Matteo Politanò

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Uno degli artisti simbolo della musica italiana nel 2017 è stato senza dubbio Silvano Albanese, in arte Coez. Il 5 maggio è stato il giorno della pubblicazione di Faccio un casino, il suo quarto album da solista. Lui, come tanti colleghi in passato, lo aveva annunciato come disco dell'anno. Lui, a differenza di tanti colleghi, ci ha preso.

La svolta della carriera è iniziata quando Spotify ha deciso di inserirlo nel contenitore dell'indie e non più solamente in quello del rap, genere che aveva degnamente rappresentato negli anni con il gruppo romano Brokenspeakers. Il singolo La Musica non c'è ha così scatenato una diffusione endemica senza precedenti in Italia, sfociata in quattro dischi di platino e in un tour tutto sold out.


Partiamo dal cortocircuito del singolo "La musica non c'è", quattro volte disco di platino, una delle hit più cantante del 2017. Una canzone che si è diffusa a macchia d'olio mesi dopo la pubblicazione. Un'eccezione per un periodo storico dove la vita media dei dischi è bassissima...

"Così come la qualità... In realtà ci sono esempi di dischi che hanno avuto successo dopo diverso tempo dall'uscita, canzoni che non vengono spinte ma poi fanno il loro corso. Un esempio che mi viene in mente è quello dei Tiromancino. Portarono in giro il loro disco per un anno, poi Due destini entrò nella colonna sonora di Le fate ignoranti di Ozpetek. In poco tempo sono passati da poche persone sotto il palco ad averne migliaia... Ci sono diversi elementi che portano un disco ad emergere, ma quello che è successo per questo album non lo avevo mai visto. La musica non c'è io l'ho vista salire dalla 50a posizione alla prima, è da tanto tempo in classifica e ce ne vorrà altrettanto per vederla uscire."

Il momento preciso in cui hai capito che qualcosa era cambiato?

"Dire che non mi sarei mai aspettato questo boom sarebbe un insulto alle persone che lavorano a questo progetto da una vita. Io ci ho sempre creduto. La svolta effettiva è stata nelle poche ore in cui abbiamo mandato due volte in sold out il Palalottomatica di Roma, abbiamo fatto il disco d'oro ed è uscito il video di La musica non c'è. Io ero in studio in Undamento come tutti i giorni, non sapevo che dire. Sul momento non è cambiato nulla, ma avvertivo che stava succedendo quello che avevo sempre sognato. Non che prima non avessi avuto ottimi risultati, è sempre stato un crescendo. Quest'anno però è successo qualcosa di diverso, di incredibile. Senza presunzione sapevo che ci saremmo arrivati, abbiamo lavorato duro e questo è il livello al quale abbiamo mirato da sempre."

Da gennaio la certificazione di FIMI non prenderà più in considerazione lo streaming gratuito. Cosa ne pensi?

"Chiaramente io sono tra quelli che hanno tratto giovamento dallo streaming, gli ascolti mi hanno fatto schizzare alle stelle. Ci sono stati tanti fattori in questo disco: ero indipendente e la gente ha trovato le mie canzoni nel contenitore dell'indie e non in quello del rap. Credo che sarebbe stato così comunque, probabilmente avremmo fatto il disco d'oro anche solo con il fisico. È anche vero che la cosa delle certificazioni era sfuggita di mano, io ho avuto 15/16 certificazioni, alcune le devo ancora pubblicare. Però non amo fare il primo della classe, non voglio rompere troppo le palle. Sono d'accordo con le scelte di FIMI, al fine delle certificazioni bisogna trovare il modo di calcolare a quanto corrisponde la vendita effettiva. Però quest'anno il rapporto con FIMI è stato bellissimo, se non mi scrivono per un po' li cerco io: FIMI, è un po che non ti sento..."

Volevi realizzare il tuo sogno, sei in tour da un anno. Non avrai esagerato?

