lo stadio, ma fatemelo fare in fretta") è passato in 17 mesi al "'se è un monumento, portate i soldi voi, perché ai monumenti deve pensarci lo Stato'. Rocco non metterà più soldi in questo stadio".

Ci aveva visto giusto, patron Rocco. I soldi per sistemare il monumentale stadio Franchi di Firenze che ha ormai una novantina d'anni sulle spalle e li dimostra tutti, li metterà Pantalone. Non lo Stato, però, in quello Commisso si sbagliava. Li metterà l'Europa che ha accettato di destinare 95 milioni di euro del Recovery Plan, che deve aiutare l'economia italiana a rialzarsi dopo il Covid, al progetto di ristrutturazione dell'impianto di Nervi. Soldi che poi la collettività dovrà restituire e che chiudono, almeno per quanto riguarda la vicenda dello stadio di Firenze, una storia molto da Belpaese e che fotografa bene perché il calcio nostrano sia rimasto così indietro nella competizione con il resto d'Europa. Dove gli stadi li hanno fatti fare e rifare ai privati senza costringerli a un tour negli orrori politici e burocratici che hanno scoraggiato anche chi si era avvicinato con le migliori intenzioni.

A Firenze pagherà Pantalone. I primi 95 milioni li metterà il Recovery Plan, il resto lo farà il Comune accendendo un mutuo, cioè facendo un altro debito a nome della collettività. Denaro che servirà non per costruire un impianto di seconda o terza generazione, ma per mettere in sicurezza quello attuale, adattarlo alle norme Uefa e coprirlo visto che gli stadi scoperti sono ormai una cartolina che proviene dal passato. E poi?

Qui arriva la seconda parte della storia, quella ancora da scrivere. Perché l'uomo del "fast, fast, fast" che poi ha mandato tutti amabilmente a quel paese dopo che gli era stato prospettato di fare una cosa tutta nuova nell'area della Mercafir - salvo poi chiedergli una cifra troppo alta per il terreno -, sul vecchio Franchi non ha cambiato idea. E quindi aspetta. Ha posto al Comune di Firenze quattro questioni: quanto tempo ci vorrà per i lavori? Dove dovrà andare a Fiorentina nel frattempo? Quanto costerà poi l'affitto dello stadio ristrutturato? E, soprattutto, sarà consentito al club di sfruttare le aree intorno per le famose attività commerciali, senza le quali nel mondo nessuno mette mani al portafogli per costruire uno stadio?

Sui tempi non ci sono certezze. Dovrebbero essere brevi (così chiede il Recovery Plan) ma dovendo muoversi il Comune siamo ancora alla fase del scrittura del bando che dovrebbe portare a Firenze i migliori architetti mondiali. Con l'input di lasciare il più possibile il Franchi così come lo ha fatto il Nervi negli anni Trenta. Del Novecento. Per l'affitto si vedrà, sul resto lo scenario è semplice. Dovendo il Comune dimostrare che i 95 milioni dati dall'Europa produrranno un ritorno economico è difficile che si spogli della parte attorno al 'nuovo' Franchi per lasciarla alla Fiorentina. Che a quel punto si troverebbe nella situazione di adesso, quella che la costringe a un'aurea mediocrità nel panorama della Serie A con l'aggravante che altre realtà di media provincia ormai si stanno muovendo con decisione (Udinese, Sassuolo, Cagliari e Bologna).

A Commisso resterebbe la strada di farsi una cosa tutta sua. Dove? A Campi Bisenzio, fuori dal confine di Firenze ma dentro quello della città metropolitana. Su cui l'ultima parola spetterà al sindaco Nardella o a chi per lui in futuro. Quindi alla politica, che dovrà dire - ad esempio - se si fa carico degli interventi di adattamento urbanistico dell'area o no, in questo caso rendendo impossibile il progetto al buon Rocco. Al quale non resterebbe che tornare al punto di partenza, cioè al Franchi. Non si accettano scommesse sull'esito di questa seconda puntata della saga.

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