Corsia preferenziale senza buongusto
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Corsia preferenziale senza buongusto

Ecco come "Arfio" vede la discussa pedonalizzazione dei fori Imperiali a Roma, decisa dal sindaco, Marino - la rubrica di Arfio

A memoria d’uomo non si era mai vista un’inaugurazione così fastosa per una corsia preferenziale come quella che Ignazio Marino, il medico di base, ha organizzato sui Fori Imperiali. 


Acrobati, giornaliste di primo rango, cantanti e intellettuali appena riesumati dai salotti, tenuti sotto naftalina per i cinque anni passati. Ovviamente il buongusto non ha albergato in quella festa, che ho osservato da lontano.

Erano tutti molto sudati, talmente sudati che qualcuno ha confuso il sudore con le lacrime, camicie di ordinanza per gli uomini sul palco, di quell’azzurrino triste da impiegato parastatale anni ’70, donne con scarpe aperte di pessimo gusto, con unghie eccessivamente smaltate e french senza senso. Unica nota di buongusto la Presidentessa della Camera, Laura Boldrini, che con classe e cura indossava un completo scuro, due orecchini semplici e i capelli raccolti sulla nuca. Una lezione di eleganza per molti.

Il clima era surriscaldato e il medico di base, tra se e se pensava: “ma chi mi lo ha fatto fare?” e la stessa domanda se la sono posta in tanti quella sera, soprattutto quelli che da settembre rimarranno bloccati su via Labicana in mezzo al traffico, col Colosseo alle spalle.

C’è stato anche un minuto di silenzio per tutti quelli che sono rimasti bloccati sul Raccordo e che non sono mai più tornati a Roma. Poi ad un certo punto, dopo la parata radical-chic e di sinistra (di un certo tipo di sinistra), la serata ha preso una svolta decisiva. E’ arrivato lui: Gianni. Già Sindaco di Roma, già proprietario del gatto, già uomo delle nevi, già scalatore, ora Partita Iva, che alla testa di un folto corteo di abitanti del Divino Amore protestava contro il medico di base per la discarica.

Gianni era iracondo, sprizzava rabbia da ogni poro della pelle, sembrava aver ripreso il suo slancio giovanile di quando bomber e jeans solcava le strade di Roma, salutando romanamente. Sempre sopra le righe e privo di stile indossava ancora una volta delle scarpe improponibili, intorno a lui c’erano un centinaio di persone, secondo la Questura cinquanta di cui venticinque suoi parenti, che lo caricavano urlandogli: “Daje Gianni, daje che questi nun so capaci, daje Gianni che potresti fa er Sindaco, daje che te ripiji er gatto”.

Galvanizzato dagli incoraggiamenti, il prode, ha continuato le sue scorribande lungo via dei Fori Imperiali, facendo leva sul malumore dei cittadini del Divino Amore ha fatto saltare tutto il programma al medico di base. A quel punto, la camicia di Gianni grondava, bagnata di sudore, uno spettacolo orrendo, talmente orrendo che una giuria di turisti tedeschi, con calzino bianco al piede annesso, ha decretato che al già proprietario del gatto andasse la fascia di Miss Maglietta Bagnata 2013.

Gianni emozionato ha dichiarato: "Dedico questa vittoria, l'unica dell'anno, a tutti i miei parenti che hanno reso possibile questo traguardo". 


La serata è finita e al Colosseo, che sta lì da duemila anni gli è toccato anche vedere questo spettacolo, così privo di gusto e provinciale, una festa organizzata male, come quei party poco riusciti del liceo, dove si millantava  la presenta di champagne di prima qualità e invece ci si ritrovava a bere acqua frizzante fatta con l’idrolitina e le pizzette rosse del giorno prima. 


Ho ritrovato una degna voglia di umanità una volta giunto a Testaccio dopo una breve cavalcata, dove un anziano seduto fuori da un’osteria mi ha detto: “Arfio, mettete a sede, famose un goccetto e nun ce pensamo, che è dai tempi dell’antico romano che se va contromano, altro che isole pedonali qui ce vorrebbe nà città più bella che faccia contenta pure mi sorella, che s’aregge pé la scommessa e pensa ancora de esse na baronessa.”

Davanti a cotanta saggezza, ho ripreso il mio destriero e sono tornato a casa e prima di salire l’anziano signore mi ha ammonito: “Arfio, me raccomando, a Roma, che è na donna un po’ scostante dije sempre che la ami, che Roma va accudita, sempre cò stupore e meraviglia”. 


Alla fine, la serata, me l’ha salvata l’anziano signore, che ha dimostrato stile, perché come diceva qualcuno “Roma non è il marmo del Senato, ma la sabbia di un campo da polo”.

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