Gabriele Antonucci

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"Spero di poter continuare a portare questa mostra in giro per il mondo. Riguardandola, ora, mi viene da pensare che il nostro viaggio sembra molto più premeditato di quello che è stato nella realtà dei fatti. Le cose, nella realtà, sono semplicemente accadute. Il partenariato con V&A è stato molto importante. Ci ha permesso di considerare come lavoravamo".

Così si è espresso Nick Mason, indimenticabile batterista dei Pink Floyd, alla "vernice" riservata ai giornalisti della mostra The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains, che nei mesi scorsi ha richiamato 400.000 spettatori al Victoria and Albert Museum di Londra, ospitata al Macro di Roma (Via Nizza 138) dal 19 gennaio fino al 1 luglio 2018.

L'esposizione è prodotta e organizzata dalla Concert Productions International B.V. di Michael Cohl, da Azienda Speciale Palaexpo, Mondo Mostre e da Live Nation.

The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains, grazie alla supervisione di Nick Mason, è un’inebriante esperienza multisensoriale e immersiva che fa rivivere, attraverso un percorso di circa due ore attraverso memorabilia, materiale audio e video, rarità e immagini cult, cinquant’anni di storia non solo della band, ma anche del costume e della musica inglese, di cui i Floyd sono una delle architravi.

La mostra, la più completa mai organizzata finora, è una suggestiva celebrazione multensensoriale del lascito floydiano, che nel corso degli anni non ha mai abdicato alle sue ambizioni artistiche, rinnovandosi album dopo album.

Le dichiarazioni di Roger Waters

Meno entusiasta delle celebrazioni del passato si è rivelato in conferenza stampa il fumantino Roger Waters, atteso da un tour primaverile ed estivo in Italia nel 2018, bassista e mente delle leggendaria band inglese: Tutto quello che abbiamo fatto mi interessa fino a un certo punto. Sono più interessato a voi che alle cose che ho fatto 40 o 50 anni fa. Abbiamo realizzato cose che sono rimaste come The Dark Side of the Moon, ne sono orgoglioso, ma c’è tanto altro. Cose più importanti che guardare al passato, come ciò che stanno vivendo le popolazioni di Ecuador e Palestina, i Rohingya. Se posassimo questi telefonini e provassimo a capire quanto è difficile la situazione, sarebbe già un buon inizio”.

Waters, da sempre artista impegnato e appassionato di politica, si è detto “preoccupato dalla razza umana e dalle nuove generazioni, troppo impegnate a guardare iPhone e Samsung. Non ho nulla contro questa mostra: avrà molto successo, però la storia parallela è una cosa che ci consuma molto di più. Ci troviamo su un treno espresso verso l’estinzione. Quella raccontata dalla mostra è una storia interessante, ma la storia che viviamo tutti i giorni è una storia di grande precarietà”.

Come acquistare i biglietti

I Pink Floyd sono stati coinvolti in prima persona nella scelta e nell’allestimento della mostra, i cui biglietti sono in vendita su Vivaticket, nei punti vendita Vivaticket e per telefono al numero +39. 02.92897777.

I prezzi per i biglietti interi sono di 18 €, mentre il biglietto ridotto costa 16 €.

Che cosa c'è nella mostra

La mostra raccoglie oltre 350 oggetti correlati alla band: strumenti, attrezzatura, disegni e bozzetti originali, testi scritti a mano, appunti, poster psichedelici, dipinti e porzioni di scenografie.

Ideata da Storm Thorgerson (grafico e fotografo britannico a cui si deve la maggior parte delle copertine dei Pink Floyd) e sviluppato da Audrey ‘Po’ Powell di Hipgnosis in collaborazione con Nick Mason, il percorso espositivo è sempre accompagnato dalla musica e dalle voci dei membri dei Pink Floyd: da Syd Barrett a Roger Waters, Richard Wright, Nick Mason e David Gilmour.

L’allestimento, definito dai media inglesi “colossale”, ripropone il percorso sviluppato al Victoria and Albert Museum di Londra che, forte di 400mila spettatori, ha segnato il nuovo record mondiale per una mostra a tema musicale.

La band inglese è stata la prima ad aver dato vita a mastodontiche rappresentazioni multimediali della propria musica in spettacoli d’avanguardia nei quali la componente visiva è complementare a quella sonora.

La storia della band è raccontata in maniera cronologica, dagli esordi alla metà degli anni Sessanta, guidati dal genio creativo e inquieto di Syd Barrett, passando per le grandi visioni di Roger Waters degli anni Settanta fino all'ultima fase, caratterizzata dal duopolio David Gilmour-Nick Mason, che nel 2014 ha prodotto l'album The endless river.

Di grande interesse l'imponente ricostruzione della Battersea Power Station, immortalata sulla copertina di Animals, il “maestro” e un pezzo di muro dell'allestimento originale di The Wall, le due mezze facce metalliche di The Division Bell.

Non vogliamo togliervi la sopresa dell'ultima sala, ma vi invitiamo caldamente a portare con voi un pacchetto di fazzoletti.

I Pink Floyd e l'Italia

Una particolare attenzione viene riservata al rapporto del gruppo con l'Italia.

Dalla prima esibizione al Piper, nell'aprile del 1968, alle esperienze negli studi di registrazioni romani per la colonna di Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni dell’anno successivo, fino ancora alle riprese del concerto di Pompei nel 1972 e alla spettacolare performance a Venezia del 1989.​

Le icone pop entrate nell'immaginario collettivo

I Floyd hanno prodotto alcune delle immagini più popolari e iconiche della cultura pop: dalla mucca  Lulubelle III che fa bella mostra sulla copertina di Atom Heart Mother all’enigmatico prisma di The Dark Side Of The Moon, fino al maiale rosa Algie che vola sopra la Battersea Power Station di Londra per Animals e ai "Marching Hammers" di Another Brick in the Wall.

La personale visione del mondo floydiana si è realizzata grazie a creativi come il moderno surrealista, collaboratore di lunga data, Storm Thorgerson, l’illustratore satirico Gerald Scarfe e il pioniere dell’illuminazione psichedelica Peter Wynne-Wilson

Una storia lunga 50 anni

Nel 2017 si è festeggiato in tutto il mondo il cinquantennale di una delle band più influenti e innovative della storia del rock, la cui carriera discografica è iniziata nel marzo del 1967, quando è stato pubblicato Arnold Layne, il primo singolo dei Pink Floyd, allora capitanati dall’inquieto talento di Syd Barrett

Nel corso di una lunghissima carriera, in cui si distinguono tre fasi, corrispondenti ad altrettante formazioni, i Pink Floyd hanno ridisegnato i confini del pop e del rock grazie alle inedite commistioni di elettronica e di musica sinfonica.

La costante ricerca sonora, unita a una perfezione tecnica quasi irreale, ha dato vita a una serie di pietre miliari della musica popolare del Novecento, come Ummagumma, The dark side of the moon, Wish you were here e The Wall.

Nel 2014, a vent'anni di distanza dal precedente The Division Bell, è stato pubblicato il loro ultimo album The endless river.

Il disco, pur non essendo ai livelli dei capolavori dei Pink Floyd, è il degno epitaffio di una storia lunga quasi cinquant’anni, che ha regalato non solo alcuni dei migliori album rock mai realizzati, ma vere e proprie opere d’arte da tramandare di padre in figlio.

Un fiume di note senza fine, al quale torniamo sempre volentieri per dissetarci.

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