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Calcio

Coronavirus, ecco le nuove regole della Fifa per il calcio mondiale

Calendari, taglio degli stipendi, mercato e trasferimenti: così Zurigo prova ad affrontare la crisi Covid-19 che sta travolgendo il pallone

Un piano complesso per cercare di salvare il calcio mondiale travolto dalla pandemia Coronavirus, dando alle federazioni la massima disponibilità per cercare le soluzioni adatte, suddividendo i sacrifici tra tutti i protagonisti del pallone e facendo cadere i paletti normativi che fin qui hanno cadenzato le stagioni del pallone. Ecco cosa la Fifa mette in campo, dopo confronti e settimane di riflessione, per rispondere alla spinta che viene dall'Europa e non solo. Una serie di misure eccezionali, cucite su misura per l'era del Covid-19, che si spera possano consentire di limitare danni annunciati per miliardi di euro.

Nessun tabù viene lasciato intatto. Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, si muove tenendo come faro la priorità da dare alla conclusione dei campionati nazionali perché la valutazione è che il calcio nel tempo della crisi è una specie di piramide e la vita del vertice si preserva solo curando la sopravvivenza della base.

Regole Fifa emergenza Covid-19.pdf

STIPENDI E CALENDARI: COSA CAMBIA

Nel documento pubblicato dalla Fifa (e anticipato da Panorama lo scorso 27 marzo) una parte importante è dedicata ai paletti dei calendari. Cade la data limite del 30 giugno per chiudere le stagioni, sia a livello nazionale che internazionale. Si potrà andare oltre, nella speranza di riuscire a concludere il maggior numero possibile di competizioni. Ogni aspetto correlato al limite del 30 giugno sarà, dunque, rimodulato con una deroga a partire dalla durata dei contratti dei calciatori e dei prestiti (sospesa la normativa che ne limitava l'utilizzo considerato distorto dai vertici del pallone).

I mancati ricavi dovranno essere spalmati tra tutti gli attori del pallone, calciatori compresi. La raccomandazione rivolta a giocatori e club è di cercare un accordo che aiuti il sistema intero a restare in piedi durante il periodo della crisi. Vale la legislazione dei singoli paesi e l'autonomia di federazione e leghe su taglio o differimento degli stipendi, ma in caso di difficoltà a trovare un punto di intesa Zurigo mette a disposizione i suoi organismi di mediazione.

CALCIOMERCATO LUNGO

Nel nuovo scenario è possibile che l'attuale e la prossima stagione si intersechino con una fluidità dettata più da situazioni sanitarie che da scelte di politica sportiva. La Fifa immagina un calciomercato di 16 settimane che, però, non abbia effetti immediati sulla vita delle squadre. Si potrà trattare, però sempre dando la priorità a chi deve concludere la stagione in corso. I nuovi contratti non avranno validità dal 1° luglio 2020 (come previsto oggi), ma dal primo giorno dopo la fine delle competizioni della squadra che cede il giocatore. Lo stesso vale per i prestiti. L'allungamento dei contratti oltre il 30 giugno costringerà i club a garantire lo status dei calciatori dal punto di vista economico e assicurativo.

Cosa succede ai contratti? Quelli che si chiudevano il 30 giugno (originariamente data di conclusione della stagione) saranno prorogati oltre, fino al termine delle competizioni fissato nel nuovo calendario. I passaggi di proprietà, anche quelli già stabiliti, slitteranno al primo giorno successivo e sempre preservando i diritti della squadra cedente che dovrà poter terminare le sue competizioni con la rosa che le ha iniziate. Possono valere accordi differenti in deroga a questo principio, ma senza intesa tra le parti c'è il via libera per i club attuali.

STOP ALLE NAZIONALI

Cade anche l'obbligo per le società di rilasciare i propri tesserati per gli impegni delle nazionali, sempre se confermati dal calendario della Fifa e delle singole confederazioni. L'emergenza supera anche questo storico tabù dando ampio mandato ai club di organizzare la propria attività senza tenere in conto altro. Allo stesso tempo, però, sarà fatto obbligo di farsi carico della prevenzione e cura di ciascuno senza alcuna discriminazione. E bisognerà garantire la reperibilità per i test antidoping la cui rete non si smantella pur nella difficoltà oggettiva di spostamento. Vietati i licenziamenti unilaterali e il rifiuto da parte di una società di adempiere al pagamento di clausole o quant'altro pattuito in precedenza. Il timore è che si possa innescare una dinamica negativa con rischio di travolgere, a catena, tutto il sistema.

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