"Si, la cosa è sfuggita di mano... Sto cercando di dormire il più possibile, devo fare il riposino come i bambini perché mi serve per rilassare la voce. Uno dei motivi per cui questo progetto è stato sempre in crescendo è proprio questo, non mi sono mai fermato. Io ho questo rapporto con la musica, quando finiscono i live mi butto in studio. Mi piace lavorare, scrivere è sempre naturale. Anche con Niccolò Contessa ci siamo incontrati poche volte per scrivere, one shot one kill. Il fatto di come sto adesso è secondario perché questa cosa al pubblico non arriva. Il nostro lavoro in alcuni momenti diventa stressante e la vera bravura di questa professione è gestire lo stress, non solo scrivere canzoni. Per questo è importante avere anche le persone giuste al fianco: io le ho."

Dopo che finirai il tour ti prenderai finalemente una pausa?

"Io scrivo sempre, non solo quando devo fare dischi. Mi piace scrivere canzoni, ma dopo questo tour mi fermerò, anche se non so per quanto. Prenderò una vacanza, non perché voglio ma perché è il mio fisico che me lo chiede. Una volta gli artisti facevano un album ogni due anni ma c'è un perché. Serve staccare, l'attenzione si sposta su altri artisti e si può ritrovare un po' di tranquillità..."

Chi ti ha scoperto quest'anno ha trovato una grande discografia alle spalle...

"Questa cosa la dicevo sempre, non so se sono più contento ora o se ero più incazzato quando ho fatto Non erano fiori. Quell'album, registrato con Riccardo Sinigallia, aveva avuto degli ottimi risultati. Avevo riempito l'Atlantico di Roma da solo e i miei "traguardini" li ho sempre avuti. Tuttavia le radio mi snobbavano e anche nei giornali c'erano recensioni un po' cattive, gli addetti ai lavori non mi cercavano. Io però sapevo che la mia roba spaccava, ora ci sono brani che fanno più visualizzazioni di quando è uscito il disco, nel 2013. Alcune canzoni sono entrate nella top 100 di Spotify dopo cinque anni e le radio si sono messe in coda al successo del mio pezzo: e io che pensavo di non essere andato in rotazione perché stavo antipatico..."

Sei stato anche ospite da Fazio, sbaglio o eri a disagio?

"Ero super a disagio, non è il mio ambiente. Non penso che diventerò mai un personaggio televisivo, quella dimensione non mi piace. Sto sul palco con il mio pubblico ma non riesco a fare l'evento in televisione con Mara Venier. Non ci trovo niente di male a farlo, solo che non è una cosa mia. Ci sono artisti che sono più portati, bestie da telecamera. Io ho il mio rapporto con il pubblico, cerco di pormi sempre in un certo modo, non troppo televisivo. Io faccio musica, non televisione. Fazio è l'unico a cui avrei detto di sì, dopo la mia performance pensavo di essere stato un disastro invece la gente ha apprezzato il mio imbarazzo."

Il meccanismo dei sold out ai tuoi concerti ha innescato una caccia al biglietto senza regole. Te lo aspettavi?

"Mi dispiace che tantissima gente sia rimasta fuori, ma voglio fare un esempio. A Londra il tour di The Streets è andato sold out in tutta Inghilterra in soli 2 minuti. La gente ha polverizzato i biglietti ma era un evento unico, di un artista che forse non potrai rivedere più. Per me alcuni spendono 200 euro a biglietto, questa è una cosa senza senso perché io tra tre mesi torno a cantare, tra un anno faccio un altro disco. È diventata una vera e propria mania, non mi piace questa cosa e per questo ho annunciato la data di Rock in Roma. Volevo diluire un po' questo mercato, a Roma c'è gente che si compra 30/40 biglietti per rivenderli e farci sopra mille euro. A chi rimane fuori dico di stare calmi, non serve spendere 100 euro per un biglietto ma se lo fai un po' te lo meriti..."

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