La carica dei gufi mediatici contro il «Caimano»
ANSA- Ettore Ferrari
La carica dei gufi mediatici contro il «Caimano»
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La carica dei gufi mediatici contro il «Caimano»

Mentre per Renzi sono paginate di lodi, è partito sulla stampa l'assalto a Berlusconi. Ma la realtà è ben diversa

«Forza Italia frana»; «Ultimi giorni di libertà per Silvio Berlusconi»; «Partito nel caos, leader azzoppato» e via gufando. È iniziato il conto alla rovescia della caccia al «Caimano», con uno stile ben collaudato ai tempi della caccia al «Cinghialone», alias Bettino Craxi. Come se non fossero passati vent’anni e Berlusconi fosse un leader abbandonato dal suo partito come capitò allo statista socialista, colpito a bruciapelo. E l’opinione pubblica non avesse capito l’antifona. 

In prima fila della sarabanda funeraria (tutta costruita in laboratorio, a prescindere dal Paese reale) la catena dei media dell’Ingegner Carlo De Benedetti. Matteo Renzi è l’eroe. L’uomo solo al comando. Tra un po’ lo descriveranno al 60 per cento. Ma il Pd è una polveriera di rancori, diviso come una sorta di Beirut dalle varie etnie l’una contro l’altra armate. Ma che fa? Quella è «opposizione costruttiva a Renzi». Anche questo è capitato di leggere.

Mentre personaggi di peso come Nico Stampo, il regista tecnico della sconfitta alle primarie di Renzi e della vittoria di Pier Luigi Bersani un anno e mezzo fa, dichiara tranquillamente: «Non siamo né antirenziani né renziani». Non si era mai visto un partito dove dunque si ammette platealmente di non stare con il proprio segretario. Né con Berlusconi né contro Berlusconi? Né con Nichi Vendola né contro Nichi Vendola? Né con Mario Monti né contro Mario Monti?

Da Forza Italia a Sel a Scelta Civica quando sono capitati distinguo così plateali ci sono state normali scissioni. E giù articolesse anche sulla tempesta in una cabina telefonica. Ma se accade nel Pd tutto va bene: «Opposizione dialogante e costruttiva». Tutto si aggiusta. Se, invece, per caso dentro Forza Italia, che ovviamente non sta vivendo i migliori giorni della sua vita, c’ è anche un minimo distinguo tra un parlamentare e l’altro, bazzecole rispetto al caos dell’eterna Beirut-Pd, allora è il caos, la frana. E si fa il conto alla rovescia della caccia al «Caimano».

Probabilmente dà fastidio scrivere che senza di lui Renzi le riforme no le fa, perché al Senato rischia di non avere più i numeri. Un rischio che è praticamente ormai certezza. E di questo Berlusconi ha parlato al capo dello Stato, da uomo, a sua volta, di Stato.

Al di là delle sorti del Cav dopo l’udienza del 10 aprile sulle modalità dell’esecuzione della pena relativa alla condanna Mediaset, i numeri al Senato per Renzi resteranno sempre gli stessi. Striminziti. Sul filo. Potrà agitare l’arma-ricatto con il suo partito delle elezioni anticipate, oppure quella del referendum per fare il pieno solleticando qualunquismi di ogni tipo del ventre molle italiano, compresi i falsi invalidi o quelli che in taxi non ti fanno la ricevuta ma ammettono di aver votato Beppe Grillo, ma sempre con quei numeri  al Senato il premier-segretario di Beirut-Pd dovrà fare i conti.

Ammettere che l’unico che potrà salvare le riforme, e di conseguenza anche Renzi, è «il pregiudicato» è probabilmente intollerabile anche per il premier dai tanti annunci che però non non coincidono con i tempi fissati (editoriale di Giorgio Mulè ). Il punto è uno solo:  «Il Caimano era ed è un uomo di Stato, spettacolo intollerabile» (Giuliano Ferrara, Panorama n.14 ).

I gufi ora sono lì a contare e sperare sul pallottoliere delle europee. Per quello che generalmente valgono in casa nostra. Non si vota a Satrasburgo per le riforme italiane. L’appuntamento è a Palazzo Madama, Roma, Italia.  

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