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Ansa
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Calcio

Ecco il decreto salva Olimpiadi (che mette al sicuro un miliardo di euro)

In extremis Conte firma il provvedimento che restituisce autonomia al Coni ed evita il bando del tricolore e dell'inno a Tokyo. Ma in gioco c'erano anche i finanziamenti per il 2026

In extremis, quasi ai tempi supplementari o anche oltre. L'Italia ha evitato la figuraccia di una spedizione olimpica senza tricolore e inno di Mameli, con i nostri atleti costretti a gareggiare da indipendenti e il Coni messo alla porta dal consesso dei 205 Paesi facenti parte del CIO, trattamento di solito riservato a chi ha grossi problemi di democrazia. La firma del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sul decreto 'Salva Olimpiadi' ha cancellato l'incubo di una retrocessione pubblica che avrebbe fatto malissimo allo sport e al sistema Paese. E' arrivata nell'ultimo appuntamento utile, qualche minuto prima della salita al Colle per rassegnare le dimissioni e aprire ufficialmente la crisi di governo ma, soprattutto, meno di 24 ore in anticipo rispetto al Comitato Esecutivo del CIO (Comitato Olimpico Internazionale) che avrebbe ratificato il provvedimento contro l'Italia. Un documento già scritto e in mano ai membri, frutto di mesi di avvertimenti per lettera rimasti inascoltati da Roma.

E' andata bene, ma davvero l'Italia ha camminato pericolosamente sull'orlo del burrone anche se il Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, si è affrettato a chiarire che la decisone "fuga ogni dubbio", ma "per la lunga e gloriosa storia sportiva e democratica del nostro Paese era improbabile che l'Italia venisse così duramente sanzionata già domani (ndr 27 gennaio 2021)". A Losanna la pensavano diversamente e il messaggio era arrivato forte e chiaro al numero uno del CONI, Giovanni Malagò, tanto da spingerlo a una disperata richiesta di intervento nella consapevolezza che il destino del tricolore appariva segnato.

SOLDI E PRESTIGIO, LA VERA POSTA IN PALIO

Il vulnus sull'autonomia del CONI, richiesto dalla Carta olimpica, risaliva alla riforma approvata nel dicembre 2018 dall'allora Governo giallo-verde con il passaggio di Coni servizi al Mef. Una partita tutta politica e di gestione del denaro pubblico riversato sullo sport italiano che si è combattuta per due lunghi anni mentre, nel frattempo, l'Italia vedeva assegnarsi i Giochi del 2026 presentando un progetto Milano-Cortina con ampia garanzia che la situazione si sarebbe sistemata col tempo.

Senza la firma in extremis di Giuseppe Conte il danno sarebbe stato non solo di immagine. L'Italia avrebbe dovuto rinunciare alla sua rappresentanza a Tokyo 2020 (edizione 2021, sempre se si riuscirà ad accedere il braciere olimpico), ma sul tavolo sarebbero finiti anche i 925 milioni di euro che il CIO si è impegnato a girare alla Fondazione Milano-Cortina quale contributo per i costi previsti dal dossier a cinque cerchi. Circa il 75% dei 1.362 milioni di euro stimati per infrastrutture e spese operative cui si dovranno aggiungere gli investimenti per la sicurezza (stima iniziale circa 400 milioni) che saranno a carico dello Stato.

Gli ottimisti a oltranza hanno sempre ritenuto che la questione si sarebbe potuta far rientrare con calma nei prossimi mesi. I pessimisti hanno puntato all'esigenza di non creare ulteriori scossoni in un momento di forte crisi economica, con il mondo dello sport in ginocchio e impegnato a raggranellare qualsiasi risorsa pur di non veder collassare la sua base. Anche perché il 2026 sembra lontano ma è dietro l'angolo e la macchina olimpica deve marciare spedita e senza intoppi.

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