serie a covid omicron campionato partite rinviate lega polemiche
(Ansa)
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Calcio

La Serie A...SL balla sul Titanic (ma non se ne accorge)

Calciatori rientrati dalle ferie contagiati, club che vogliono rinviare partite, calendari intasati e un sistema che non può fermarsi. Il rischio? Saltare in aria (eppure tutti continuano a scherzare col fuoco)

Il calcio italiano balla sul Titanic incurante dell'iceberg sempre più vicino sul quale rischia di schiantarsi. E, questa volta, affondare per davvero senza nessuna scialuppa di salvataggio perché un nuovo stop al campionato, dentro una stagione di calendari iper compressi e con l'esperienza del lockdown della primavera 2020, avrebbe una sola conseguenza: perdite da centinaia di milioni di euro dentro un sistema già provato da due anni di crisi e in affanno perenne. Qualcosa di simile alla fine o, comunque, a un trauma da cui i club faticherebbero a rialzarsi dopo aver sperimentato sulla propria pelle che dal Governo di aiuti al pallone ne arrivano pochi e quasi mai sotto forma di denaro contante.

Nelle ore drammatiche dell'escalation dei contagi dentro i gruppi squadra, con la metà delle partite della giornata della Befana a rischio e le ASL padrone del destino del campionato in una cornice di regole che cambiano a seconda del luogo e delle situazioni, c'è una parola d'ordine che dovrebbe fare da faro nella notte dei protagonisti del calcio italiano e che, invece, sembra dimenticata: responsabilità. Sarebbe servito senso della responsabilità da parte dei giocatori, fuggiti in vacanza in terre esotiche dal quale sono tornati in un numero eccessivo di casi portandosi dietro il Covid. E servirebbe senso di responsabilità da parte dei presidenti che stanno assediando gli uffici della Lega per chiedere - o tentare di imporre - il rinvio di gare e intere giornate, pur sapendo che non esiste spazio nel calendario per operazioni di recupero su larga scala. Soprattutto per i club che sono impegnati nelle coppe europee, si spera il più a lungo possibile.

Sorprende che due società all'avanguardia come Inter e Juventus abbiano immaginato di poter spostare (chissà quando) la Supercoppa Italiana del 12 gennaio. Certo, la capienza ridotta di San Siro è un danno per entrambe, ma doveva essere chiaro che la posta in gioco nel provare a creare un precedente sarebbe stata molto più alta. E lo stesso vale per tutti quelli che immaginano di evitarsi una trasferta scomoda con la squadra a pezzi causa quarantene.

Non ci sono molte scappatoie in questo inverno in cui tutto il mondo cerca di imparare a convivere con il Covid: il sistema deve andare avanti provando a limitare rischi e danni. Ad esempio, imponendosi in queste settimane di picco invernale della variante Omicron l'applicazione di una bolla il più rigida possibile e non chiedendo sconti o scorciatoie - come pare stia accadendo - sull'obbligo vaccinale per poter praticare sport dovendo passare per impianti al chiuso. Inutile sperare che l'aiuto possa arrivare da fuori. Inutile immaginare che i calciatori concedano a loro volta sconti perché il sistema è in crisi: i club ci sono già passati in questi due anni e sanno che dovranno pagare fino all'ultimo centesimo. Invece che chiedere di fermarsi, mirando a lucrare un ipotetico vantaggio immediato, facciano fronte comune con serietà per far valere i propri diritti e salvare tutto il movimento, quindi anche se stessi. Serve serietà, quella che nelle ultime settimane e in queste ore di conta sta venendo meno.

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