atalanta ilicic champions league italiane eliminate qualificate bilancio inter milan juventus
(Ansa)
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Calcio

Sufficienza stiracchiata per la Champions delle italiane

Avanti Juventus e Inter, eliminate Atalanta (a sorpresa) e Milan: luci e ombre nel bilancio del nostro calcio alle prese con l'Europa che conta nel pallone

Due avanti (Juventus e Inter), una retrocessa in Europa League (Atalanta) e una bocciata senza appello (Milan): il bilancio dell'autunno dell'Italia in Champions League è un concentrato di luci ed ombre. Fa male la resa dell'Atalanta davanti agli spagnoli del Villarreal, non per la qualità dell'avversario che solo sei mesi fa si prendeva la coppa di consolazione, quanto perché ormai abituati a considerare la Dea una grande e, quindi, favorita in un confronto da giocare con conforto del proprio pubblico.

Invece proprio la banda Gasperini ha tradito, battuta nella testa prima ancora che dai colpi del Villarreal: quasi un crollo emotivo che sorprende perché prodotto dalla squadra italiana considerata più europea di tutte per ritmo, approccio alle gare e continua ricerca della metà campo avversaria. Peccato davvero, anche perché il girone è un concentrato di occasioni perse e recriminazioni: le due rimonte subite dal Manchester United, andata e ritorno, il black out in casa dello Young Boys. Sarebbe bastato poco per spostare il significato del gruppo regalando ai nerazzurri la terza qualificazione consecutiva alla seconda fase della Champions.

A febbraio ci presenteremo con due squadre su quattro. La Juventus si è presa il lusso di chiudere davanti al Chelsea malgrado l'umiliazione di Stamford Bridge e una stagione fin qui contraddittoria: se avrà buona sorte nel sorteggio può sperare di andare avanti, anche se vanno ricordate le delusioni concenti contro Ajax, Lione e Porto. Allegri ha confermato di essere un allenatore da Europa raccogliendo tutto quanto poteva, come testimoniato dai 15 punti che sono una boccata d'ossigeno dentro un autunno in apnea.

Inzaghi ha riportato l'Inter nella fase ad eliminazione diretta dopo dieci anni. Un'era geologica che segna anche la distanza tra le ambizioni di quella Inter post Triplete e di questa che ha avuto il merito di non farsi condizionare dalla partenza pessima. Il girone era abbordabile, la risposta è stata buona. Anche l'ultima sfida, persa al Bernabeu, ha lasciato qualche eredità positiva aldilà del risultato e del rosso di Barella. Il problema è che l'urna degli ottavi è proibitiva: c'è il Lille (da prendere con le molle), forse Ajax o Manchester United ma tutto il resto equivale a una scalata dell'Everest calcistico per la quale i nerazzurri non paiono attrezzati in questa stagione.

E dunque? Il voto della nostra Champions League è sufficiente, nulla più. Il Milan non può essere processato per il suo quarto posto, però nel complesso abbiamo fatto un mezzo passo indietro rispetto all'estate della conquista dell'Europeo. In fondo si tratta di una conferma della nostra dimensione: per essere i migliori abbiamo dovuto fare un'impresa, nella quotidianità del calcio dei club paghiamo dazio a realtà più ricche e, quindi, più performanti di noi. Non è una colpa, è una presa d'atto.

Non significa che siamo condannati in eterno a recitare il ruolo delle comparse, ma mette il timbro sulla necessità di fare tutto il percorso di crescita che serve. Ad esempio smettendo di sottovalutare l'Europa League dove ci presentiamo con squadre che sulla carta hanno tutto per vincere: Atalanta, Napoli e Lazio. E pure la nascente Conference League andrebbe giocata con piena convinzione. Al momento siamo questi. Né belli, né brutti: solo estremamente fragili e imperfetti.

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