dal pino lega serie a dimissioni
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dal pino lega serie a dimissioni
Calcio

Tutti contro tutti: venti di guerra nel calcio italiano

Una fronda di club contro il presidente della Lega, Dal Pino con sullo sfondo la partita per i fondi, quello che manca all'assegnazione dei diritti tv e gli equilibri futuri

La lettera ha toni formalmente cortesi, ma estremi e duri. Diretti. "Ferma e improrogabile necessità di manifestarle la nostra irrevocabile sfiducia" auspicando che possa "trarne le doverose conseguenze", cioè le dimissioni. Destinatario della missiva che ha portato allo scoperto lo scontro istituzionali in atto nel palazzo della Lega Serie A il suo presidente, Paolo Dal Pino. Mittenti delle richiesta di fare un passo indietro per consentire alla stessa di "proseguire con diversa guida e nuove visioni condivise" un piccolo esercito di sette club con in testa la Juventus ed alimentato da alcune delle big del nostro campionato: Inter, Napoli, Lazio, Atalanta, Fiorentina e Verona.

Un documento molto duro con cui i sette fanno sintesi di mesi di polemiche e attacchi, con sullo sfondo la dura trattativa per l'assegnazione dei diritti tv a Dazn arrivata a dama in extremis garantendo alla Serie A introiti per 840 milioni di euro a stagione fino al 2024 in attesa che anche il pacchetto 2 (quelle delle tre gare in co-esclusiva) possa essere assegnato portando il totale ad oltre 900 milioni. Più di quanto le società pensavano di poter ricavare in tempo di pandemia e dentro un contesto che ha costretto altri campionati a dover rivedere al ribasso le proprie stime.

La vicenda è stata oggetto di un lunghissimo tira e molla in Lega che Dal Pino, nell'accusa di chi oggi ne chiede un passo indietro, ha alimentato omettendo di mettere ai voti l'offerta di Dazn anche quando era chiaro a tutti che sarebbe risultata vincente su Sky perché più attrattiva dal punto di vista dei ricavi economici e dalla visione di portare il prodotto Serie A su internet avvicinandolo ad un pubblico più giovane. Il numero uno di via Rosellini si trovava, però, stretto tra due fuochi e legato anche al progetto da lui partorito e fatto crescere di ingresso dei fondi per valorizzare le potenzialità economiche del torneo garantendo una pioggia di denaro per i bilanci esangui delle squadre.

Progetto abortito in corsa proprio per volere dei sette firmatari di oggi e reso, nella realtà, meno attuale dopo che i presidenti si sono resi conto grazie all'offerta di Dazn di avere in mano un prodotto dal valore superiore a quello atteso e che, dunque, non poteva essere ceduto a un partner esterno su valutazioni precedenti al ribasso. Dal Pino paga il suo tentennare sulla posizione iniziale anche se non è per nulla scontato che la mozione di sfiducia porti al suo addio. Anzi. In assemblea serviranno 14 voti su 20 e il fronte è tutt'altro che compatto. Le dimissioni sono al momento da escludere.

La guerra del pallone, però, guarda anche al futuro. Nella posizione di trincea rischiano di finire anche progetti di commercializzazione di parti del prodotto Serie A non necessariamente cedibili collettivamente. Accadrebbe se uno dei due fronti immaginasse anche di cambiare le regole di voto abbassando il quorum della maggioranza portando a un tutti contro tutti dall'esito incerto. Nei mesi in cui il calcio cerca faticosamente di ripartire e di trovare sponda politica per riaprire gli stadi e ricominciare a macinare quei ricavi mancati come ossigeno.

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