Musica

Intervista a Zibba: "La mia doppia vita artistica tra frontman e produttore"

Il cantautore ligure, in tour con il nuovo album "Le cose", ha fondato l'etichetta discografica "Platonica" per scoprire nuovi talenti

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Matteo Politanò

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Un autore, un produttore, un padre e un uomo follemente innamorato della musica. Zibba, il cantautore ligure che quest'anno ha pubblicato l'ottavo album della sua carriera Le cose, ha iniziato il nuovo tour che lo porterà nelle principali città italiane. Un titolo semplice per un album che nasconde invece un percorso complesso, quello di un artista in continua evoluzione e autocritica, capace di scrivere canzoni per sé stesso e anche per alcuni tra gli artisti più importanti della musica italiana: da Patty Pravo a Jack Savoretti, da Max Pezzali ad Alex Britti passando per Elodie, Alexia, Zero Assoluto e molti altri.

Dal tuo album del 2015 "Muoviti svelto" ad oggi cosa è cambiato nel tuo modo di vivere e fare musica?

"Sono stai anni nei quali ho avuto a che fare con un sacco di cose, in primis il crescere, per non dire l'invecchiare... La mia musica lo ha fatto insieme a me, ma questo mondo mi piace così tanto che l'idea di smettere per l'età non aveva molto senso. Ho fatto questo nuovo album cercando di analizzare i miei difetti e questi anni di consapevolezza mi sono serviti per capire un sacco di cose, per guardarmi più da distante. Un figlio che cresce in casa è una di quelle cose che ti scombussola, non solo perché l'essere padre ti responsabilizza. Mi sono chiesto: come racconterò il mondo a mio figlio? Questo ha influito su tutta la mia musica, sulla voglia di portare in giro un messaggio preciso, capace di cambiare ogni volta ma anche di mantenere la stessa matrice, come se dovessi passare il testimone a qualcun altro".

Ti senti più frontman o produttore?

"In realtà la musica da dietro il palco la vedo da sempre, ma forse non ne ero pienamente consapevole. Ho sempre cercato di prendere spunto dagli artisti bravi, fortunatamente l'invidia non è uno dei sentimenti che provo di più. Per questo ho raggiunto la consapevolezza di voler mettere la mia esperienza al servizio di qualcuno. Bisognerebbe fare questa domanda ad ogni cantante: ti piace fare il frontman? A me piace il palco ma vedo la differenza tra me e Mick Jagger, non posso negarlo! Per questo sono arrivato ad una conclusione: sono più alla ricerca di un nuovo Mick Jagger da produrre piuttosto che alla ricerca del Mick Jagger che si nasconde in me".

Anche la musica è cambiata, così come i supporti. Che momento è?

"Mi sembra un momento fantastico per la musica italiana. La digitalizzazione non è arrivata ora, esisteva già in modo confusionale oltre 10 anni fa: forse se al posto dei cd fossimo passati direttamente all'mp3 ci saremmo arrivati prima. Ciononostante è un momento molto bello: ci sono 30enni che fanno musica di qualità e che, continuando così, potrebbero restare nella storia della musica italiana. Credo anche che le etichette discografiche si siano rese conto di aver perso diverso tempo e adesso stanno correndo ai ripari. Fare musica in questo periodo storico è stimolante, sia per gli artisti che per il pubblico".

FIMI ha deciso di cambiare i parametri per le certificazioni, conteggiando solo gli account Premium degli streaming: secondo te era meglio prima?

"Il me di oggi crede che la musica vada pagata, anche perché costa tanto farla. Il me di 15 anni fa, quello che non si poteva permettere i dischi, spera invece che sia accessibile a tutti. Tuttavia le certificazioni hanno perso un po' di valore. Vedo artisti giganti che annunciano dischi d'oro pochi giorni dopo l'uscita e mi lasciano quasi incredulo. Ormai il disco d'oro vuol dire poco, anche perché esistono tecniche di marketing per indurre il risultato, una sorta di doping per indirizzare visualizzazioni e vendite. La FIMI è stata coraggiosa a fare questa scelta, tuttavia ogni classifica ha parametri differenti e finché non ci saranno regole per uniformarli a livello globale ci sarà sempre confusione..."

Hai sentito le cover trap fatte da De André? Una voce può dare credibilità ad un testo?

"Si, non solo la voce, un'interpretazione può dare una seconda visione. Un esperimento simile lo aveva fatto Dolcenera ma non ha avuto lo stesso successo. L'autore delle cover è stato geniale, ha cambiato le armonie, è stato davvero molto bravo. Il mio problema in diversi casi è stato simile: la mia voce profonda e piena di armoniche non è adatta per cantare tutto. Ricordo provini di miei brani che cantati da altri artisti hanno un'altra accezione, cambiano totalmente".

Le cover hanno aperto anche un dibattito sui contenuti: cosa ne pensi della trap?

"Io sono per il poco ma buono. Prendi Ghali, in Habibi ha portato alcuni messaggi fondamentali come "Qua non ti ascoltan quando hai sete. Ti stanno addosso quando bevi". Ho dei nipoti di 18 anni che hanno bisogno esattamente di questi messaggi. Il resto fa parte del gioco, è scena ed emulazione, come il tipico "faccio troppi soldi" ma poi i soldi non li fanno veramente perché a mangiare davvero con la musica sono altri e spesso agli artisti restano solo le briciole. Ben venga quando la trap manda dei messaggi ma non è quello il suo primo fine"

Come è andata la prima data del tour e come suona Le cose dal vivo?

"Nonostante a Milano ci fosse la neve la sala era piena, è stata un'enorme soddisfazione. Oltre ad alcuni ospiti del disco all'ultimo si è aggiunto Ensi, un artista che mi fa impazzire. È sempre devastante, il suo modo di fare rap vero senza seguire troppo tendenze e mode ha una potenza con pochi eguali. Abbiamo pensato questo tour per far suonare il live esattamente come il disco in digitale, saremo sul palco in 5 ma con un doppio strumento ognuno che ci darà il suono di 10 musicisti. Con me ci saranno Andrea e Stefano che mi accompagnano da sempre, poi i nuovi arrivati Dario Ciffo e Simone, un giovane bassista di Torino. Nella data milanese era con noi anche una corista, Martina, che ha curato i cori del disco e farà parte del team in qualche data del tour!"

Adesso vogliamo sapere come te la cavi da produttore: che talenti hai scoperto?

"I primi su cui sto puntando sono i Seawords, un duo di Imperia che ha un talento puro. Li ho sentiti cantare per caso e sono rimasto rapito dalla bravura di Giulia, la voce, e di Francesco, la chitarra. Sono piaciuti tantissimo al pubblico e su Mtv hanno ottenuto 50 passaggi settimanali come i big. Stiamo lavorando all'album, ne sentirete parlare. Poi mi sono imbattuto in Sonny Willa e ho prodotto le tracce del suo album "In bolla": Sonny l'ho amato fin dall'inizio, la sua follia è la sua forza e mi auguro che possa raggiungere i suoi colleghi perché il suo talento non ha nulla in meno di altri. Nel frattempo è nata anche un'etichetta, Platonica, che oltre al disco di Sonny sta per lanciare due ragazze italiane che cantano in inglese, sulle quali punto molto: Marpek, che uscirà a metà aprile, e Ties!"

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