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Ansa
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Calcio

Juventus, Inter e la Supercoppa in Arabia che divide

Gli obblighi di contratto, la posizione della Lega Serie A, l'opportunità di farsi vedere in un mercato ricchissimo e la prospettiva che dal 2023 cambi il format (con pioggia di soldi sul calcio italiano)

Per sapere dove si giocherà l'edizione 2021 della Supercoppa Italiana tra Inter e Juventus bisognerà attendere ancora qualche settimana. Che sia Riyad, come hanno annunciato gli organizzatori sauditi, oppure uno stadio italiano, come pare prevalere nei piani della Lega Serie A, verrà definito in extremis visto che la macchina, soprattutto se si dovesse traslocare in Arabia Saudita, necessita tempi adeguati per riempire di contenuti un evento che è più di una semplice partita di calcio.

La sede della Supercoppa Italiana 2021 è, però, al centro di un intreccio di politica sportiva che vale la pena di essere raccontato. Juventus-Inter attira e gli arabi la rivendicano in virtù di un contratto che prevede la disputa di 3 edizioni su 5 entro il 2022: ne manca una dopo quelle del 2018 a Gedda e del 2019 a Riyad e il Derby d'Italia potrebbe essere l'occasione perfetta. I club guadagnerebbero il ricco cachet garantito dagli organizzatori (3,5 milioni di euro a testa e spese pagate), la Lega chiuderebbe il contratto e avrebbe poi mani libere per piani futuri in un momento in cui la corsa ai ricavi è una priorità assoluta per tutti.

Sulla carta nessun problema, nella realtà è difficile che Juventus-Inter si giochi a Riyad perché i rapporti con l'Arabia Saudita sono ad oggi freddini causa congelamento della trattativa per i diritti tv dell'area MENA che sta costando decine di milioni di euro alla Serie A e che non si è ancora sbloccata dopo il ritiro dell'emittente qatariota BeIn Sports come ritorsione per i rapporti commerciali tra il nostro campionato e i vicini arabi, accusati di essere l'origine degli attacchi di pirateria televisiva che hanno colpito proprio BeIn Sports. Ecco perché i dirigenti della Lega Serie A nicchiano, prendono tempo e propendono per la soluzione in uno stadio italiano di grande capienza così da garantire un maxi incasso sufficiente a coprire il mancato cachet arabo.

E i club? Sono in posizione neutra. Andranno dove dirà la Lega, essendo legati dalla stessa posizione politica sulle questione dei diritti tv, però non disdegnerebbero la trasferta in Arabia Saudita per avere una finestra di visibilità in un territorio che sta investendo tantissimo sul calcio (l'acquisizione del Newcastle da parte del fondo PIF lo dimostra) e che ha indirizzato i suoi soldi sulla solita Premier League e sulla Liga, nuovo partner. Oggi la Serie A è trasmessa in zona in chiaro sul canale YouTube della Lega, Inter e Juventus ragionano sulla chance di farsi vedere e allacciare rapporti con potenziali partner in un momento di grande difficoltà complessiva a reperire sponsor.

Di certo, se Arabia Saudita fosse difficilmente potrà accadere il 22 dicembre perché la macchina organizzativa e commerciale ha bisogno di tempi adeguati per mettersi in movimento. Altrimenti si resta in Italia, Olimpico di Roma o San Siro le due opzioni. La seconda non sarebbe un problema per la Juventus che non avrebbe difficoltà a riempire metà dello stadio con i propri tifosi evitando, così, l'effetto trasferta.

C'è, poi, l'ultimo punto della vicenda. Nel corso dei frequenti contatti tra Lega Serie A e dirigenti arabi per cercare di sbrogliare la matassa dei diritti tv, è emersa l'idea di un nuovo contratto da 200 milioni di euro per 6 anni per rendere la Supercoppa Italiana una final four da giocarsi in loco. Ipotesi che non è stata certamente respinta dagli uomini di via Rosellini ma che ad oggi non risulta essere ancora stata formalizzata in un'offerta scritta.

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