Ci sono moto che nascono per inseguire le prestazioni e altre che, più semplicemente, nascono per rendere ogni chilometro più divertente. La Suzuki DR-Z4SM appartiene alla seconda categoria. La supermotard di Hamamatsu raccoglie infatti un’eredità importante, quella della DR-Z400SM, e la porta nell’era dell’elettronica e delle più recenti normative senza rinunciare alla ricetta originale: un monocilindrico compatto, una ciclistica agile, ruote da 17 pollici e tanta voglia di giocare tra le curve.
Per capire la DR-Z4SM bisogna però tornare indietro di un quarto di secolo. Nel 2000 Suzuki presentò la DR-Z400S, una dual sport con motore monocilindrico da 398 cc destinata a raccogliere l’eredità della precedente famiglia DR e a combinare utilizzo stradale e fuoristrada. Il progetto trovò rapidamente una propria identità grazie a un motore semplice e robusto e a una ciclistica pensata per mantenere elevata agilità e versatilità.
Quattro anni più tardi arrivò la trasformazione che avrebbe dato origine alla famiglia supermotard. Suzuki presentò in Giappone la DR-Z400SM, derivata direttamente dalla DR-Z400S ma profondamente rivista nella parte ciclistica per l’impiego su asfalto. Le ruote da 17 pollici, gli pneumatici stradali ad alta aderenza, il freno anteriore maggiorato e le sospensioni specifiche trasformarono la dual sport in una moto pensata per affrontare soprattutto città, strade tortuose e circuiti supermoto. La commercializzazione iniziò alla fine del 2004, con il modello inserito nella gamma 2005.
La formula funzionava perché era diversa da quella delle sportive tradizionali. La DR-Z400SM non puntava sulla potenza assoluta, ma sulla capacità di essere immediata, leggera e divertente. Nel 2005 la stampa specializzata sottolineò proprio questo carattere, descrivendola come una supermotard stradale capace di portare la filosofia del segmento a un pubblico molto più ampio.
Da quella storia nasce oggi la DR-Z4SM. Presentata da Suzuki in anteprima mondiale a EICMA 2024 insieme alla DR-Z4S, la nuova supermotard non è una semplice riedizione del modello precedente: è una moto completamente nuova che conserva però il legame tecnico e concettuale con la DR-Z400SM. Suzuki stessa identifica nella famiglia DR-Z400S e DR-Z400SM le radici del nuovo progetto.
La filosofia è racchiusa in uno slogan: “Your streets. Your playground“. Le strade diventano quindi il terreno di gioco di una moto costruita attorno alla rapidità dei cambi di direzione e alla possibilità di trasformare anche un normale trasferimento urbano in un’esperienza di guida.
Al centro rimane un elemento fondamentale della storia DR-Z: il monocilindrico. La DR-Z4SM utilizza un nuovo 398 cc quattro tempi, raffreddato a liquido, con distribuzione bialbero e quattro valvole. La potenza massima è di 28 kW, pari a 38 CV, a 8.000 giri, mentre la coppia raggiunge 37 Nm a 6.500 giri. Rispetto al passato il motore è stato profondamente aggiornato per rispettare le normative contemporanee e migliorare la risposta lungo tutto l’arco di utilizzo.
Arrivano così doppia candela, acceleratore elettronico ride-by-wire, nuovi profili di pistone e alberi a camme, valvole in titanio e sodio e una riduzione delle perdite meccaniche. Il risultato è un monocilindrico che conserva la personalità del progetto originale ma viene accompagnato da una gestione elettronica che vent’anni fa sarebbe stata impensabile su una moto di questo tipo.
È proprio l’elettronica una delle principali differenze rispetto alla vecchia DR-Z400SM. La nuova DR-Z4SM dispone del Suzuki Intelligent Ride System, che comprende tre modalità di erogazione del motore, controllo di trazione regolabile e ABS disinseribile sulla ruota posteriore. C’è anche una modalità Gravel del controllo di trazione, pensata per consentire un maggiore pattinamento della ruota posteriore.
Ma la tecnologia non ha cancellato la filosofia della moto. Anzi, la ciclistica rimane protagonista. Il telaio è a doppia trave in acciaio, abbinato a un forcellone e a un telaietto posteriore in alluminio. Le sospensioni KYB sono completamente regolabili e offrono 260 millimetri di escursione all’anteriore e 277 al posteriore.
Poi ci sono loro, le ruote da 17 pollici. È qui che la DR-Z4SM prende definitivamente le distanze dalla sorella DR-Z4S e ritrova la propria identità. Gli pneumatici Dunlop SPORTMAX Q5A, insieme al disco anteriore da 310 millimetri, sono pensati per l’asfalto e per una guida più aggressiva. Il risultato è una moto che punta tutto sulla rapidità e sulla capacità di cambiare direzione.
Anche il peso racconta molto della filosofia del progetto: 154 chilogrammi in ordine di marcia. La sella è a 890 millimetri da terra, mentre il serbatoio ha una capacità di 8,7 litri. Sono numeri che restituiscono l’immagine di una moto snella, alta e raccolta, lontana dalla concezione della classica naked stradale.
E proprio l’altezza della sella fa parte del carattere della DR-Z4SM. La posizione di guida è attiva, con un manubrio largo che aumenta la leva sullo sterzo e permette di caricare rapidamente la moto nei cambi di direzione. In città questa impostazione può diventare uno strumento prezioso per muoversi nel traffico; quando la strada si apre, invece, permette di sfruttare la leggerezza e la risposta del monocilindrico.
Suzuki ha quindi scelto di non inseguire la corsa alla potenza che caratterizza buona parte del mercato motociclistico. La DR-Z4SM segue una strada diversa: mantenere una cilindrata contenuta, limitare il peso e costruire attorno al pilota una ciclistica capace di comunicare immediatamente ciò che sta accadendo sotto le ruote.
È, in fondo, la stessa idea che aveva reso interessante la DR-Z400SM oltre vent’anni fa. Solo che oggi quella ricetta è stata aggiornata con strumenti moderni: elettronica, ride-by-wire, controllo di trazione, ABS e un motore riprogettato per le normative contemporanee.
La DR-Z4SM rappresenta così un curioso ponte tra due epoche. Da una parte c’è la cultura delle supermotard degli anni Duemila, quando trasformare una moto da enduro con ruote da 17 pollici significava soprattutto cercare il massimo divertimento sull’asfalto. Dall’altra c’è la motocicletta contemporanea, nella quale sicurezza, emissioni ed elettronica sono diventate parte integrante del progetto.
Il risultato è una moto che non ha bisogno di numeri estremi per raccontare la propria personalità. La DR-Z4SM nasce per la città, per le strade secondarie e per i circuiti supermoto, ma soprattutto per riportare al centro una cosa che rischia di perdersi nella ricerca continua della prestazione: il piacere di guidare.
E in questo senso il nome DR-Z non è soltanto un richiamo al passato. È la continuazione di una storia iniziata con la DR-Z400S nel 2000, passata attraverso la DR-Z400SM del 2005 e arrivata oggi alla DR-Z4SM. Una storia fatta di quattrocento centimetri cubici, ruote da 17 pollici e un’idea semplice: non serve avere la moto più potente per divertirsi. A volte basta avere quella che ti fa venire voglia di prendere la strada più lunga per tornare a casa.
