walter mazzarri torino esonerato cairo
Ansa/Andrea Di Marco
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Calcio

Mazzarri esonerato dal Torino (ma chi perde è Cairo)

Il tecnico rescinde il contratto con la squadra in crisi. Il presidente e il mercato senza rinforzi, con la piazza contro e un progetto che non decolla

Walter Mazzarri non è più l'allenatore del Torino. Esonerato da Urbano Cairo, anche se la formula scelta è stata la rescissione consensuale del contratto che sarebbe scaduto nel giugno 2020. Il regno di Mazzarri sulla panchina granata è durato due anni esatti. Non ha fatto male in termini di risultati anche il peggio è venuto alla fine e ha costretto tutti a fare un passo indietro.

Incassare 15 gol in 3 partite nell'arco di una settimana è un colpo al quale nessuno può reggere. Inutili gli alibi e il richiamo a una classifica non bellissima ma nemmeno disastrosa e inutile ogni riferimento a un mercato di gennaio in cui il Torino, per volontà del suo presidente, non ha investito nemmeno un euro quando qualche lacuna nella rosa c'era ed era evidente.

Il bilancio di Mazzarri con il Toro recita un nono posto da subentrato, un settimo con preliminare Europa League perso contro il Wolverhampton e una mezza stagione di poche luci e tante ombre. Cairo ha provato fino alla fine a tenerlo agganciato alla panchina, anche solo per risparmiare i soldi di un esonero, poi si è dovuto arrendere all'evidenza del fallimento di un progetto tecnico.

E qui entra in ballo il corresponsabile della situazione in cui si viene a trovare il Torino, che non ha fatto il salto di qualità e sembra condannato a vivacchiare in un'aurea mediocrità. In estate l'acquisto di Simone Verdi (25 milioni di euro, record per il club) aveva illuso tutti così come la resistenza precedente di Cairo davanti alle ipotesi di cessione di Belotti. Illusioni, appunto.

La gente granata ce l'ha con il presidente che l'ha riportata in Serie A, ha fatto crescere il club e però ha anche fatto tante promesse senza mantenerle. Immaginare una svolta societaria a breve termine è impossibile. Pensare a una conversione di Cairo anche. Anche perché il patron può sempre sfoderare il rosso di bilancio 2018, l'ultimo disponibile, con fatturato sotto la soglia dei 100 milioni di euro e conti non in equilibrio in assenza di plusvalenze.

Come dire: difficile fare calcio competitivo quando si ricava un quinto della concorrenza e i sacrifici (sotto forma di mancate cessioni) sono stati fatti. Il risultato è la condanna per un popolo che sogna sempre il passato e si scontra con la convivenza impossibile con la vicina Juventus. Mazzarri, che sarà sostituito da Moreno Longo, paga anche questo oltre ai suoi errori.

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