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Calcio

Juventus, processo plusvalenze: le armi di accusa e difesa

Abbiamo analizzato le 106 pagine con cui la Procura Figc vuole riaprire il procedimento sugli scambi di mercato. Ecco cosa c'è di realmente nuovo e cosa no

Il titolo che compare in testa alle 106 pagine del documento con cui la Procura della Figc spera di far riaprire il processo alla Juventus sulle plusvalenze evoca un tecnicismo difficile da comprendere: "Impugnazione per revocazione parziale, ex art. 63, del C.G.S.". Un atto con pochissimi precedenti nella storia della giustizia sportiva italiana e anche per questo con esito non scontato, perché la sentenza che il procuratore capo Giuseppe Chiné e i suoi uomini sperano di riscrivere è il doppio e definitivo proscioglimento del club bianconero e degli altri dieci club assolti la scorsa estate perché - non per la prima volta - si è stabilito che in materia di calciomercato non esiste un modello di riferimento, oggettivo e applicabile a tutti, per determinare il valore dei calciatori. Non è l'unico effetto della valanga di faldoni e pagine (14mila) arrivati nella sede della Federcalcio da Torino, frutto della corposa inchiesta Prisma sui bilanci della Juventus negli ultimi tre anni. Intercettazioni, mail, fogli scritti a mano e al computer che hanno spinto la Procura Figc ad accendere i propri riflettori su almeno tre filoni: plusvalenze, manovra stipendi e legami con i club della cosiddetta 'Galassia Juventus'. Nel primo caso si va in aula (sportiva) subito. Gli altri due sono ad oggi solo fascicoli di indagine aperti e per i quali bisognerà attendere le mosse di Chiné.

Panorama.it ha letto e analizzato le 106 pagine della richiesta di revocazione parziale delle assoluzioni. Cosa bisogna attendersi dal nuovo processo? Intanto va chiarito che il primo scoglio da superare sarà la sua effettiva riapertura: decideranno i giudici della Corte d'Appello della Figc che dovranno valutare se davvero il materiale selezionato dalla Procura proponga elementi nuovi e decisivi rispetto a quelli in possesso nel primo atto. Solo in caso di riscontro favorevole si procederà, altrimenti tutto sarà nuovamente archiviato. Avvertenza: la richiesta della Procura della Federcalcio non riguarda solo la Juventus ma altre 8 società, tutte con trattative con il club bianconero nel periodo finito sotto inchiesta. Fuori Napoli e Chievo, che facevano parte del primo procedimento, perché (scrive Chiné) "non sono state contestate operazioni di scambio dirette con la Juventus ma solo con altre società".

LE ARMI IN MANO ALLA PROCURA FIGC

L'ipotesi di reato sportivo che muove gli inquirenti della Figc non è cambiata rispetto alla scorsa primavera. Secondo loro la Juventus e le altre hanno intessuto una tela di operazioni di scambio con valutazioni dei giocatori superiori al reale, pianificate per raggiungere risultati economici e finanziari pianificati a budget così da alleggerire passivi sempre crescenti. Quello che cambia è che ora Chiné porta in dote alla sua ricostruzione la montagna di intercettazioni, mail e documenti ereditata dall'inchiesta della Procura di Torino.

Il punto di partenza è, dunque, che non vale più l'affermazione alla base del doppio proscioglimento dei mesi scorsi e cioè che il metodo indicato dalla Procura della Figc per valutare i giocatori (quello in cui comparivano anche i dati di un sito non ufficiale come Transfermarkt) non va più considerato semplicemente uno dei metodi possibili la pari di quello utilizzato dalla Juventus e dalle altre società, ma che ci sono "indizi gravi, concordanti e plurimi" che il vuoto normativo in materia di plusvalenze ha creato un'anarchia in cui c'è chi si è mosso in maniera illegittima.

