Un nuovo aiuto contro il costo dell’energia si prepara a entrare nel sistema dei sostegni destinati a famiglie e piccole attività economiche, ma questa volta il meccanismo sarà diverso rispetto ai bonus bollette ai quali gli italiani si sono abituati negli ultimi anni, perché le risorse arriveranno dal Fondo sociale per il clima dell’Unione europea e dovranno essere utilizzate non soltanto per tamponare l’aumento delle fatture, ma anche per ridurre strutturalmente la vulnerabilità energetica di chi ha meno possibilità economiche per affrontare la transizione.
Il tema acquista un peso particolare proprio durante l’estate, quando alla spesa ordinaria per l’energia si aggiunge quella necessaria a raffrescare le abitazioni durante periodi di caldo sempre più lunghi e intensi. Non a caso il regolamento europeo che istituisce il Fondo considera espressamente, tra gli interventi finanziabili, anche la decarbonizzazione e l’efficientamento dei sistemi di riscaldamento e raffrescamento degli edifici, insieme alle ristrutturazioni, alle fonti rinnovabili e alle misure dirette di sostegno al reddito.
La novità più importante, tuttavia, riguarda i possibili beneficiari. Il futuro aiuto non è pensato esclusivamente per le famiglie che già oggi rientrano nelle soglie ISEE dei bonus sociali, ma per una categoria europea molto più ampia di soggetti considerati vulnerabili, nella quale possono entrare anche nuclei a reddito basso e medio-basso che, pur non essendo necessariamente in condizioni di povertà assoluta, subiscono in maniera significativa l’aumento dei costi energetici e non dispongono delle risorse necessarie per rendere più efficiente la propria abitazione. Accanto a loro compaiono per la prima volta in maniera strutturale anche le microimprese vulnerabili.
Cos’è il nuovo bonus energia legato al Piano sociale per il clima
Alla base della misura c’è il Fondo sociale per il clima, istituito dall’Unione europea per accompagnare l’introduzione del nuovo sistema di scambio delle emissioni ETS2 e impedire che il costo della transizione energetica ricada soprattutto sulle fasce economicamente più fragili.
Il Fondo opera nel periodo 2026-2032 e può finanziare interventi destinati alle famiglie vulnerabili, alle microimprese vulnerabili e agli utenti dei trasporti maggiormente esposti all’aumento dei prezzi collegato alla transizione. Tra gli strumenti ammessi figurano la riqualificazione energetica degli immobili, l’isolamento degli edifici, la sostituzione degli impianti di riscaldamento e raffrescamento, l’installazione di sistemi alimentati da energie rinnovabili, l’accesso a forme di mobilità meno inquinanti e, per le famiglie più in difficoltà, anche forme temporanee di sostegno diretto al reddito.
È proprio all’interno di questo quadro che l’Italia ha già previsto per legge la possibilità di introdurre specifiche misure di investimento e sostegno per famiglie e microimprese vulnerabili. Il decreto Bollette del 2025 stabilisce che a questi interventi possa essere destinata una quota non superiore al 50 per cento delle risorse disponibili, con strumenti anche flessibili e diversificati in funzione dell’andamento dei prezzi dell’energia, in modo da consentire interventi immediati quando l’accesso ai servizi energetici essenziali diventa più difficile.
È da questa previsione che nasce quello che viene già indicato come il nuovo bonus energia, anche se al momento è più corretto parlare di un futuro sistema di sostegno: importi, requisiti puntuali, eventuali soglie ISEE e modalità di erogazione non sono ancora stati definitivamente fissati.
Chi potrà ricevere il nuovo bonus energia 2026
La differenza rispetto all’attuale bonus sociale è importante. Oggi, dal 1° gennaio 2026, il bonus sociale per disagio economico viene riconosciuto automaticamente alle famiglie con un ISEE non superiore a 9.796 euro, mentre la soglia resta a 20 mila euro per i nuclei con almeno quattro figli a carico. Per l’energia elettrica l’agevolazione ordinaria equivale a una riduzione pari al 30 per cento della spesa dell’utente medio, mentre per il gas lo sconto corrisponde al 15 per cento della spesa al netto delle imposte.
Il Piano sociale per il clima parte invece da una definizione di vulnerabilità più articolata. Secondo il regolamento europeo, sono considerate vulnerabili non soltanto le famiglie già in condizioni di povertà energetica, ma anche quelle a reddito basso o medio-basso che vengono colpite in maniera significativa dall’aumento dei prezzi dell’energia e non dispongono dei mezzi economici necessari per riqualificare l’edificio in cui vivono.
Questo significa che la futura platea potrebbe andare oltre quella degli attuali percettori del bonus sociale. Non basta, tuttavia, avere un ISEE superiore a 9.796 euro per avere automaticamente diritto al nuovo sostegno: sarà il Piano italiano, una volta definito e approvato, a stabilire come tradurre la nozione europea di vulnerabilità in requisiti concreti e verificabili.
L’obiettivo è intercettare quella fascia di famiglie che rischia di rimanere schiacciata tra due estremi, perché dispone di un reddito troppo alto per accedere ad alcuni strumenti tradizionali di welfare, ma troppo basso per sostenere senza difficoltà bollette elevate, lavori di isolamento, sostituzione degli infissi, installazione di pompe di calore o altri investimenti necessari a ridurre stabilmente i consumi.
Nel nuovo aiuto entrano anche le microimprese
Un’altra differenza sostanziale riguarda le imprese. Il regolamento europeo considera microimpresa un’attività con meno di dieci addetti e un fatturato annuo, oppure un totale di bilancio annuo, non superiore a 2 milioni di euro. Per essere considerata vulnerabile, però, non è sufficiente rientrare in queste dimensioni: l’impresa deve essere significativamente esposta all’aumento dei prezzi legato ai consumi degli edifici o dei trasporti e non avere risorse sufficienti per riqualificare gli immobili utilizzati, acquistare veicoli a zero o basse emissioni oppure passare a sistemi di mobilità più sostenibili.
