Musica

Toto: trionfo a Roma - La recensione

Tutto esaurito alla Cavea dell’Auditorium per l'emozionante concerto della band californiana

Toto

Gabriele Antonucci

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Quattordici album, 35 milioni di dischi venduti, un numero impressionante di hit, membri della Rock and Roll Hall of Fame e definiti da Eddie Van Halen “collettivamente i migliori musicisti del pianeta”, i Toto hanno segnato in modo indelebile gli anni Ottanta con i loro successi. La loro straordinaria perizia tecnica è sempre stata messa al servizio della melodia e della cantabilità, per questo forse alcuni critici un po’ snob non hanno colto in pieno le loro qualità.

E’ stato fondamentale il contributo dei Toto al successo di Thriller di Michael Jackson, l’album più venduto di sempre con oltre 100 milioni di copie: Human Nature è stata scritta da Steve Porcaro e suonata dai Toto al completo, mentre Steve Lukather ha composto e suonato la linea di basso e la chitarra ritmica di Beat it.

Le alterne vicende della band si sono intrecciate con quelle dei tre musicisti della famiglia Porcaro: il batterista Jeff, morto nel 1992 in seguito a una reazione allergica ai pesticidi, il bassista Mike, scomparso il 15 marzo dopo aver combattuto contro la SLA e il tastierista Steve, sulle cui spalle pesa oggi il compito di portare avanti la dinastia.

La storia dei Toto, caratterizzata da continui alti e bassi, è stata perfettamente sintetizzata da Steve Lukather, l’unica costante in 38 anni di carriera del gruppo, ai microfoni di Classic Rock: “Abbiamo attraversato i cieli più azzurri e la più buia oscurità. Morte, droga, divorzi, successi, fallimenti, la critica che ci odiava, cantanti che andavano via. Eppure, nonostante tutte le volte che ci siamo trovati davanti al patibolo, questa band non è morta. Qualcosa continua a riportarci indietro”.

Quella stessa cosa che ieri ha richiamato quasi 4.000 spettatori, dai 20 ai 70 anni, alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, pieno come solo per le grandi occasioni per riabbracciare i Toto.

Un gruppo che, pur avendo un repertorio ricchissimo di successi, ha ancora molto da dire, come conferma il convincente Toto XIV da poco pubblicato, il primo album, dopo 27 anni, dove figura  Steve Porcaro come membro a pieno diritto della band, che oggi è completata da Steve Lukather, David Paich e Joseph Williams, che ha sostituito ancora una volta l’ex cantante Bobby Kimball.

Il tour di Toto XIV vede anche il ritorno, ma solo come turnista, del bassista  David Hungate, che ha lasciato la sua firma nei primi cinque anni di vita del gruppo prima di essere sostituito da Mike Porcaro.

Il concerto prende il via proprio con il brano iniziale di Toto XIV, Running out of time, il primo scritto a sei mani da Lukather, Williams e Paich, che conferma e rafforza le buone impressioni sul loro ultimo lavoro.

Una buona fetta del pubblico della platea è già accorsa sotto al palco, dove inizia la festa con un uno-due micidiale dal loro album d’esordio Toto: l’ll supply the love e Hold the line, due delle loro maggiori hit.

Davvero impressionante la partecipazione dei fan, che cantano a squarciagola ogni strofa di entrambe le canzoni.

Una scarica di adrenalina che prosegue anche nel rock-noir Stranger in town, primo singolo del poco fortunato Isolation del 1984, scandito dal coro “oh oh oh oh oh” dei fan.

Steve Lukather, vero frontman dei Toto, presenta in modo referenziato i suoi eccellenti musicisti, dal percussionista Lenny Castro al batterista Shannon Forrest, con un boato che accoglie il ritorno nella band del bassista David Hungate.

Il chitarrista incanta nella romantica ballad I won’t hold you back, suonata in un’atmosfera magica con la Cavea dell’Auditorium illuminata dagli accendini e dagli smartphone.

La band è una macchina perfetta: Joseph Williams canta con voce sicura nonostante l’onnipresente chewing gum, Steve Lukather suona divinamente, David Paich, sempre più gigione con le sue smorfie e con suoi pittoreschi cappelli a cilindro,  e il più compassato Steve Porcaro dimostrano come anche le tastiere, se suonate con gusto e tecnica, possano essere uno strumento nobile ed espressivo.

Meritano un plauso anche i due coristi Jenny Douglas e Mabvuto Carpenter, che coniugano belle voci nere a presenza scenica.

Colpisce come le nuovi canzoni di Toto XIV non sfigurino affatto ai classici del repertorio: Burn è un concept con un sound fresco e particolare, mentre Holy War, dura invettiva contro l’assurdità delle guerre di religione, ha un solido groove e dei sorprendenti cambi nella struttura melodica.

Orphan, a giudicare dall’entusiasmo con il quale è stato cantato dal pubblico, è già un nuovo classico della band californiana.

Uno dei momenti più alti della serata è stato sicuramente l’incredibile assolo di Little Wing eseguito in coda a Without your love da un Lukather in stato di grazia. Non sono molti, oggi, i chitarristi in grado di suonare un brano così senza sfigurare con l’ingombrante leggenda di Jimi Hendrix.

Grandi emozioni suscita anche la dedica di Lukather ai compianti Jeff, Mike Porcaro e a Chris Squire, il bassista degli Yes scomparso pochi giorni fa: “So che adesso ci state guardando da lassù, questa è per voi”.

Nella setlist non potevano mancare due successi dai nomi femminili, Pamela e Rosanna, che andrebbero insegnate nelle scuole di musica per la capacità di essere popolari e al tempo stesso ricercate nel sound.

Il bis finale, dopo quasi due ore di concerto, non poteva che essere Africa, proposta in una lunga versione che ne accentua gli elementi di world music, grazie alle travolgenti percussioni di Castro e con un continuo botta e risposta tra Williams  e gli spettatori.

Scritta dal tastierista David Paich, che canta le due strofe, e dal batterista Jeff Porcaro, Africa fu l'ultima canzone ad essere inserita in Toto IV, suscitando non poche diffidenze all'interno del gruppo, dato che non piaceva a tutti. Per fortuna loro e anche nostra, alla fine Africa è stata pubblicata, diventando il brano-simbolo dei Toto.

Un gruppo che, a giudicare dal vibrante concerto di ieri, potrebbe regalarci ancora molte sorprese.

La scaletta del concerto

Running Out of Time 
I'll Supply the Love 
Burn 

Stranger in Town 
I Won't Hold You Back 
Hold the Line 
Takin' It Back 
Never Enough 
Pamela 
(With keyboard solo as intro)
Great Expectations 
Without Your Love 
Little Wing 
(The Jimi Hendrix Experience cover)
Holy War 
The Road Goes On 
Orphan 
Rosanna 
On the Run / Goodbye Elenore (With Child's Anthem snippet)
Africa

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