La quantità di carte riversate nel nuovo processo non ha precedenti e, dunque, è certamente un punto a favore dell'accusa. Disegna una sorta di "dietro le quinte" del sistema calcio italiano (bisogna sempre ricordare che le plusvalenze sono state un fenomeno arrivato nel 2021 a sfondare i 700 milioni di euro in Serie A) la cui osservazione provoca a tratti sconcerto. Più che le telefonate tra dirigenti, con discorsi e ragionamenti spesso estrapolati dal contesto o fatti senza consapevolezza che qualcuno ascoltasse, nel caso della Juventus sono inediti soprattutto i documenti e le mail scambiate ai più alti livelli dirigenziali del club in cui le operazioni di scambio di mercato vengono indicate inserendo addirittura una o più "X" al posto dei nomi dei giocatori. Nessun legame con una strategia tecnica e sportiva, solo un risultato economico da raggiungere inserito all'interno di manovre definite "correttive" per sistemare conti perennemente in sofferenza.

LE ARMI IN MANO ALLA DIFESA JUVENTUS

Il confronto sulla richiesta di riaprire il processo plusvalenze sarà anche la prima occasione per verificare quale sia la linea difensiva della Juventus (e non solo). Fin qui abbiamo letto solo la ricostruzione dell'accusa, sia a livello di giustizia penale che sportiva. Davanti alla Corte d'Appello federale cominceranno a parlare anche gli avvocati del club bianconero e il quadro si arricchirà di altri elementi.

Dall'analisi delle 106 pagine della richiesta di revocazione, però, alcune considerazioni emergono. Ad esempio, alcune delle prove portate a carico della Juventus e dei suoi dirigenti appaiono semplicemente l'applicazione di metodi di lavoro comuni a tutto il sistema del calcio internazionale. E' il caso della trattativa con la Sampdoria per il difensore Dragusin in cui l'allora ds Fabio Paratici e il collega blucerchiato ragionano sull'opportunità di spostare l'operazione dopo la chiusura dei bilanci per necessità contabili. Oppure l'ipotesi di inserire Poveda nella trattativa con il Leeds che vuole McKennie per abbassarne un po' il valore: pratica cui ricorrono tutti i club cercando di limitare la spesa valorizzando il proprio settore giovanile.

O, ancora, nei documenti previsionali di budget in cui i ricavi del calciomercato vengono stimati per capire come si comporrà il fatturato. Oppure nella parte in cui i legali e responsabili dell'area finanziaria della Juventus si rendono conto di non essere in grado di fornire alla Consob un modello interno di processo decisionale per stabilire il valore dei propri calciatori da mettere sul mercato (alla fine decide sempre il direttore sportivo). Può essere inaccettabile per gli organi di controllo di Borsa, è da provare che si tratti di qualcosa di anomalo nel funzionamento sportivo di un qualsiasi club in giro per il mondo.

In generale, parte delle carte presentate dalla Procura sembra raccontare tre anni di gestione non virtuosa dell'azienda Juventus (Agnelli ad Arrivabene: "Da un lato abbiamo ingolfato la macchina con ammortamenti [...] E soprattutto la merda... perché è tutta a merda che sta sotto che non si può dire") dentro un sistema largamente condiviso: davvero solo i bianconeri hanno una rete di società amiche con cui intessono alleanze di mercato? O calibrano formule di prestiti o obblighi di riscatto per cercare di risparmiare denari?

Secondo la Procura della Figc molte delle intercettazioni hanno un "chiaro tenore confessorio in ordine a un vero e proprio sistema" con piena consapevolezza da parte di tutti, presidente Andrea Agnelli e azionista di maggioranza John Elkann compresi. Dentro i faldoni, però, ci sono anche trascrizioni in cui la presa d'atto era arrivata prima delle richieste della Consob e molto prima dell'inchiesta sportiva. Se lo dicono Stefano Cerrato (chief financial officer) e Cesare Gabasio (legale) in una telefonata nell'ottobre del 2021: "Ti dico la verità in passato i bilanci di molte società calcistiche sono stati un po’ salvati da queste plusvalenze, da queste plusvalenze, onestamente adesso già dalla 20/21 non abbiamo fatto, abbiamo fatto un quinto delle plusvalenze che facevamo negli anni precedenti, non abbiamo messo a business plan di farne di rilevanti nel corso di questi anni, quindi se poi le faremo saranno diciamo delle sorprese positive saranno totalmente sane ma questo devo dirti la verità indipendentemente un po’ dalla verifica ispettiva di Consob [...]".

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