dazn doppia utenza abbonati abbonamenti pirateria polemiche proteste comunicati
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Calcio

DAZN, cosa succede dopo il passo indietro sulla doppia utenza

La resa dell'azienda di fronte alle proteste e i diritti dei tifosi tutelati da tutti (tranne che dalle loro società). Ma dall'anno prossimo guardare le partite costerà di più - DAZN, L'ONDATA DI PROTESTE CONTRO LO STOP ALLA DOPPIA UTENZA

Il passo indietro di DAZN sulla doppia utenza, dopo due giorni di proteste e minacce di disdette in massa da parte degli abbonati, assomiglia più a un rinvio che alla garanzia che le cose resteranno così come sono. Lo ha scritto la stessa OTT nella sua nota, precisando che "nessun cambiamento verrà introdotto nella stagione in corso". Poi si vedrà e il sospetto è che il prezzo della visione delle partite di campionato in Italia sia destinato a salire, cancellando l'illusione che passare da un sistema tradizionale come quello di Sky allo streaming di una OTT avrebbe portato benefici consistenti alle tasche dei tifosi.

L'ondata di ritorno dopo la pubblicazione della notizia sulle intenzioni dell'azienda e la mobilitazione di Governo e agenzie ha, però, ottenuto un risultato importante: rimettere i diritti del consumatore al centro del dibattito. Un compito che sarebbe dovuto appartenere anche ai club della Serie A, visto che quei clienti sono prima di tutto tifosi e ne rappresentano il patrimonio più importante: da via Rosellini, però, non è arrivata alcuna presa di posizione netta, lasciando il lavoro sporco ad altri forse nel timore di danneggiare DAZN che oggi rappresenta quasi l'unica colonna di sostegno dell'intero sistema; dovesse andare in crisi sarebbe un disastro per tutti, nessuno escluso.

Da qui il silenzio della Lega, ovviamente sollevata dal fatto che la questione si sia risolta rimandando tutto ai prossimi mesi. Il tema della pirateria è ovviamente importante - e su questo DAZN e il calcio sono allineati -, ma è evidente che nel contesto della mossa della OTT pareva quasi più un tentativo di dare un senso a una decisione di carattere puramente industriale: i quasi 2 milioni di abbonati (numeri non ufficiali perché sono segreti) sono meno di quanti era lecito attendersene e, da quello che risulta, stagnanti dalla fine dell'estate, primo periodo di lancio a prezzo scontato.

Cosa succederà adesso? Pare certo che nei prossimi mesi DAZN interverrà sull'offerta per le prossime stagioni e difficilmente sarà al ribasso. Del resto un'azienda che ha investito 840 milioni di euro per tre anni deve far quadrare i conti. Da quanto si è capito, sia l'Agcom che il Governo hanno intenzione di vigilare sui prossimi passaggi anche perché la vicenda dell'assegnazione dei diritti a DAZN continua a lasciare sul tavolo molti dossier aperti. C'è quello sulla qualità del servizio, sui problemi di ricezione e connessione, sui ritardi nella costruzione della rete da parte della OTT e della rete stessa nel nostro Paese e c'è la partita degli ascolti non certificati da ente terzo e indipendente.

DAZN li rileva insieme a Nielsen con una metodologia non pienamente accettata dagli operatori di mercato, cominciando da quello pubblicitario. Nell'ultimo turno, ad esempio, al derby Milan-Inter è stata assegnata un'audience di 2.710.616 individui contro il 1.459.456 di Auditel: è vero che parte dell'ascolto non è misurato da Auditel, ma rimane una differenza marcata e i pubblicitari stanno chiedendo con forza che si torni a una rilevazione indipendente per capire quanto stiano fruttando i loro investimenti.

Nelle prime 12 giornate, secondo DAZN-Nielsen, le partite sono state seguite da un totale di 74,7 milioni di persone e la platea degli investitori si è allargata rispetto all'anno scorso. La vicenda della doppia utenza (servita anche per dare più visibilità al campionato) ha riacceso i fari su tutto il dossier DAZN. Con quali esiti è presto per dirlo, di sicuro lo stop alla linea dura ha affermato che i diritti dei tifosi vanno tutelati al di là di ogni equilibrio politico e industriale.

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