Berlusconi tra passato e futuro
 ANSA/ CLAUDIO PERI
Berlusconi tra passato e futuro
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Berlusconi tra passato e futuro

Alla presentazione di un libro in ricordo di Craxi il leader di Forza Italia traccia la sua nuova linea politica

Silvio Berlusconi  ritorna da Bettino Craxi per guardare al futuro. E cioè a un «partito maggioritario», Forza Italia,  perché si facciano quelle riforme necessarie a  «tornare  allo stato di diritto e impedire altri colpi di Stato». Questa per l’ex premier è l’unica via d’uscita: «Con qualsiasi legge elettorale rischia di esserci sempre un governo di larghe intese».

Ma Forza Italia non potrà stare con chi ha voluto «l’omicidio politico» del suo leader. Allora che «il Pd e i Cinquestelle si mettano insieme, così Grillo non resterà opposizione inutile e così al giustizialismo si unirà l’ipergiustizialismo».  

Silvio Berlusconi va a omaggiare la sera di venerdì 13 dicembre, nell’unico modo che può e cioè recarsi alla Fondazione Craxi (il passaporto per andare al cimitero cristiano di Hammamet, non lo ha più), il suo «amico Bettino», a tredici anni dalla scomparsa avvenuta il 19 gennaio 2000.  L’occasione è la presentazione del libro di Nicolò Amato (uno degli avvocati di Craxi ed ex direttore del Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) dal significativo titolo «Bettino Craxi dunque colpevole» (Rubettino). Stefania Craxi, presidente della Fondazione, ha voluto invitare Berlusconi perché, sebbene «personaggi diversi che agivamo in epoche diverse» Craxi e Berlusconi hanno in comune «i processi speciali» che per loro due «sono stati apparecchiati». Si commuove Stefania quando dice che se la Procura di Milano bollò suo padre come «criminale incallito, bolla oggi Berlusconi come «delinquente abituale». 

L’ex premier, condannato dalla Cassazione con la sentenza Mediaset e fatto decadere in Senato da una maggioranza fatta dalla sinistra e dai grillini, non può che dire che Nicolò Amato avrebbe ora un altro libro da scrivere: «Silvio Berlusconi dunque colpevole». Abbraccia e bacia Stefania.  Prova a ironizzare da quel gran comunicatore che è : «Del libro ho  letto solo 30 pagine, il resto vorrà dire che me lo leggerò in galera, via ragazzi, se non c’è un po’ d’ironia qui non si va avanti». 

Ma l’ironia dura poco, Berlusconi è commosso dal ricordo dell’«amico Bettino, un uomo buono, generoso, completamente diverso da come lo hanno descritto i giornali». Rivolto a Stefania: «Il tuo papà ha avuto in regalo una figlia come te, la quale dedica la sua vita a difenderlo».

Ricordi personali a parte, sotto accusa è il sistema giudiziario italiano, una certa magistratura, per la quale «si viene condannati sulla base del teorema non poteva non sapere», attacca la Craxi.  Dure le parole di Nicolò Amato: «La più grande infamia fu definire Craxi “latitante”, quando lui aveva lasciato l’Italia da libero cittadino il 5 maggio del 1994. E invece la Procura di Milano decise che dal 15 maggio, mentre lui appunto aveva già liberamente e legittimamente varcato la frontiera tunisina stabilì che per lui non c’era più diritto di espatrio». Amato, insieme a Giannino Guiso e Enzo Lo Giudice fu uno degli avvocati di Craxi per il quale seguiva gli aspetti romani dei processi, riuscì anche a farlo assolvere nel 2002, a morte avvenuta, dal tribumale di Roma, «dove non c’era il rito ambrosiano».

Amato ricorda l’amarezza di quei tremendi anni: «Noi lottavano contro chi non ci voleva ascoltare, sembrava di stare in un altro paese dove era in vigore un altro codice». Quello del «giustizialismo».  Quello che prende di mira i «condannati» a prescindere, «ai quali ancora oggi ho l’onore di accompagnarmi», dice l’ex socialista Renato Brunetta, capogruppo alla Camera di Forza Italia. Il partito che deve diventare maggioritario. La campagna elettorale è già aperta.

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