milan bilancio perdite passivo elliott gazidis
Ansa
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Calcio

Milan, che bilancio: mezzo miliardo bruciato in tre anni

La crisi Covid appesantisce un bilancio già in profondo rosso: -195 milioni nel 2020. Elliott mette i soldi, ma adesso è arrivato il momento dei tagli nei costi

Il passivo monstre da 195 milioni di euro con cui il Milan ha chiuso il bilancio 2020, quello della pandemia e della grande crisi economica del calcio mondiale, conferma lo tsunami che ha colpito il pallone negli ultimi mesi e la necessità che il giochino non si fermi per evitare che molti club, anche di grande lignaggio e livello, rischino di saltare per aria. Il rosso, come comunicato dalla società, è stato infatti pesantemente condizionato dagli effetti della pandemia. Quanto? Nell'ordine di qualche decina di milioni per mancati incassi da stadio, riduzione delle attività commerciali, difficoltà a trattare con gli sponsor e vertenze in atto con le televisioni a pagamento che non vogliono vedersi scaricato addosso il peso di tenere in piedi tutto il sistema.

C'è, però, un passo della relazione che accompagna il meno 195 milioni di euro che è inquietante se si riflette su passato, presente e soprattutto futuro del Milan. Se da un lato sulla solidità di Elliott non c'è alcun dubbio - la continuità di iniezione di denari negli ultimi due anni è stata decisiva per garantire liquidità e un tasso di indebitamente molto basso -, dall'altro viene da chiedersi come possa proseguire un'azienda che brucia 426.484,01 euro ogni giorno e che nell'ultimo triennio ha perso 467 milioni di euro di cui solo una minima parte riconducibile al Covid. Il resto per uno squilibrio strutturale ereditato dalle gestioni Fininvest e Yonghong Li e non ancora corretto.

Elliott sta facendo tutto quanto in suo potere per garantire al Milan stabilità finanziaria, anche a costo di veder lievitare la propria esposizione e di conseguenza rendere più complesso immaginare un prezzo di vendita futura del club che consenta al fondo di rientrare degli investimenti e guadagnarci anche qualcosa. Però è un fatto che i passivi monstre si susseguono: -126 milioni nel 2018, -146 nel 2019 e anche prima, in piena era cinese, le cose non erano andate meglio (-107,5 in 18 mesi tra il 2016 e il 2017). Se si allunga il periodo di monitoraggio all'ultimo quinquennio il conto è spaventoso: meno 663 milioni di euro. Un profondo rosso(nero) che coinvolge tutti i gestori di un club che è patrimonio prima di tutto dei suoi tifosi, sparsi in tutto il mondo, e poi del calcio italiano.

Difficile immaginare una ricetta per la risalita. Servono certamente le infrastrutture, stadio prima di tutto, anche se i tempi non potranno essere brevi. Servono i risultati del campo che moltiplichino ricavi e appeal commerciale del club, ma è difficile rinforzarsi quando il budget è perennemente basso e in contrazione. E serve una manovra lacrime e sangue che è stata annunciata dallo stesso club presentando il dato del 2020. "E' stata avviata un'efficace politica di razionalizzazione dei costi, anche attraverso una rilevante riduzione del monte ingaggi dei giocatori e del salari del top management" è scritto nella nota ufficiale. Il sentiero è stretto e in salita ma è stato intrapreso. Il messaggio per i tifosi è chiaro: si lavora per cercare di mettere in equilibrio e al sicuro il Milan, che deve avere un futuro oltre che un passato, ma i parametri di riferimento sono cambiati e non poco. Meglio la chiarezza che le illusioni. Il Milan di oggi è questo e prenderne coscienza è il primo passo per cercare la soluzione dei problemi.

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