Gabriele Antonucci

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Si può tranquillamente affermare che non sono stati né la voce, né il virtuosismo strumentale, né le strutture musicali piuttosto semplici a rendere Bob Dylan una leggenda, ma un aspetto a cui purtroppo oggi si presta sempre meno attenzione: la parola.

Mentre Elvis Presley ha portato la fisicità nel rock, Bob Dylan ha messo al centro della musica "leggera" per la prima volta la parola.

Parola che si è fatta musica e che, l'anno prossimo, diventerà perfino un film.

In un'intervista sull'ultimo numero del New Yorker del 15 ottobre, il regista Luca Guadagnino, il cui atteso remake di Suspiria uscirà a gennaio nelle sale italiane, ha rivelato che sta lavorando ad un adattamento cinematografico dell'album Blood on the Tracks, uno dei capolavori di Bob Dylan, pubblicato nel 1975.

L'idea di un film ispirato all'album 

Quando un dei produttori di Chiamami col tuo nome ha acquistato i diritti cinematografici dell'album e gli ha proposto di lavorare al film, Guadagnino ha accettato, ma a una sola condizione: voleva che la sceneggiatura fosse scritta da Richard LaGravenese.

L’autore de La leggenda del re pescatore e de I ponti di Madison County ha accettato a sua volta l’offerta, e all’inizio dell’anno ha consegnato al regista il testo di 188 pagine: ‘una storia ambientata negli anni settanta, che LaGravenese e Guadagnino hanno inventato ispirandosi ai temi centrali dell'album’.

Guadagnino, al momento della proposta, non aveva mai incontrato LaGravenese e oggi definisce lo sceneggiatore "questo tipo che amo follemente e completamente".

LaGravenese, a proposito dei personaggi del film, ha dichiarato al New Yorker: "Quando veniamo repressi, drammatizziamo la repressione e ciò che questo comporta. E drammatizziamo quello che accade quando lasci che le tue passioni prendano troppo il sopravvento.”

Un capolavoro sui travagli amorosi

Blood on the Tracks, composto da 10 brani per un totale di 51 minuti e 42 secondi, è uno dei più famosi "break up album" della storia del rock, tutto incentrato sui travagli amorosi di Dylan in seguito alla separazione dalla sua prima moglie, Sara Lownds.

Jakob Dylan, il figlio nato dalla coppia, ha dichiarato che nei testi di quelle canzoni gli sembrava di sentire ancora una volta i dialoghi tra i suoi genitori, mentre il bardo di Duluth, autentico mago della demistificazione, ha sempre sostenuto che quelle canzoni erano figlie della lettura dei racconti di Anton Čechov.

Una cosa è certa: se c'è un album di Dylan in grado di reggere il confronto con i capolavori degli anni Sessanta, quello è Blood on the tracks del 1975, giunto quasi per magia dopo un inizio di decennio turbolento dal punto di vista personale e discografico.

Una delle migliori raccolte di canzoni d'amore della storia del rock, anche se alla maniera di Dylan, incentrata sull' amore perduto, tormentato, incerto e conflittuale.

Tangled up in blue, You're e big girl now e If you see her say hello sono da annoverare tra i vertici dell'arte dylaniana.

Blood on the tracks è uno dei dischi più maturi, equilibrati musicalmente e sinceri della sua vasta discografia.

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