È un’estensione importante rispetto alla tradizionale concezione del bonus bollette come strumento essenzialmente familiare, soprattutto in un Paese come l’Italia caratterizzato da una presenza molto elevata di attività di piccole e piccolissime dimensioni, per le quali una crescita improvvisa delle spese per elettricità, riscaldamento, climatizzazione o carburanti può incidere direttamente sui margini economici.
Anche in questo caso non significa che tutte le microimprese italiane riceveranno un contributo, ma che il Piano dovrà individuare quelle maggiormente esposte e costruire strumenti specifici per accompagnarle.
Non sarà necessariamente soltanto uno sconto in bolletta
Definire la misura semplicemente come “bonus bollette” rischia inoltre di essere riduttivo. Il Fondo sociale per il clima nasce infatti con un’impostazione differente rispetto agli aiuti emergenziali distribuiti durante le fasi di maggiore aumento dei prezzi: una parte delle risorse può essere utilizzata per un sostegno economico diretto e temporaneo, ma Bruxelles vuole che gran parte degli investimenti serva a rimuovere le cause strutturali della povertà energetica.
Questo significa che, accanto a eventuali contributi immediati destinati ad alleggerire il costo dell’energia, potranno trovare spazio incentivi per la ristrutturazione degli edifici meno efficienti, interventi sugli alloggi sociali, nuovi impianti di riscaldamento e raffrescamento, pompe di calore, fotovoltaico, sistemi di accumulo e comunità energetiche. Il Fondo europeo consente inoltre un sostegno diretto temporaneo al reddito, ma ne limita il peso proprio per evitare che l’intero programma si trasformi in una semplice successione di bonus.
La logica, quindi, è doppia: intervenire nell’immediato quando una famiglia non riesce più a sostenere il costo dei servizi energetici essenziali e, contemporaneamente, ridurre nel tempo il consumo necessario per riscaldare o raffrescare la stessa abitazione.
Quando parte il nuovo bonus energia
È qui che occorre distinguere tra l’avvio del Fondo europeo e l’arrivo concreto dell’agevolazione nelle case degli italiani. Il Fondo sociale per il clima è operativo a livello europeo dal 2026 e finanzierà misure fino al 2032, ma le risorse non vengono distribuite automaticamente ai cittadini: ogni Stato deve predisporre un Piano sociale nazionale, ottenere il via libera della Commissione europea e raggiungere gli obiettivi e le tappe concordate prima di poter ricevere i pagamenti.
Al 7 agosto 2026, nella pagina con cui la Commissione europea aggiorna lo stato dei Piani nazionali, l’Italia non risulta ancora tra i Paesi il cui Piano è stato formalmente presentato e sottoposto alla fase di valutazione, mentre altri Stati hanno già ottenuto l’approvazione o avviato l’iter formale.
Di conseguenza, parlare di un bonus che “parte nel 2026” richiede cautela. Il 2026 è l’anno dal quale sono disponibili le risorse del nuovo Fondo europeo, ma non esiste al momento una data nazionale già fissata nella quale le famiglie italiane riceveranno automaticamente un nuovo accredito in bolletta.
Prima dovranno essere definiti il Piano italiano, le singole misure, i beneficiari, gli eventuali requisiti economici e le modalità operative. Soltanto allora sarà possibile sapere se una parte del sostegno verrà riconosciuta attraverso la bolletta, tramite domanda, mediante incentivi per interventi energetici oppure attraverso una combinazione di più strumenti.
Da non confondere con i bonus già attivi nel 2026
Il futuro aiuto del Piano sociale per il clima va quindi tenuto distinto dalle agevolazioni già operative. Oltre al bonus sociale ordinario, nel 2026 è stato infatti previsto anche un contributo straordinario di 115 euro per i clienti che risultavano titolari del bonus sociale elettrico alla data stabilita dal decreto Energia, con uno stanziamento massimo di 315 milioni di euro.
Sono strumenti differenti, finanziati e costruiti secondo regole diverse. Il nuovo bonus collegato al Piano sociale per il clima dovrebbe avere un orizzonte più ampio e soprattutto una funzione meno emergenziale, perché nasce per proteggere chi rischia di subire maggiormente il costo della trasformazione energetica europea.
Per le famiglie, quindi, la novità più interessante non è ancora l’importo di un assegno che deve essere stabilito, ma l’allargamento del concetto stesso di vulnerabilità. Non soltanto chi si trova già sotto le soglie più basse dell’ISEE, ma potenzialmente anche chi vive poco sopra quei limiti e non ha comunque la capacità economica di affrontare contemporaneamente bollette elevate e investimenti necessari per rendere la propria casa meno energivora.
Il nuovo bonus energia 2026, dunque, esiste per ora soprattutto come cornice normativa e finanziaria, mentre la sua forma definitiva deve ancora essere scritta. Le risorse europee sono disponibili, il legislatore italiano ha già stabilito che una quota significativa potrà essere utilizzata per famiglie e microimprese vulnerabili, ma per sapere chi riceverà effettivamente l’aiuto, quanto potrà valere e da quale data sarà necessario attendere il completamento del Piano italiano. Proprio questo passaggio determinerà se il nuovo Fondo riuscirà a diventare qualcosa di diverso dall’ennesimo bonus temporaneo, trasformandosi invece in uno strumento capace di ridurre in modo duraturo il peso dell’energia sui bilanci delle famiglie e delle attività più fragili.
