Musica

Fabri Fibra contro Fedez: il ritorno del dissing

Il rapper di Senigallia attacca il giovane collega nel brano "Il rap nel mio paese"

Fabri Fibra

Gabriele Antonucci

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Il dissing, per chi non avesse troppa dimestichezza con l’hip hop americano, è l’abbreviazione slang della parola disrespecting, ovvero mancare di rispetto.

Negli anni Novanta, periodo d’oro del gangsta rap, l’esempio più celebre di dissing è stato fornito da 2Pac e The Notorious B.I.G. Reciproci insulti sotto forma di rap che si sono trasformati in vere e proprie faide tra i rispettivi clan, culminati con la morte di entrambi gli artisti in due sparatorie. 

Emblematico di questa pratica è il video di Hit ‘em up di 2Pac(che trovate qui sotto), nel quale il rapper californiano ricopriva di insulti i rivali newyorkesi Biggie e Puff Daddy della Bad Boy Records, rappresentati nel video da due attori che ne facevano la parodia.

Nel rap italiano, soprattutto quello mainstream, la situazione è assai meno tesa, anche perché la rassicurante patina pop di molti brani ha prosciugato ogni residuo di asprezza. A riaccendere la miccia ci ha pensato ancora una volta Fabri Fibra, rapper tra i più originali e spiazzanti della nostra scena, che ieri ha pubblicato a sorpresa il nuovo album Squallor.

Nel brano Il rap nel mio paese Fabrizio Tarducci(questo il suo vero nome) denuncia la deriva pop e televisiva che ha preso negli ultimi anni questo genere. “Vende il disco chi è in tele/ sotto stress l’ho capito a mie spese/ nessuno esiste se le telecamere non sono accese”, sottolinea Fibra. Difficile dargli torto, se pensate che rapper brillanti e profondi come Dargen D’Amico, Ghemon, Kiave e Mecna vendono assai meno di colleghi che hanno maggiore visibilità mediatica.

La frase incriminata è la seguente: “Odio i rapper banali chi li produce e chi li segue/ 10 in comunicazione non uso mai l’inglese/ ora faccio un’eccezione: fuck Fedez”.

Il destinatario non è casuale, in quanto Fedez, durante una conversazione con Mika a X Factor, aveva redarguito il collega anglo-libanese, che aveva espresso il suo apprezzamento per Fibra, dicendogli: “Ascolti del rap un po’ di merda”.

Pochi giorni fa Fedez si era inserito nella polemica a distanza tra Matteo Salvini e Jovanotti. Il leader della Lega aveva scritto su Twitter: “Mi piacciono tante canzoni di Jovanotti. Non mi piace il suo progetto di Minestrone Unico Mondiale, senza gusto”. Lorenzo, che non ha certo bisogno di polemiche per mettersi in luce e che ha sempre mostrato un’indole pacifica, ha risposto: “ E’ bello avere idee e orizzonti diversi, ti rispetto e ti trovo forte nell’esposizione delle tue. Che le idee danzino è bene”. A questo punto nella discussione si è introdotto Fedez, che non ha mai fatto mistero delle sue simpatie grilline: “Quando dici ’forte nell’esposizione’ cosa intendi? Gli insulti razzisti e la xenofobia? Forti sono forti eh, danzarci anche no”.

Insomma, il rap italiano corre sempre più sulle autostrade dei social, si alimenta di visibilità e di collaborazioni illustri, è ormai un habitué delle classifiche pop.

Fabri Fibra, che cavalca da ventuno anni la scena hip hop quando era ancora un fenomeno sotterraneo e quasi carbonaro, è tornato per ribadire, con un album come Squallor denso e privo di ammiccamenti alle sonorità radiofoniche, che il rap è soprattutto messaggio, flow e ritmica.

Ingredienti che funzionano sempre, sia davanti a una telecamera che sopra a un piccolo palco di periferia.

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