Quei messaggi "bugiardi" a Bersani
Luca Zennaro/Ansa
Quei messaggi "bugiardi" a Bersani
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Quei messaggi "bugiardi" a Bersani

L'ex leader Pd sommerso di parole di stima e affetto. Ma sono tutte sincere?

Certo, oggi che giace, sebbene non in gravissime condizioni, in un letto d'ospedale, tutti fanno a gara nel professarsi suoi grandi amici, profondi estimatori, ammiratori della sua lealtà e onestà.

Eppure tra i tanti che nelle ore scorse hanno fatto recapitare messaggi di auguri e di stima a Pier Luigi Bersani, colpito domenica scorsa, da un'emorragia cerebrale, ricoverato d'urgenza e operato all'ospedale Maggiore di Parma, c'è anche chi, e sono almeno in 101, si porta addosso la responsabilità di averlo ucciso politicamente.

Per carità, a non dedicargli almeno un tweet di solidarietà si rischiava di farci una figuraccia, perché di fronte alla salute non ci sono divergenze politiche che reggano e un minimo di bon ton pretende l'adesione al rito pubblico dello “stringersi intorno” al malcapitato e alla sua famiglia.

Eppure a leggere certe accorate esternazioni, certi messaggi d'incitazione, il sopracciglio è scattato da solo verso l'alto ed è venuto naturale chiedersi se, per caso, ci fosse qualcosa di “bugiardo”, di ipocrita, nelle parole di alcuni dopo i tradimenti, i voltafaccia, gli insulti subiti negli ultimi mesi e settimane dall'ex segretario del Pd.

Avremmo voluto domandare in quelle di chi, a loro avviso, a due fedelissimi di Bersani come Chiara Geloni e Stefano Di Traglia, autori di “Giorni bugiardi”, il libro che racconta le tormentate settimane che hanno seguito le elezioni politiche del febbraio scorso, dalla vicenda dei siluratori di Prodi, all'elezione del Presidente della Repubblica, alla nascita del governo Letta.

Ma sia la futura ex direttrice di Youdem, la web tv del Partito democratico che costa 2 milioni 300 mila euro e che il neo segretario Matteo Renzi intende ridimensionare e affidare ad altre mani, che il portavoce dell'ex leader democratico, hanno garbatamente declinato la proposta di Panorama.it.

La prima perché forse qualche sassolino dalle scarpe se lo è già tolto (vedi dichiarazioni velenosissime contro il voltagabbanismo di Marianna Madia), l'altro perché nello stile di Bersani non c'è mai stato, per la verità, il volersi togliere i sassi dalle scarpe.

Ma come non segnalare che tra i messaggi sospetti c'era anche quello di Alessandra Moretti, inventata politicamente da Bersani quando l'ex segretario prima la scelse come coordinatrice della sua campagna per le primarie del 2012 per poi assicurarle un posto in Parlamento, la quale lo ripagò collocandosi, per sua stessa ammissione, tra i famigerati 101?

“Siamo tutti con te”, ha scritto Marianna Madia, la deputata democratica che oggi siede nella segreteria di chi ha fatto della rottamazione dei vecchi leader, compreso Bersani, la propria bandiera.

Ignazio Marino non è mai stato dalla sua parte (nel 2009 lo sfidò anche nella corsa per la segreteria), Piero Fassino lo ha mollato per Renzi come Dario Franceschini che è andato anche a fargli visita in ospedale.

Molto più sinceri, paradossalmente, sono invece risuonati gli auguri del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, di Pierferdinando Casini, amico di Bersani non dell'ultima ora, di Romano Prodi, che all'ex segretario ha dedicato “un abbraccio grandissimo”.

Perfido, invece, l'intervento di Beppe Grillo che sul suo blog ha scritto che l'ex segretario “ha il pregio di apparire onesto” e non, dunque, quello di esserlo.

Grillo che, a forza di definire gli altri leader politici “morti che camminano” porta la responsabilità politica degli insulti recapitati a Bersani nelle ore di maggiore apprensione per le sue condizioni quando qualcuno dei suoi attivisti è arrivato addirittura ad augurargli la morte.

Anche se non c'è dubbio che quelli che hanno fatto più del male all'ultimo segretario ex Pci del Pd sono stati tutti coloro che pur dovendogli carriera e successo politico, gli hanno poi voltato le spalle e oggi sono in prima fila nel tributargli il loro affetto “bugiardo”.

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