Il salto (nel vuoto) al centro di Alfano
ANSA/ GIUSEPPE LAMI
Il salto (nel vuoto) al centro di Alfano
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Il salto (nel vuoto) al centro di Alfano

La scissione sposta la barra della politica di nuovo a metà dei due schieramenti ma con mille incognite

Scissione «per il bene dell’Italia», assicura Angelino Alfano. Quindi Silvio Berlusconi, che ha fatto di tutto per evitarla, vorrebbe il male dell’Italia? Ma anche scissione, quella alfaniana, alla fine  per un pugno di voti in più al Senato.

Secondo i primi complicati  calcoli, come quelli fatti dall’ “Huffington post”, la diaspora alfanian-formigoniana a Palazzo Madama, dove si viaggia sul filo, assicurerebbe  dai 13 ai 18 (senatori a vita compresi in questo ultimo caso), voti in più di cui la maggioranza potrebbe godere per tenere in vita le larghe intese.

Secondo altri calcoli, sarebbero addirittura solo 7 i senatori  in più a fare da stampella al governo, in vista dell’ormai prevedibile ritorno all’opposizione di Forza Italia.

La Lotteria dei numeri impazza. Alfano si dice amareggiato e addolorato, ma non risponde in modo chiaro all’invito del suo ex “padre” politico a entrare nella coalizione dei moderati. Osa: noi vogliamo fare il grande centrodestra, nella piccola stanza (piccola a confronto della vsta sala dell’Eur neoforzista).

Assicura che si troverà sempre accanto a Silvio Berlusconi nella battaglia dei moderati contro la decadenza,  presidenzialismo e quant’altro. Ma Alfano ormai sembra aver virato più che verso il centro destra, anzi il Nuovo centrodestra, verso il centro tout court. Con il pur legittimo obiettivo di diventare leader di quell’area in evidenti difficoltà.

Scelta civica è deflagrata, Mario Mauro ha ormai divorziato da Mario Monti e sembra avviato a riongiungersi con i suoi amici, ora alfaniani, di Cl, Roberto Formigoni e Mautizio Lupi. Il resto di Sc ormai vira verso Matteo Renzi. E il “vecchio” e più autorevole capo centrista Pier Ferdinando Casini sta lì che aspetta a mani tese che la pera diventi matura e cada dall’albero per coronare il sogno di una vita.

Questo è il guazzabuglio  nel quale rischia di infilarsi il vicepremier  e ministro dell’Interno.  Rischio di un suicidio politico al centro? Alfano , intanto, perde all’Eur pezzi importanti, finora dati in quota alfaniana. Al consiglio nazionale, ad esempio, era presente un politico ex dc, intelligente e da sempre considerato amico di “Angelino”, come il deputato sardo Salvatore Cicu.  E c’era anche la capa dei giovani Annagrazia Calabria, da sempre consiederata  una sorta di mezzosangue (alfanian-berlusconiano), che però stando alla sua presenza di ieri sembra alla fine aver scelto il Cav.

E c’erano naturalmente i cosiddetti mediatori che fino alla fine hanno lavorato contro la scissione, da Paolo Romani ad Altero Matteoli, ora schierati come un sol uomo con l’ex premier. Inutile dire del vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, leale nei confronti del Cav come lo può essere il figlio di un generale dei Carabinieri, e un politico formatosi –è il suo caso - nella tosta storia  missina, delle sezioni romane di Sommacampagna  o di Colle Oppio, nella Roma in cui infuriava la guerra tra post-fascisti e comunisti,  a suon di sprangate, ma anche  in nome di principi, seppur distanti mille miglia tra loro. Gasparri è stato e rimane uomo di partito,  formatosi al senso dell’appartenenza.

Sabato 16 novembre  Gasparri è stato il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene dall’Eur dove sembrava vigiliare come una vedetta lombarda perché tutto andasse per il verso giusto. Hanno avuto buon gioco alcuni osservatori a dire che era uno spettacolo triste rispetto ai bagni di folla del 1994.  A dire che tutto era grigio, nostalgico e ripetivo rispetto a quel fantasmagorico tunnel del futuro del congresso di Assago nelm 1998. Ma forse è già un miracolo, che dopo vent’anni, Berlusconi e il berlusconismo resistano a schiena dritta, dopo la guerra dei vent’anni, termine questo coniato prorprio da Alfano, di certa magistratura contro Berlusconi e il berlusconismo. Che è un progetto preciso. Quello di Nc (l’acronimo del Nuovo centrodestra) ancora non si capisce bene.

Una cosa è certa, molto dipenderà dalla legge elettorale: se si andrà verso un ritorno al proporzionale,  il centro alfanian-formigoniano-ex montiano e casiniano,  che già secondo i primi riservati sondaggi bene che vadano le cose non sfonderebbe quota 10 per cento, potrebbe allearsi con la sinistra (Enrico Letta è anche  cofondatore del gruppo inrterparlamentare per la sussidiarietà, un organismo molto caro a Cl) e a quel punto si potrebbe progettare il famoso taglio delle ali: da un lato i grillini, dall’altro i berlusconiani.

Ma se invece dovesse prevalere lo schema bipolare, anche con un ritorno al Mattarellum, a quel punto è chiaro che la sfida sarà tra Matteo Renzi e Berlusconi, che anche se decaduto da senatore, resterà alla guida del movimento e potrebbe correre per interposta persona, magari trovando un modo per far apparire sempre il suo nome e cognome. Sarebbe l’ennesimo coniglio estratto dal cilindro del Cav.

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