Perché Beirut e Damasco bruciano insieme
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Perché Beirut e Damasco bruciano insieme

Gli attentati delle opposte fazioni infiammano il Libano alla vigilia del processo per l’assassinio di Rafik Hariri e della conferenza di pace sulla Siria

Attentati, operazioni segrete, arresti eccellenti stanno allargando l’ombra del conflitto siriano sul Libano. Una strategia della tensione che si è consolidata in vista di due appuntamenti cruciali. Il 16 gennaio inizierà a L’Aja il processo del tribunale speciale dell’Onu per l’assassinio del premier Rafik Hariri, vicino ai sauditi, nel 2005.

Suo figlio Saad, che vive in esilio a Parigi per timore di essere ucciso, guida il blocco sunnita libanese «14 marzo». Alla sbarra, in contumacia, finiranno cinque membri di Hezbollah, il partito armato sciita di Beirut alleato dell’Iran e del regime siriano di Bashar al Assad. Il 22 gennaio, invece, dovrebbe iniziare a Montreux, sul lago di Ginevra, la conferenza di pace per la Siria più volte rimandata. Voluta dall’Onu, e alla fine appoggiata da Mosca e Washington, punta a trovare un accordo sul cessate il fuoco, un governo di transizione e libere elezioni. La conferenza potrebbe, però, saltare a causa del braccio di ferro sulla partecipazione dell’Iran, che attraverso i combattenti di Hezbollah appoggia Assad. Al Nusra, la costola di Al Qaeda dei ribelli siriani, ha già detto che non riconoscerà alcun accordo.

Negli ultimi mesi la guerra civile siriana si è propagata in Libano con scontri a Tripoli, il capoluogo del nord, fra sciiti filo Damasco e sunniti vicini ai ribelli. Beirut è stata colpita da cinque gravi attentati delle opposte fazioni. Nell’autobomba dello scorso 27 dicembre è rimasto vittima l’ex ministro sunnita, Mohammed Shatah, il 2 gennaio in un attacco a Dahyeh, il quartiere roccaforte degli Hezbollah, hanno perso la vita quattro persone. Il 30 dicembre l’intelligence libanese ha arrestato il superterrorista saudita Majid al Majid per l’attacco di novembre contro l’ambasciata iraniana a Beirut. Tornava dalla Siria, dove aveva stretto un patto con l’emiro Abu Mohammed Al Joulani, il capo degli estremisti di Al Nusra. Nel frattempo Hezbollah avrebbe trasferito dalla Siria in Libano quei missili Scud a lunga gittata che gli israeliani avevano solo in parte distrutto con raid aerei segreti.

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