Gabriele Antonucci

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“Perché suonare tutte queste note quando possiamo suonare solo le migliori?”.

Questa celebre frase di Miles Davis, scomparso a Santa Monica il 28 settembre del 1991, sintetizza perfettamente la sua poetica, basata sull’inconfondibile suono languido e sull'emotività controllata della sua tromba piuttosto che sul virtuosismo fine a se stesso.

Nato ad Alton il 26 maggio 1926 da un'agiata famiglia afro-americana, dotato di uno stile inconfondibile e di un'incomparabile gamma espressiva, per trent'anni Miles Davis è stato una figura chiave del jazz e della musica popolare del XX secolo.

Dopo aver preso parte alla rivoluzione bebop, il geniale trombettista è stato il precursore di numerosi stili, fra cui il cool jazz, l'hard bop, il modal jazz e il jazz elettrico.

Le sue registrazioni, assieme agli spettacoli dal vivo dei numerosi gruppi guidati da lui stesso, furono fondamentali per lo sviluppo artistico del jazz.

L'opera di band leader di Davis è importante almeno quanto la musica che produsse in prima persona.

I musicisti che lavorarono nelle sue formazioni, quando non toccarono l'apice della carriera al fianco di Miles, quasi sempre raggiunsero sotto la sua guida la piena maturità e trovarono l'ispirazione per proiettarsi verso nuovi e ambiziosi traguardi.

Dotato di una personalità umbratile e scontrosa, Davis era anche per questo chiamato "il principe delle tenebre", soprannome che alludeva anche alla qualità notturna di buona parte della sua musica.

A 28 anni dalla sua scomparsa, il geniale trombettista di Alton è sempre al centro della scena, come dimostra l’attesa che accompagna l’uscita di "Rubberband", nei negozi dal 6 settembre.

Allora Davis stava per concludere il suo lungo contratto con la Columbia per passare alla Warner Bros: Rubberband avrebbe dovuto segnare l'esordio sulla nuova etichetta, ma non fu mai completato.

Un album "perduto", le cui session iniziarono nel 1985, interrompendosi per concentrarsi sul progetto Tutu,  un caloroso ed elettrizzante omaggio all'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu pubblicato nel 1986 e vincitore di un Grammy Award nel 1987 come Best Improvised Jazz Solo.

Il disco avrebbe dovuto essere realizzato insieme a Prince, ma le due eccentriche e forti personalità degli artisti fecero naufragare una collaborazione stellare.

Tutu si avvale del fondamentale apporto di un allora giovanissimo Marcus Miller, che compose le canzoni, suonò quasi tutti gli strumenti, scrisse gli arrangiamenti e fece da produttore.

La strumentazione di Tutu è quasi completamente elettronica, tranne Backyard Ritual, scritta, arrangiata, suonata e co-prodotta da George Duke.

Quelle suggestioni e sonorità, una sorta di jazz/funk elettronico che accoglie le influenze della new wave, hanno influenzato anche Rubberband, che è stato completato dai produttori originariamente coinvolti nel progetto, Randy Hall e Zane Giles, e dal nipote del grande jazzista di Alton, Illinois, Vince Wilburn Jr., che aveva suonato la batteria nelle sessioni originali del disco tra l’’85 e l’86.

Nell’album troviamo tre dei quattro brani inclusi nell'EP pubblicato lo scorso anno come anticipazione del lavoro completo.

La direzione musicale che Davis stava prendendo durante le sessioni marcava un distaccamento radicale da quella precedente, con l’inclusione di ritmi funk e groove, e il programma di includere come guest vocalist Al Jarreau e Chaka Khan.

Gli 11 brani di Rubberband, mai ascoltati e intatti per più di 30 anni, sono pubblicati dalla Rhino in CD, digitale e doppio LP di 180 grammi.

La traccia Rubberband Of Life, con la collaborazione di Ledisi, è già disponibile in digitale da alcuni giorni.

La cover art dell’album è un dipinto originale di Davis dell’epoca

Oltre a Ledisi, Rubberband contiene i featuring di Lalah Hathaway e Randy Hall, quest'ultimo già collaboratore di Davis per l'album del 1981 "The Man With The Horn".

Ecco, di seguito, la tracklist di "Rubberband":

01 Rubberband of Life [con Ledisi]

02 This Is It

03 Paradise

04 So Emotional [con Lalah Hathaway]

05 Give It Up

06 Maze

07 Carnival Time

08 I Love What We Make Together [con Randy Hall]

09 See I See

10 Echoes in Time/The Wrinkle

11 Rubberband


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