marotta inter contratto ministro sport lega serie a politica
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Calcio

Marotta, il Richelieu del calcio italiano che prepara il suo futuro

Guida l'Inter nell'era della crisi, è rimpianto a Torino, sogna un futuro lontano dai club e in ruolo istituzionale e si candida (anche se non lo dice) a guidare il sistema del pallone

Cosa farà Beppe Marotta da grande? E quando inizierà questa sua seconda (terza) vita da dirigente sportivo? Tra qualche mese o più avanti, magari proprio in quel 2024 evocato da più parti ormai come l'anno della Grande Rivoluzione del calcio mondiale? La domanda è legittima leggendo le ultime uscite pubbliche dell'uomo che sta transitando l'Inter nei mesi difficili della crisi cinese e pandemica. A giugno sembrava tutto chiaro: Zhang, prima di abbandonare Milano a scudetto ancora caldo per tornare in Cina (da dove non è ancora riemerso) aveva garantito per tutta la sua prima linea un rinnovo certo e meritato. Sono passati 120 giorni e delle firme non c'è traccia. Neanche dell'accordo a quanto pare, almeno seguendo il filo dei ragionamenti dello stesso Marotta.

"Aspettiamo che torni Zhang, credo si possa continuare assieme" ha detto al Corriere della Sera in una lunga intervista che assomiglia a un manifesto politico e programmatico di un personaggio in cerca di futuro. Non perché il rapporto con l'Inter debba necessariamente interrompersi il 30 giugno prossimo, giorno di scadenza dell'attuale contratto, ma per la sensazione che lascia di volontà di ritagliarsi un ruolo diverso mettendo a frutto oltre quarant'anni di esperienza. Dal settore giovanile del Varese sul finire degli anni Settanta al richiamo al Governo e alle istituzioni fatto a nome di tutto il sistema. Quel "serve un ministro dello Sport" che è qualcosa più di un generico appello e qualcosa meno di una autocandidatura.

E' stato Marotta a spiegare che, dopo l'Inter, immagina per sé un'esperienza diversa. Che gli piace la politica dello sport e che un ruolo istituzionale non gli dispiacerebbe per coltivare la sua dote certamente migliore che è la capacità di fare sintesi, trovare punti di caduta, intrecciare rapporti e relazioni, sviluppare una visione d'insieme. Senza necessariamente pensare a una discesa in politica, seppure da tecnico, è molto più facile immaginare a Marotta come a una risorsa da spendere nel palazzo che governa il calcio italiano, sia la Lega Serie A (Dal Pino è stato rieletto nello scorso mese di gennaio 2021 ma gli umori tra i presidenti sono soggetti ad alta variabilità) oppure la Federcalcio dove Gravina ha appena avviato il secondo mandato con la riconferma di febbraio.

Tra una valutazione sul peso economico del nostro campionato, un richiamo forte alle complessità del sistema politico che rende impossibile la realizzazione di nuovi stadi in Italia (solo un impianto su 153 in Europa negli ultimi dieci anni), la richiesta di essere inseriti nella spartizione dei fondi del recovery plan e il giudizio non tranchant sulla Superlega ("Nella forma potevano agire meglio ma il fine giustifica i mezzi"), Marotta ha in testa un'idea di calcio pronto a traghettarsi nel futuro.

La domanda è: quando compirà il passo verso il ruolo istituzionale che ambisce? Immaginare che Zhang perda la sua bussola nella tempesta del post Covid è azzardato. Ma anche il trascorrere lento del tempo, dall'annuncio di giugno in poi, è un segnale da non sottovalutare. Perché l'ultimo Marotta parla con sempre maggior frequenza e interesse dell'altro Marotta, quello che sarà dopo la fine del suo rapporto con l'Inter. Come se preparasse il terreno senza, però, andare fino in fondo. Almeno per ora.

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