Il tribunale delle misure coercitive di Sion ha stabilito che Jessica Moretti, proprietaria del Constellation di Crans-Montana insieme al marito Jacques, non andrà ai domiciliari. La procura aveva espresso parere favorevole a misure meno afflittive e i giudici hanno scelto la stessa linea, imponendo alla donna un pacchetto di restrizioni severo: ritiro del passaporto e di tutti i documenti d’identità, divieto di lasciare il territorio svizzero, obbligo di consegna delle carte alla procura, firma quotidiana alla polizia e deposito di una cauzione ritenuta adeguata a scongiurare il rischio di fuga.
La decisione
La decisione arriva mentre il clima attorno all’inchiesta continua a farsi più teso. La magistratura vallesana ha respinto nei giorni scorsi le critiche sul mancato arresto tempestivo dei coniugi Moretti, ma la pressione cresce. L’avvocata Miriam Mazou, legale di una delle famiglie delle vittime, ha chiesto che le indagini vengano sottratte ai giudici locali e affidate a un procuratore straordinario, sottolineando come l’enormità del dramma, la sua portata e le possibili implicazioni delle autorità giustifichino l’intervento di un organo indipendente.
L’indagine
Nel frattempo i primi risultati degli accertamenti procedono. L’autopsia su Riccardo Minghetti, il sedicenne tra le vittime italiane del rogo, ha stabilito che la morte è avvenuta per asfissia. L’esame, svolto al Policlinico Gemelli di Roma su disposizione della procura capitolina, dovrà essere confermato da analisi tossicologiche più approfondite.
A rendere ancora più cupo il quadro investigativo sono le ricostruzioni della notte del 31 dicembre. Secondo la testimonianza di Cyane Panine, la cameriera ventiquattrenne morta nell’incendio e ritenuta «una sorellina» dalla Moretti, l’unica preoccupazione della proprietaria poco prima della tragedia era che ci fosse “troppa poca gente” in sala e che fosse necessario far entrare più persone per “creare l’atmosfera giusta”. Cyane è morta tra le fiamme, riversa a terra tra i corpi, quando Jacques Moretti ha forzato una delle porte laterali nel tentativo di aiutare i presenti intrappolati.
Le parole della coppia, raccolte nelle ore immediatamente successive alla strage, cercano di minimizzare le responsabilità, ma emergono elementi sempre più critici. Subito dopo il rogo i Moretti si sarebbero affrettati a bloccare i profili social dei locali e a cancellare i video promozionali, quelli in cui abbondavano fontane pirotecniche e scenografie luminose. Gli investigatori hanno già individuato nei giochi pirotecnici la probabile origine dell’incendio. Jacques ha ammesso l’uso dei bengala “per compleanni o occasioni speciali”, negando rischi significativi, ma le immagini social rimosse mostrano clienti che maneggiano bottiglie e fontane luminose senza alcuna tutela.
Un quadro che si aggrava
Il sopralluogo dell’istituto forense di Zurigo ha aggravato ulteriormente la situazione: all’interno del locale sono stati rinvenuti 25 bengala già utilizzati e, in un piccolo deposito, 100 bengala ancora confezionati, oltre a un borsone con 14 petardi, tra cui potenti “Thunder King”. Una quantità incompatibile con qualsiasi criterio di sicurezza.
Le irregolarità non finiscono qui. Testimoni, inclusi ex dipendenti, hanno smentito Jacques Moretti riguardo alla presenza di un’uscita d’emergenza ben segnalata: quella principale risultava difficilmente individuabile e una seconda uscita sul retro era stata chiusa a chiave dall’interno, come ammesso dallo stesso Moretti. I pannelli installati nel locale, definiti dal proprietario “impossibili da incendiare”, sarebbero in realtà altamente infiammabili. Li aveva montati lui stesso, fidandosi di un «fai-da-te» che oggi appare come una scelta irresponsabile.
Il ritratto che emerge è quello di un locale simbolo della movida alpina affidato a una gestione improvvisata e superficiale, segnata da ombre anche sul passato dei titolari. Jacques Moretti ha alle spalle inchieste delicate, tra cui una condanna in Francia per sfruttamento della prostituzione. La coppia conduceva una vita sopra le righe, tra auto di lusso e frequentazioni altolocate, mentre amministratori e autorità locali sembrano aver chiuso gli occhi su controlli, verifiche e responsabilità che avrebbero forse potuto evitare una tragedia con quaranta vittime.
