Miley Cyrus: "Bangerz", la recensione

Ad attirare l'attenzione sono bravi tutti. Fare anche un ottimo album, è roba da grandi

Alessandro Alicandri

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La lingua di Miley Cyrus ci ha ossessionato per settimane come un incubo. "We Can't Stop" in estate è diventato un tormentone per chiunque avesse un computer funzionante, Su Youtube "Wrecking Ball" sarà senza dubbio uno dei videoclip più virali del 2013 e della storia della musica pop.

Miley ha cambiato pelle. È morta e rinata come una fenice. Per molti "Bangerz", dall'8 ottobre 2013 nei negozi, è come fosse il suo primo album di inediti. E non ci sono prove per dimostrare il contrario. È un album con un'energia sopra l'ordinario, una spanna sopra gli altri. Ma come è stato possibile?

Una caratteristica piuttosto nota degli album "post Disney" di Miley è sempre stata la stessa: iper produzione e una marea di idee distribuite non solo sui singoli ma su tutto l'album, una cosa che i lavori pop hanno solo raramente.

In "Bangerz" ha condensato tutto ciò che di modaiolo, gustoso, trascinante, sexy, emozionante e sporcaccione c'è oggi nel mercato internazionale. Non si è inventata niente, ha portato in una chiave "diversa" quello che piace già alla gente, ma senza risultare stucchevole o trasparente nelle intenzioni. Anzi.

In questo disco ci sono 13 produttori (tra cui Pharrell Williams e Will.I.Am) che si sono occupati dei suoni e degli arrangiamenti, circa 30 persone hanno dato vita ai testi di 16 tracce (quelle della versione deluxe che abbiamo ascoltato), inclusa Miley che figura come autrice in 8 tracce. Un'impresa titanica.

Tutto l'album è permeato di atmosfere hip hop / R&B senza spingere troppo l'acceleratore in nessun senso. L'equilibrista Miley che in copertina si mostra anni '80, dentro questo album ha messo tutto tranne la banalità. Ha sfogato il "dream pop" di "Adore You" per poi rappare in "SMS" con Britney Spears, poi fa country blues in "4X4" con Nelly e poi mette il piede nella dance pop con "fischio" di "#GETITRIGHT" . Siamo solo a metà album. No, adesso ve le vogliamo dire tutte.

In "Drive" e in "FU" mette in campo i suoni della dubstep, in "Do my thang" l'approccio è più club (così come in "Someone Else") fino a "Maybe you're right", dove la citazione al folk europeo è così esplicita da lasciare con il muso a terra i The Lumineers, Mumford and Sons e tutta la compagnia hipsterizzante.

Vogliamo ancora parlare dell'elettronica anni '80 con accenni di chitarra in stile Daft Punk di "On my own"? O del brano "bling bling" con Ludacris "Hands in the air", ciò che più si avvicina a un classico hip hop dal sapore gangsta?

Ecco: i destini erano due. O questo album veniva fuori come un pasticcio infinito senza capo né coda, oppure è successo quello che sta per succedere. "Bangerz" è uno degli album femminili pop internazionali più interessanti dell'anno. Senza se e senza ma. Non si ammettono discussioni. Basta, fine dei giochi.

Poi possiamo tutti metterci in coda con il bigliettino a criticarla perché fa le foto mezza nuda (mezza potete anche toglierlo) con Terry Richardson, perché oggi pure le pareti sanno chi è a tal punto che le cronache di gossip potrebbero offuscare persino Belen Rodriguez. Pazienza.

C'è gente che quella lingua che tira fuori orgogliosa nelle foto gliela strapperebbe a morsi, ma quella che fu Hannah Montana oggi è una delle voci pop più credibili del mercato.

È questo quello che deve fare la musica popolare: mettere un amo molto grosso e acchiappare milioni di pesci e poi essere felici di essere presi tra le sue ossutissime braccia che tengono martelli che poi lecca come un Calippo. Miley, nella sua rivoluzione incoerente e disordinata di "Bangerz", è riuscita a colpirci in pieno volto. In una parola: fregati.

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